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Suntina

30 agosto 2008

Ogni venerdì, Suntina faceva il bucato. Erano sempre quei soliti quattro stracci da lavare, le camicie dei figli e del marito, l’unica tovaglia, le lenzuola ogni due settimane. La stanza del bucato, nel seminterrato del vecchio palazzo, era stretta e buia. Una volta Armida, la più grande, era caduta nella tinozza dell’acqua bollente e si era bruciata tutta. Si era dovuto portarla in barroccio fino al santuario di Pancole, e per fortuna la Vergine aveva fatto il miracolo, e la pelle della bambina era tornata come prima.

Ma ora c’era quella donna. La vicina. Quello sguardo malevolo che la seguiva da dietro le persiane, per la scala stretta sulla quale si affacciavano gli appartamenti di quella casa, la tosse persistente che aveva colpito Armando da quando aveva accettato una caramella da lei, il vino andato in aceto, la gallina morta. Suntina aveva fatto la prova: una scodella d’acqua, tre gocce d’olio: le gocce si erano disfatte, invece di rimanere intere. Non c’era dubbio: una fattura bella e buona.

Naturalmente, Santi ne avrebbe riso. Le avrebbe detto di pensare invece a come far bastare la legna fino alla fine dell’inverno, finchè lui – forse – avrebbe trovato di nuovo qualcosa da fare. Ma che capiscono gli uomini. Solo una cosa, capiscono. E per questo ho già quattro figli, pensava Suntina, e una strega per vicina.

Ogni venerdì mattina, prima di fare il bucato, Suntina faceva una visita in chiesa, al convento delle suore. Ci andava all’alba, alla prima messa, mentre Santi e i bambini ancora dormivano, tutti insieme, nella grande stanza sotto il tetto. Anche quella mattina ci andò, mentre la nebbia ancora fasciava le torri. Finita la messa, avvicinò una suora. “Madre, scusatemi.” Le spiegò la faccenda. La suora non esitò un secondo. Sorrise mestamente. “Sono cose che capitano, purtroppo, ma il rimedio c’è. Aspettate un momento, torno subito.” Con passi rapidi si avvicinò all’altare ormai deserto, armeggiò nella penombra, tornò con una piccola ampolla. “Tenete. È un po’ d’olio della lampada del Santissimo.” E le spiegò cosa fare.

Adesso, si trattava solo di agire. Non fu difficile, dallo stenditoio comune, sottrarre senza dare nell’occhio una calza della vicina. Suntina la gettò nell’acqua bollente della tinozza, insieme alla cenere e ai panni sporchi dei bambini. Poi ci versò l’olio della lampada, prese il bastone e cominciò a mescolare con tutta la forza dei suoi trent’anni, le maniche rimboccate, il viso sudato, le labbra contratte. Dopo qualche minuto iniziò il lamento. La vicina, il volto sfigurato in una maschera di dolore, gemeva, affacciata dall’esterno al finestrino dello scantinato, guardandola con uno sguardo pieno d’odio. Ogni volta che Suntina affondava il bastone, la vicina si contorceva, le mani attaccate alle sbarre del finestrino, in un ululato impotente.

Poi se ne andò, a testa bassa.

Suntina si asciugò il sudore, appoggiata al bastone. Anche questa era fatta. Dalla Torre Grossa suonarono le undici. Era tempo andare a mettere sul fuoco la pentola dei fagioli, che presto i bambini sarebbero tornati da scuola.

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18 commenti

  1. continua?


  2. Non continua, non credo almeno.
    Ma non si sa mai, ci sono molte storie della mia famiglia che potrei raccontare. Questa m’è “uscita” in 10 minuti, credo che Suntina avesse voglia di raccontarla.

    🙂


  3. Il folklore magico mi ha sempre affascinato…


  4. @Antonio: Io sono affascinata da come una visione magica del mondo possa essere temporalmente così vicina alla nostra, eppure così lontana. Così reale per chi la viveva, e così incomprensibile ai nostri occhi, perlomeno ai miei.

    Mi viene in mente Max Weber e la sua tesi sul disincantamento dell’uomo moderno, che non ha più divinità alle quali appigliarsi.


  5. …incomprensibile? forse dimentichi i poteri stregoneschi della B. – o forse quando eravate compagne di banco ancora era solo apprendista…


  6. @Lophelia: Ma sai che avevo rimosso?

    Bè, non ho difficoltà a credere che augurare il male o il bene a qualcuno possa influenzare in qualche misura positivamente o negativamente il destinatario di tale augurio, mentre NON credo razionalmente che l’evento stesso possa essere modificato dalla nostra volontà…

    (E ti ricordi il povero M. che augurò “in bocca al lupo” alla P. il giorno dell’esame scritto di latino alla maturità???)


  7. sinceramente a me le streghe han rotto le palle…

    il problema è che la magia, in senso poetico ed esistenziale, va scomparendo dalle nostre vite.
    questo è il problema, non se crederci o meno.


  8. @Francesco: Anche a Suntina avevano rotto le palle.

    Io direi che purtroppo della magia, come della religione, sopravvivono gli aspetti superstiziosi. Il sentimento della meraviglia invece, ad esempio, è sempre più raro.


  9. tra parentesi, il racconto è bellissimo anche se il finale non è molto chiaro.

    forse se considerassimo il magico come una categoria dello spirito o un sentimento o una sensazione invece che qualcosa che è fuori della realtà e appannaggio delle streghe, potremmo dargli di nuovo spazio nelle nostre vite.

    io per esempio negli ultimi tempi ho conosciuto una bambina che riesce a dire le parole al contrario in qualsiasi lingua e senza pensarci più di un secondo.
    qualcuno magari ci vedrebbe una strega io semplicemente una meraviglia del creato…


  10. Il magico come una categoria dello spirito…il magico come apertura verso quello che non conosciamo ma che fa parte di noi, e di noi in quanto parte del mondo?
    Esatto.

    (io a volte in quella bambina ci vedo proprio una streghetta, ma anche una meraviglia, a volte, quasi sempre)

    🙂


  11. Sono stupito. Questo racconto è veramente bello. Bello e icastico in modo affascinante.
    Dimmi un po’, cosa te l’ha ispirato? Sono veramente curioso 🙂
    un bacio
    Ady


  12. Caro Ady, bentornato!
    Questo in realtà non è un racconto. Suntina era la mia bisnonna, e questa storia me l’ha raccontata mia nonna giurandomi che tutto successe proprio così…

    Non è merito mio quindi, ma grazie lo stesso.


  13. nono sono mai riuscito a capire cosa vuol dire icastico…

    ciao C. grazie del messaggio!


  14. @Francesco: … messaggio? quale messaggio?

    0_0


  15. in effetti, si poteva equivocare.

    intendevo dire: ciao Adynaton86, grazie del messaggio!


  16. Aaaaahhhh!!!

    (ma cosa voleva dire poi icastico?)

    😀


  17. temo che non lo sapremo mai…


  18. bellissimo..

    e sai come dicono a roma quanno ce vo’ ce vo’ Suntina ha fatto bene!



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