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Io senza me

12 maggio 2008


Eravamo usciti a cavallo, una vita fa, io sul mio che amavo più di un essere umano. Prima attraverso boschi di pini, nelle pianure della Bassa Sassonia, poi per campi coperti di stoppie, che invitano al galoppo. Galoppo che improvvisamente diventa sfrenato. Wakefield si fa trascinare, come fanno i cavalli, in una corsa pazza. Ho il mio bel daffare a tenermi in sella, figuriamoci fermarlo. Al limite del campo c’è un bosco fitto. I cavalli arrestano la corsa, Wakefield fa uno scarto improvviso di lato, e io volo, di testa.

Il buio.

Mi ritrovo seduta sulle stoppie, qualcuno che non conosco mi sta parlando, facce preoccupate mi circondano. Sconosciuti. Non ricordo niente. Al posto della memoria, un lenzuolo bianco. Non ho nome, passato, non sono. Gli sconosciuti mi chiedono come sto, rispondo che sto bene. Non mi fa male niente. Solo che non sono. Nè me, nè un’altra. Respiro, evidentemente esisto, ma non mi trovo. Sottile senso di panico. Cerco disperatamente di ricordarmi il mio nome. Forme nebulose cominciano lentamente ad emergere nella memoria. Quel cavallo non mi è nuovo. E quell’uomo che lo tiene per le redini, e che mi fa domande su domande, chi è? Sono legata a lui, ma come?

Mi fanno alzare, riesco benissimo a camminare. Devo restare calma. Respirare profondamente. Lo sconosciuto più preoccupato di tutti mi comunica di essere mio marito. Ad ogni passo verso il maneggio torna un pezzetto di memoria, la nebbia si dirada, il panico svanisce e subentra la spossatezza. La realtà di un’esistenza si riappropria lentamente di me.

Salgo sull’ambulanza, chiudo gli occhi e mi lascio spogliare, rivestendomi di me.

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12 commenti

  1. chiudo gli occhi e mi lascio spogliare, rivestendomi di me.

    bellissima chiusa

    e non aggiungo altro


  2. E’ una situazione che mi ha sempre affascinato quella dell’amnesia totale. Cosa rimane nel cervello di veramente importante da non poter essere cancellato? Neanche il nome, la cosa cioè che più ci rappresenta, in teoria. Strano, eh?


  3. A volte penso che se dovessi dimenticarmi di me stesso, rischerei di diventare una persona migliore di quel che sono. E la cosa in parte mi lascia vagamente perplesso :\ ma poi penso che se dovessi perdere la memoria, non ricorderei certamente quello che ho appena affermato… quindi il problema non si pone!
    Seriamente, quel che più mi spaventa è la perdita degli altri. Dimenticare chi ti ama come con un colpo di spugna su una lavagna deve essere lancinante.
    Un bacio
    Ady


  4. @Zefirina: Grazie.

    @Rodo: Sai che non ho mai pensato al nome come alla cosa che più ci rappresenta? Anzi, ho sempre pensato il contrario.

    @Ady: Ma non si dimenticano mai gli altri, specialmente quelli che abbiamo perso. È molto più facile dimenticare se stessi.
    Baci caro.


  5. nomen omen dicevano i latini, il mio nome mi piace anche se comune, ai miei tempi, però non ci vedo il mio destino
    dimenticarmi di tutto e di tutti mi spiacerebbe perchè poi sulla famosa sedia a dondolo sul patio potrei solo fissare l’orizzonte….


  6. Quando Dorian ha deciso di farmi scendere, che voleva proseguire da solo, non ho perso la memoria, ho solo rotto quattro costole ed una ha bucato la pleura. Cinque giorni di drenaggio, la tortura di quel tubo che schiaccia un maledetto nervo e quello sì che è un dolore insopportabile, non riesci neppure ad allungare un braccio per chiedere aiuto, sei paralizzata.
    Non sono un’amazzone, ho cominciato tardi, ma una sensazione la conosco: monti a cavallo e il mondo non è distante poco più di un metro, è un altro. Passo, trotto, galoppo e non c’è più nulla che te e lui stretto tra le tue gambe, bisogna solo avere lo stesso ritmo.
    Scendi ed è come uscire da un sogno, te ne vai a casa e mentre stai facendo altro ritrovi l’odore su una manica, su un guanto e ti sembra il profumo più buono del mondo.
    Dorian non l’ho più visto.
    E scusate se banalmente sembra una storia d’amore.


  7. @Zefirina: L’orrore di quella sedia a dondolo senza memoria… toglietemi tutto ma non la memoria, ne morirei.

    @Iko: Capisco esattamente cosa stai dicendo: ma sono storie d’amore! Io per Wakefield ho provato amore. L’odore del suo mantello, il muso di velluto che ti cerca lo zuccherino nascosto tra i capelli, senza farti mai male… era alto 1.75 al garrese, e da lassù il mondo era diverso. Lo percorrevo al suo ritmo.

    Pensa che la prima volta che l’ho visto è stata sul mio posto macchina, al posto della macchina: hanno suonato al campanello, mi affaccio al balcone e lui è lì, per me. Molto romantico. Colpo di fulmine.

    Solo che io amavo più lui di chi me l’aveva regalato (e non è strano, perchè era più degno d’amore)


  8. che fine ha fatto Wakefield?


  9. ma tutta la poesia che c’era nel tuo post cn quella chiusa fantastica è sparita nella cattiveria di quest’ultimo ricordo…e poi dopo un gesto cosi’ romantico!!! cmq, se lo dici tu che eri la proprietaria…hum, cioe’ la moglie…


  10. @Iko: C’è una domanda di riserva?

    😦

    @Roby: Capisco che tu pensi questo. Ti dico solo che un cavallo si può “usare”, come un figlio, per tenerti legata.

    Qui vorrei invece aver perso la memoria.


  11. Ho avuto un incidente, ho picchiato anche la testa, ma non ho perso i sensi, anzi, nel momento della rovina giù dalla scarpata, ho visto tutto il mio film e negli stessi momenti ho pensato che fosse troppo breve. Capita che ci ripenso a quel turbinio di immagini. Ho sempre in mente quel vssssssss del nastro che scorre velocemente. E penso ancora che sia sempre troppo corto. Avrei voluto perdere la memoria.


  12. @Mucca: Ah ma quello anch’io l’ho provato, un’altra volta, e una volta ti farò anche vedere dove!

    🙂



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