h1

Memoria e immaginazione

23 luglio 2008

La memoria rievoca il vissuto, è precisa, esatta, implacabile, ma non produce niente di nuovo: questo è il suo limite. L’immaginazione invece, non può evocare niente, perchè non può ricordare, ed è questo il suo limite: ma in compenso produce il nuovo, un qualcosa che prima non c’era, che non c’è mai stato.

(Antonio Tabucchi)



Ma tra memoria e immaginazione, non dovrebbe trovarsi qualcos’altro?
Esiste veramente il presente? E prima di diventare memoria, non è forse immaginazione? E allora, si può dire che la memoria uccide l’immaginazione?

Dopo aver scritto il post, proprio oggi mi cadono gli occhi su questa frase di Simone Weil: “Al presente, ci siamo legati. L’avvenire, lo fabbrichiamo nella nostra immaginazione. Solo il passato, quando non lo rifabbrichiamo, è realtà pura.”

Il contrario di Tabucchi.

Ma – continuo a chiedermi io – è veramente possibile non rifabbricare il passato?

Annunci

30 commenti

  1. ‘Labels: oddio’? ahahahah 😀

    Non sono per niente daccordo con Tabucchi. Per me, la memoria non è una ‘scatola nera’ che registra i fatti, perlomeno non quando si parla di eventi della propria vita.

    La ‘registrazione’ è intrisa di emozioni, di esperienze reali e di percezioni soggettive, di immaginazione appunto. Produce sempre qualcosa di nuovo perchè affiora ogni volta alla parte cosciente di noi che è in perenne mutamento e, per questo, suscita reazioni differenti, quindi crea!

    Oddio! :))


  2. Frank, devo ammettere che stavolta Tabucchi ha lasciato perpressa anche me.
    La mia memoria ad esempio è tutt’altro che “precisa, esatta, implacabile”. Anzi, è peggio della censura di un regime totalitario: lascia passare solo quello che le fa comodo…
    Senza contare che i ricordi hanno valenze diverse, persino opposte, se rapportati ad un diverso presente.
    La memoria e l’immaginazione non sono forse così distinte. Si danno vita e si uccidono a vicenda.

    (sento già le sirene dell’ambulanza…)


  3. Assolutamente si.


  4. Arte perpressa:
    oltre al valore oggettivo che attribuisce alla memoria – e sul quale non concordo nemmeno io -, non concordo con Tabucchi per la separazione memoria-immaginazione così netta. Secondo me è una divisione di comodo ma sono ambiti molto vicini fra di loro, che si scambiano un sacco di materiale e se lo patteggiano allegramente davanti ad un buon vino!


  5. non e’ la prima volta che si parla di questo argomento qui da te o di la da me e sai come la penso (pensiamo dovrei dire…)

    il futuro non c’e’ ancora, il presente sfuma nel momento stesso in cui diciamo “adesso”.
    solo il passato esiste ed e’ per questo che ci siamo cosi’ attaccati.

    la sfida, per me, e’ cercare di trasformare l’immaginazione di un futuro in memoria (piacevole) di un passato attraverso la giustapposizione di un continuum di “adesso”.

    e forse e’ proprio questo processo il “mutamento” (lo so, lo so, forse e’ un po’ tirata…ma devo trovare qualcosa prima di sabato 🙂 )


  6. @Henry
    Sei proprio convinto della linearità del tempo? Si, certo è la cosa più logica e semplice da accettare, però…..non so….

    @Arte
    cosa intendi per ‘rifabbricare il passato’?


  7. @Istanbul: Assolutamente sì cosa??

    (bentornata)

    @Claudia: Bellissima immagine.

    @Henry: È tiratina, ma capisco l’ansia da prestazione per sabato…

    😉

    Come la pensiamo lo sappiamo, la sfida è la vita (prevedo un post su pensiero e vita)

    @Frank: Intendo che il passato non è una realtà fisica che esiste indipendentemente dalla nostra mente, ma una continua ricostruzione che operiamo, più o meno consciamente. Per questo il nostro passato cambia, perchè lo immaginiamo diversamente a seconda della situazione presente.

    Per questo io dissento forse anche dal passato come “realtà pura” di Simone Weil, anche se sospetto che lei intendesse non realtà fisica ma appunto unica realtà possibile, che è quella del pensiero puro.


  8. Avevo deciso di dissentire da Tabucchi, invece rileggendolo non condivido quando dice che non produce niente di nuovo: la memoria produce nuove angolazioni di visione. Credo che la memoria sia sempre in costruzione, ma i mattoni non sono lì tutti in fila, sono sparpagliati nel campo e la loro collocazione non è lineare, ma va a riempire i buchi come ad aggiungere stanze che cambiano di forma. In sostanza ci riappropriamo del nostro passato confrontandolo con il presente e con il tempo che si frappone tra i due momenti, altrimenti certi ricordi come fanno a diventare prima belli e poi dolorosi e viceversa o addirittura ci ritornano indifferenti?


