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Delfini

20 novembre 2008

Clearwater Bay, Florida, 2007

La verità – se esiste – sta nel profondo. In quel luogo nascosto sott’acqua, soffuso di un chiarore azzurrino, umido, amniotico universo dove nuotiamo in branchi silenziosi.

Insieme, soli.

Ma non siamo pesci. Siamo delfini. Che ogni tanto devono tornare a galla per respirare parole, per toccarsi, giocare. Per poi immergersi di nuovo, nel profondo, e continuare a cercare.

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24 commenti

  1. bella questa immagine, mi piacerebbe essere un delfino, anzi mi sa che lo sono
    ti abbraccio cara amica, stasera mi gira così


  2. Poteva andarci peggio… potevamo essere balene o capodogli!!!
    ;o)
    A volte penso che la verità, come cantava Mango, è uno stato d’animo (canzone “Primavera”)…
    Un abbraccio.


  3. Bellissimo post. Tuttavia.
    Nel profondo si trova la verità della nostra storia individuale,le ragioni di quello che siamo. Ma almeno io non ci trovo altre verità sul nostro stare al mondo.


  4. @Zefirina delfina: ti gira bene, ricambio…

    🙂

    @Antonio: Sono particolarmente contenta di non essere un capodoglio, uno degli animali più brutti che esistano!

    Ma neanche vorrei essere un’orca, anche se è un delfinide, perchè in Norvegia qualcuna la infilzano e preferisco mangiarmela…

    Un abbraccio a te, e spazzola bene le gatte che mi hanno detto che presto ti arriva un’ispezione

    😉


  5. @Lophelia: Grazie. Tuttavia. Il perchè siamo al mondo è una domanda alla quale nessuno sfugge, da che l’uomo è al mondo, e pensa solo allo splendore dei miti che ha generato. Dove mito non è inteso come favoletta per tentare trovare una ragione nell’assurdo, ma come profondo accesso alla verità umana più profonda, e quindi infinitamente più vero di qualsiasi scienza “esatta”…

    è la domanda che conta: siamo qui per cercare

    per me basta e avanza


  6. oddio arte mangi le orche????
    cattivissima violante!!!

    io nella giocositá del delfino mi ci riconosco proprio…e anche nel suo chiacchiericcio (secondo me i delfini stanno poco nel profondo e quando lo fanno non sono mai cosí felici come quando saltellano tra le onde insieme ai loro compagni)


  7. @Henry: Bè, le orche mangerebbero me se potessero, e si abbuffano di foche…

    Tu ed io caro Henry siamo nello stesso branco di chiacchieroni.

    🙂


  8. Belle parole davvero!

    Cercare qualcosa di cui si ha bisogno, qualcosa che si desidera, qualcosa che si è perduto?

    Oppure cercare è un modo di vivere, un atteggiamento mentale che travalica il cosa?

    Come la vedi tu?


  9. Non so, Frank, è una bella domanda.
    Diciamo che il post l’avevo inteso come ricerca di noi stessi, che secondo me passa necessariamente attraverso l’altro.
    Quello che si desidera, che si è perduto, è sempre l’altro da noi.
    Da soli non troviamo noi stessi, io penso questo. Io credo ad esempio che il dialogo con gli altri sia fondamentale per capire chi siamo.

    Quindi risponderei alla tua domanda dicendoti: entrambe le cose.

    E con queste mie risposte al post, mi sarò inimicata, nell’ordine:

    gli animalisti
    i razionalisti
    quelli che credono che la Verità venga dall’Alto
    quelli che credono che la ricerca della verità sia un processo individuale
    quelli che credono che la ricerca della verità sia una cazzata

    invece, il post dà ragione a chi sostiene che io definisco la mia identità attraverso gli altri, ebbene sì


  10. @Arte
    Forse anch’io la penso come te. Dico ‘forse’ perchè ammettere con me stesso che, per questo processo di definizione della propria identità, ci sia il bisogno di rapportarsi con gli altri mi inquieta.

    Mi affascina di più l’idea che, per rapportarsi con gli altri in modo consapevole e responsabile, si debba prima affrontare un percorso in solitario per definire quello che chiamerei la propria matrice individuale.

    Non si dice sempre che per stare bene con gli altri è necessario imparare prima a stare bene con se stessi?

    Penso ci siano diversi livelli di definizione della propria identità.


  11. Anche per me il rapporto con gli altri è fondamentale e poi attraverso questo è possibile fare un percorso individuale per conoscersi. Come si impara a capire il proprio reagire se non attraverso una relazione con l’esterno? Come una reazione chimica c’è bisogno di un reagente, altrimenti tutto rimane nel solito stato.
    E poi si prende aria, per rielaborare e ci si ributta sotto, a cercare, a raccogliere.


  12. @Frank: Sempre secondo me, non ha proprio senso parlare di un prima e di un poi. Prima un percorso in solitario, poi un rapporto consapevole con gli altri. La verità è dialogica. Anche se non la si troverà forse mai, la ricerca di un sè è un processo individuale e comune al tempo stesso.

