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Essere capiti

14 ottobre 2008

Pensai che è molto difficile essere capiti. Essere capiti vuol dire essere presi e accettati per quello che siamo. Il pericolo più triste che noi corriamo con le persone, non è tanto che non vedano o non amino le nostre qualità, ma che invece suppongano che le nostre qualità reali abbiano proliferato in noi numerose altre qualità che sono in noi assolutamente inesistenti.

Natalia Ginzburg, “Due comunisti”

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17 commenti

  1. si torna al discorso: vediamo gli altri per quello che realmente sono?
    (e mi pare che tutti si fosse risposto di no)


  2. @Lophelia: Non solo non vediamo gli altri per quello che sono, ma neanche loro si vedono per quello che sono, e neanche noi ci vediamo per quello che siamo…

    Ma a te è successa mai questa cosa: che gli altri ti attribuiscono delle qualità “per analogia” con altre tue qualità?

    Ad esempio, molta gente si lascia ingannare dalla mia capacità di analisi, e crede che io sia dotata di senso pratico, che invece io non possiedo assolutamente. Oppure che, siccome io amo la buona cucina, io sappia cucinare…


  3. ecco perché per me amare qualcuno vuol dire amarne i difetti, le debolezze, quelle cose che non vedi subito ma che contribuiscono a fare della persona che hai davanti quella che é tanto quanto le sue qualitá.

    é difficle, molto difficile, ma quando succede allora si puó davvero parlare di Amore (e non di infatuazione).

    per uno come me, pieno di difetti, é bellissimo essere amato cosí 😀


  4. @Henry: Pieno di difetti? Anche tu, non ti vedi per quello che sei!

    Ti è mai successo che quelli che all’inizio in una persona ti apparivano come difetti poi li vedi come pregi irresistibili?

    (io continuo a fare domande, nessuno risponde ma non importa)
    🙂


  5. non rispondo alla prima domanda (ci vorrebbe troppo tempo)

    per la seconda: certo che mi é successo. di solito il meccanismo é strettamente legato all’aumentare della familiaritá con la persona in questione, all’aumentare della “comprensione” che poi é una bella forma di amore anche quella.

    (ci deve essere in corso uno sciopero del commento in questi giorni…)


  6. Io invece non rispondo alla domanda che ho posto io stessa se non in presenza del mio avvocato!

    😀

    Lo sciopero del commento va preso sul serio, bisognerà chiedere ai nostri lettori quali richieste avanzano…

    (in realtà caro Henry la questione è semplice: un ci caa nessuno, per dirla alla livornese come piace a te)


  7. Più rileggo questa frase della Ginzburg e meno sono daccordo con quanto dice.

    Capiti = presi e accettati?
    Per me la comprensione non è necessariamente accettazione.

    Qualità che ci vengono riconosciute senza che ci appartengano?
    Percepire una qualità non basta già a renderla reale? E, al contrario, può una qualità esistere senza essere percepita?

    O, in definitiva, era meglio se aderivo allo sciopero? :))


  8. Forse sì nel senso che siccome mi viene spontaneo essere gentile con gli altri, la gente tende a pensare che io non mi arrabbi mai.

    Personalmente quando mi sono sentita veramente “capita” da qualcuno è stato quando ho riconosciuto nel suo sentimento l’origine etimologica della parola. Non ci riescono in molti a “farsi contenitori” – bisogna fare spazio dentro di sé, accantonare le proprie cose in un angolo.

    Dicendo che non vediamo gli altri per “quello che sono” si fa (almeno io) riferimento a quelle che sono le loro reali istanze, aspettative, desideri etc. etc.
    “Neanche noi ci vediamo per quello che siamo”? non so, ma almeno nel senso suddetto sarebbe auspicabile riuscirci.


  9. @Frank: Compresi, oppure capiti nel senso che dice Lophelia.

    Io direi che capire una persona è ospitarla dentro di sè, forse per poco, il tempo di una conversazione, o per sempre.

    Credo che la percezione delle qualità altrui sia valida di per sè, come dici tu, però a volte non si percepisce ma si presume che l’altro abbia certe qualità, che magari noi vorremmo che avesse. Proiettiamo i nostri desideri invece di capire chi è l’altro.

    (lo sciopero è del tutto immotivato, il vostro contratto non è ancora scaduto e vi pago bene, mi pare)

    @Lophelia: Succede ache a me, e invece mi arrabbio, mi arrabbio come una iena!!! Poi la gente si spaventa quando mi vede così…

    Tu non mi hai mai vista così per esempio.
    🙂

    Farsi contenitori, contenere l’altro. È vero. È anche molto bello, e raro. Ma a volte si è fortunati.


  10. Non so, sono perplesso. Questo proiettare i propri desideri deformando parzialmente la percezione dell’altro è un comportamento a cui, probabilmente, non sfuggo nemmeno io, ma non a livello cosciente.

    Il punto è che quando ‘vedo’ una qualità in una determinata persona, difficilmente cambio idea. Se poi il suo comportamento mi delude per un’attenuarsi di questa qualità, sono più portato a considerarlo come un fatto contingente che come un’errata valutazione da parte mia.

    E’ vero anche che, nel valutare una persona, faccio uso più dell’istinto che della ragione e questo mi mette, in un certo modo, al riparo dagli sbalzi della mia razionalità.


  11. @Frank: Quindi tu “decidi” che una persona è come pensi tu, fino a prova contraria, e in quel caso non sei tu che hai frainteso, ma le circostanze…
    Bè, ti fidi del tuo istinto, non c’è che dire.
    Mi domando cosa penseresti di me se mi conoscessi. Mi spavento quasi.
    (era una domanda retorica)

    😉


  12. nopn vediamo gli altri per quello che sono, forse perchè a “mediare” è sempre la “nostra” vista e questo implica che nella percezione dell’altro mettiamo le nostre storie, le nostre emozioni, ed è così puoi accettare una persona se riesce a capire e comprendere le sue ragioni, il suo modo di essere, ti può anche non piacere in toto, però puoi benissimo accettarla

    a me capita persino con i figli: di essere in disaccordo con certi loro modi di agire, però mi sforzo di capire il loro punto di vista


  13. @Zefirina: Stasera ho visto su rai click un’intervista a David Grossman fatta da Fazio. Sai cosa penso di David Grossman, ormai lo sanno tutti tranne lui, ma insomma volevo dirti che ha detto questo (parlando del suo ultimo libro):
    Che quando una donna fa un figlio, parte del figlio rimane sempre in lei, non tutto esce al momento del parto. Una parte minuscola continua a vivere nella madre.

    A proposito di COMPRENDERE i figli…

    (Che facciamo, ce lo andiamo a prendere subito o gli facciamo scrivere un altro libro?)


  14. “Essere capiti vuol dire essere presi e accettati per quello che siamo”

    già. Ma noi ci accettiamo prima di pretendere che siano gli altri a farlo?


  15. Ciao Lupa, benvenuta.
    Io (parlando per me) non ho mai preteso che le persone che per me ernao importanti mi accettassero, ma l’ho spesso sperato. Dell’opinione che hanno di me altri m’importa poco, francamente.

    Spesso però mi sento sopravvalutata, e l’intenzione del post era esprimere questa sensazione.

    Il mio problema non è che non mi accetto, è casomai l’opposto: che mi accetto anche troppo volentieri, invece di tentare di migliorarmi.


  16. @arte ma beata te! io proprio non ci riesco a capirmi… vorrei che gli altri, le persone che per me sono importanti, mi comprendessero, ma non mi accolgo io per prima. Ahimè.

    comunque grazie a tutti, a partire da Lophelia: mi avete spiegato il senso di quelle prime righe della Ginzburg e mi avete fatto pensare, anche se è un pensare un po’ amaro

    :*


  17. @Iko: Ma io ti accolgo e ti comprendo. Non pensare amaro.

    :*



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