  9. Rileggendo ora i commenti prima dei miei devo dire che ho riscritto quanto detto da arte e frank

    ma giuro!
    non ho copiato!!!
    😀


  10. @Mucca: La tua prima frase mi perplime dal punto di vista logico…

    per il resto, mi pare che siamo tutti abbastanza d’accordo (quasi quasi mi preoccupo)

    se hai copiato, almeno sei stato bravo a “cambiare”, non tutti ci riescono…
    😉

    no, lo so che non hai copiato


  11. sono abbastanza d’accordo
    🙂
    seriamente
    salvo che non mi sento per niente (diciamo non più) attaccata al passato, rimasticato e ridigerito fino al fondo del barile. Preferisco il presente.

    Secondo me memoria e immaginazione non sempre brindano come dice Claudia, a volte l’immaginazione mette k.o. la memoria e gioca al suo posto.


  12. @Lophelia: Stiamo dicendo la stessa cosa!!

    😉

    Seriamente, stiamo dicendo invece cose molto diverse. Già io contesto l’esistenza stessa del presente. Poi, un’esistenza senza un continuo rimando al passato (non ridigerito, ma rivisitato in una luce sempre nuova, forse reimmaginato) per me sarebbe inimmaginabile. Non credo si tratti di aver fatto più o meno un lavoro, si tratta forse più di attingere a una riserva.


  13. Ma serve attingere al passato? Nel senso che il passato ha già svolto il suo lavoro, ha contribuito a formare quello che siamo ora, ha già dato quello che doveva dare. A maggior ragione se, come dice Arte, non attingiamo a qualcosa di veramente reale ma solo alla percezione che abbiamo di esso.


  14. Mi ribello (non solo dissento, ma mi ribello) al concetto di un passato come qualcosa da “usare”, quasi una riserva di lavoro fatto, qualcosa che ha “già dato”.
    Sia al livello personale, di storia di vita, che a livello storico, questo non solo è sbagliato, ma pericoloso. È solo quando ci dialoghiamo che il passato esiste. È solo allora che è veramente reale.

    Reale non significa “oggettivamente vero e uguale per tutti”. Forse sta qui l’equivoco?


  15. @Arte
    Non voglio sminuire il significato del ‘passato’, ma credo che si debba accettare il fatto che le cose passano. Hanno un effetto più o meno evidente, ma passano. Perchè non si può pensare che qualsiasi cosa ‘possa avere fatto il suo tempo’? Quello che conta sono gli effetti che ha prodotto dentro di noi, i ricordi, oggettivi o soggettivi che siano, le esperienze che ci hanno modificati e continuano a farlo. Il sasso è caduto ed affondato, non c’è più. I cerchi sull’acqua si stanno ancora espandendo. Pensare al sasso per me non ha più senso.

    Mi sembra comunque che la valenza di questa forza sia chiara ad entrambi.

    Su questo tema mi sembra ci siamo già confrontati 🙂


  16. Dici che ci siamo già confrontati? Eh, ma quello non conta, è passato e non si guarda indietro…

    😉

    Provo a risponderti seriamente. Certo che le cose passano, e per fortuna. Io non penso al sasso, penso al ricordo del sasso, perchè è quello che ancora vive in me. Io sono il frutto di quel sasso, nel bene e nel male, e di tutti gli altri sassi che verranno. Non è il sasso (vicenda) che conta, ma la lezione che ne abbiamo tratto, e che non è statica e data, ma soggetta a cambiamento.

    Quello che a me non piace è la scelta lessicale dell'”aver fatto il proprio tempo”, che dà una valenza negativa a quella che invece è una riserva inesauribile. Ma scusa, io sono fissata, cacaspilli e se uno mi dà spago divento anche insopportabile.

    Qualcuno chiami un’ambulanza…


  17. Concordo con arte specie nelle ultime due frasi e nell’ultima urgenza che esprime…


  18. @Arte
    si, hai ragione, la scelta lessicale è stata pessima 😦

    A volte è solo una questione di semantica. In effetti, le nostre posizioni sono equivalenti.

    @Arte e Mucca
    Per l’ambulanza ho già telefonato io, solo che non ci siamo capiti con il centralinista 😀


  19. @Mucca: Farò mettere il filo elettrico intorno a Pioggiablu, così la smetti di fare la spiritosa, Bruna!

    @Frank: Non so come fai a sopportarmi a volte, altro che scelta pessima.