    @Mucca: Reazione chimica, a volte anche alchemica.

    🙂


  13. “Gli altri possono o contribuire alla autorealizzazione del soggetto, o in maniera decisiva, al suo smarrimento (alienazione), fino ai limiti della pazzia” diceva Laing in L’io e gli altri.
    Per questo è bene che l’identità sia il più possibile salda.
    Dare agli altri il compito di definirla mi pare un rischio per se stessi e allo stesso tempo un uso un po’ strumentale degli altri.
    Poi è ovvio che la costituzione dell’identità passa dalle relazioni, a meno che uno non si ritiri nell’eremo. Ma il lavoro sporco va fatto da soli, anche se fa paura, e non specchiandosi nello sguardo altrui.
    …tanto lo sapevi Arte, tùmmai provocato…:-)


  14. Lophelia: L’espressione “lavoro sporco”, splendido esempio di linguaggio da psicoanalista, che presuppone la necessità di un lavoro di solpsistica “pulizia” interiore che mi è estraneo, e che anzi rifiuto.
    E questo farebbe dire ad uno psicanalista: “Appunto”.
    Perchè, come dice Deleuze (o forse lo dice Parnet, non lo so perchè anche quello è un dialogo) (…) la psicanalisi non ricerca più la verità, dal momento che essa è costitutiva della verità. (…) Psicanalisi index sui; non esiste altra verità al di fuori di quella che deriva dall’operazione che la presuppone, il divano è diventato il pozzo insondabile, interminabile di diritto”.
    (Citi tu che cito anch’io)

    Non ho mai parlato di dare agli altri il compito di definire la propria identità. Sarebbe un plagio idiota, e soprattutto inutile.
    Dicevo la ricerca della propria verità, più che identità, è una ricerca comune e al tempo stesso individuale. Nessuno è strumento per nessuno, ma l’estatto contrario: tutti hanno responsabilità per tutti.

    Mi piace provocare e lo sai!

    🙂


  15. Quanti errori, troppa foga…

    😀


  16. … e uno psicanalista direbbe: appunto!

    (ad libitum…)

    ahahaha


  17. perfetto esempio di rimozione, negazione etc.etc…direbbe uno psicanalista, io invece spesso ho detto che la psicanalisi da sola non è la soluzione ma esistono tanti modi per fare pulizia dentro di sé, “presupposto indispensabile per un rapporto che abbia un contenuto” – tue stesse parole di qualche tempo fa. Lavoro sporco perché guardare in faccia i propri difetti non piace a nessuno, tutti vorremmo specchiarci solo nello sguardo di chi ci ammira e se ci volta le spalle cercarne subito un altro.


  18. Fare pulizia dentro di sè è una ricerca di verità che secondo me è addirittura il senso della vita, inteso come raffinamento delle proprie potenzialità spirituali.
    Ha ben poco a che vedere con un lavoro sporco, casomai è un lavoro faticoso, e per questo esistono le amicizie.
    Personalmente, specchiarmi nello sguardo di chi mi ammira mi gratifica ma mi annoia rapidamente. Preferisco di gran lunga specchiarmi nello sguardo di chi mi critica.

    Anche per questo ho un blog.


  19. E io che pensavo si parlasse di delfini, e invece mi sono trovato in fondo al mare profondo. Troppo difficile commentare il Venerdi’ sera, riprovo con calma Lunedi’ mattina, ma intanto saluto entrambe.


  20. devo procurarmi questo Deleuze-Parnet.
    è che poi chissà quando lo leggo.
    ma voi come fate a trovare il tempo di leggere+lavorare+chattare+bloggare+ (per qualcuno)tenere famiglia?
    a me alla fine sembra solo di riuscire a fare solo le ultime due…

    non c’entra con i delfini ma forse sì.
    io comunque rimango una lumaca o una tartaruga o più semplicemente un bradifano…


  21. Non leggerò i commenti degli altri lettori perché non voglio che queste parole vengano sviscerate. Le prendo così come sono, pulite, limpide, tiepide, si può dire? ebbene mi ci ritrovo moltissimo, mi coccola sapere che c’è qualcuno come te che si immerge a cercare, non si sa cosa, ma che si immerge. Insieme ad altri, come me.
    Insieme, soli.
    Domani sarò a Copenhagen e quando sarò vicino al porto saluterò con la mano nella tua direzione.
    un abbraccio
    Ady


  22. @Fabio: Ma che fai, come me sul tuo blog?

    😀

    @Francesco: Me lo chiedo anch’io, ma come faccio??
    Un segreto è : non stirare mai le lenzuola.

    @Ady: Quando sarai nella mia cara Køben, città che amo, e sarai al porto, accanto al traghetto che da lì parte per Oslo, avrai accanto la sirenetta.
    Anche lei mezza donna e mezza pesce, un’evoluzione del delfino…

    guarda te la combinazione

    ti abbraccio piccolo mio


  23. siete troppo profondi, io boccheggio in superficie.

    (la mia è ammirazione, non ironia!)

    🙂


  24. Mah, Iko, la profondità è un mito.

    😀



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