    Ma esistono anche le ambulanze per mucche?? Perchè qui non sono solo io, chiariamo.


  20. Mi unisco a tutti i perplessi circa la frase di Tabucchi. Io ho un referente ben preciso: Lalla Romano diceva che la memoria è creativa, perché sceglie dal passato solo quegli elementi che sono per noi significativi. Questa scelta (ovviamente inconsapevole) la rende vicina all’arte (anch’essa, ovviamente, creativa), perché anche nell’arte si scelgono alcuni elementi della natura, solo quelli che sono significativi per l’opera, e il resto viene ignorato.

    Quanto a Simone Weil, penso che la sua considerazione sul passato fosse filosofica e di stampo diverso: lei parla infatti di passato, e non del “pensare il passato”, che è la memoria; fa cioè una considerazione ontologica sul passato (lo considera nel suo essere, nella sua sostanza), e non una considerazione psicologica su come noi lo ricordiamo…


  21. @Arte
    :))


  22. @Ah, Endimione! Ecco, adesso mi verrebbe da dire che quello che confusamente stavo cercando di spiegare l’hai spiegato benissimo tu. Questo vale anche e soprattutto su quello che dici della citazione di Simone Weil (vedi mio commento sopra).

    Insomma, se ti interessa un lavoro come mio portavoce possiamo parlarne…

    😉

    (e ovviamente non potevi non aver letto Lalla Romano, non potevi)

    @Frank: :))


  23. mi sento in piena sintonia con Tabucchi.


  24. @Fiorediloto: Ohibò.


  25. Ho messo le Gnosiennes di Satie e ho acceso una sigaretta per ragionare meglio, il tuo interrogativo mi stuzzica tremendamente.
    Ho qualcosa da ridire sia sull’idea di Tabucchi, sia su quella di Simone Weil. Quanto al primo, trovo che la memoria produca molto più di quanto creda io stesso. Ogni volta che ripenso ai miei trascorsi, riesco sempre a trovare nuove osservazioni, nuovi punti di vista, nuovi particolari che prima sfuggivano, chissà perché. La memoria è molto produttiva: produce un nuovo spirito critico, un’attitudine alla rivalutazione o alla svalutazione di eventi che pesa molto sia sul presente, sia sul futuro.
    Quanto a Simone Weil, il passato ha molteplici realtà differenti, in virtù di quanto ho detto sopra. Quindi non si può non rifabbricare. Fa parte di noi, non possiamo farne a meno. Almeno, non io… e se potessi evitarlo, sicuramente sarei una persona più tranquilla.
    La mia risposta alla tua domanda è dunque: no. Con tutte le sue accezioni, positive e negative.
    D’altronde, chi ha mai detto che il “no” debba essere per forza una negazione?
    🙂
    un bacio
    Ady
    (che il troppo sole mi abbia dato alla testa?)


  26. @Ady che riflette sulle mie domande mentre ascolta Satie è un quadretto bellissimo.
    Da rivisitare nella memoria.

    Il “no” non è affatto una negazione, anzi spesso significa tutt’altro.

    🙂


  27. “Lalla Romano diceva che la memoria è creativa, perché sceglie dal passato solo quegli elementi che sono per noi significativi”

    anche io mi sento in sintonia con la citazione riportata da endimione, io ho questo tipo di memoria selettiva rispetto al passato,
    però mi capita di sentire racconti diversi da persone che hanno in teoria vissuto la stessa scena, perchè poi ognugno di noi cimette del suo, vede la realtà attraverso i propri occhi e a volte vede solo quello che vuole vedere, discorso che abbiamo già fatto mi pare anche lophelia

    e qualche volta per dirla alla carofiglio il passato è una terra straniera


  28. La memoria dell’essere umano e’ per definizione, per dna interno, qualcosa di non esatto, mai, credo…A livello cosciente..Poi nelle pieghe dell’inconscio nn mi ci addentro,chissa’ che langue:-)
    La memoria e l’immaginazione sono una sorta di stessa medaglia…Sara’ che in casa mia quando si riportano i fatti (la mi’ mamma), di solito li arricchisce di qualche spezia, non sono mai impersonali:-) Secondo me nn siamo cosi’ evoluti dall’arrivare all’impersonale e alla citazione del mero fatto e stop.
    Aldila’ della mi’ mamma:-)

    SI


  29. non ho letto nulla, né tabucchi né voi.

    io amo solo il passato.
    fine.


  30. @Silvia: Io spero che non ci “evolveremo” mai al punto da essere totalmente obbiettivi, anzi so che non lo faremo, altrimenti non saremmo esseri umani (come la tu mamma)

    😉

    @Francesco: Lo so. Ti stavo aspettando.
    Fine.



Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: