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In un certo senso

21 aprile 2008


Talvolta, mi dicevo che passava forse un’intera giornata senza pensare un secondo a me. Lo vedevo alzarsi, prendere il caffè, parlare, ridere, come se io non esistessi. Questa differenza con la mia propria ossessione mi riempiva di stupore. Com’era possibile? Ma lui stesso si sarebbe meravigliato di sapere che non lasciava la mia mente dal mattino alla sera. Non vi erano ragioni per trovare più giusto il mio atteggiamento o il suo. In un certo senso, io avevo più fortuna di lui.



Annie Ernaux, Passione Semplice

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26 commenti

  1. Hello. This post is likeable, and your blog is very interesting, congratulations :-). I will add in my blogroll =). If possible gives a last there on my blog, it is about the Telefone VoIP, I hope you enjoy. The address is http://telefone-voip.blogspot.com. A hug.


  2. Molto significativo.
    E’ un dilemma che mi ha colpito spesso: chi è che si comporta nel modo giusto, però, se così lo si può definire… non si può tuttavia affermare con certezza. L’importante è saper fare i conti con se stessi e capire che ognuno dà e dimostra qualcosa a modo suo, con la certezza che la fiducia riposta non è stata uno sbaglio.
    Bacio
    Ady


  3. vabbè, ragazze, qua tocca che sto libro me lo fotocopiate visto che non si trova più!

    sennò mettiamo insieme certi pezzi che conosciamo e mi sa proprio che lo riscriviamo noi…

    😉


  4. @Ady: Non esiste il modo giusto, esiste forse il modo giusto per me che non è quello giusto per te, e viceversa.
    Farsi del male è inevitabile a volte.

    @Iko: Riscriviamolo, a quattro mani. Sarà catartico.

    🙂


  5. ecco infatti lei stessa definisce la sua un’ossessione, la capisco benissimo l’ho provato questo modo di sentire…..
    alla fine si è rivelato devastante per lui e forse anche per me


  6. @zefirina, scusa, devastante per te lo capisco, per lui perchè? un’idea ce l’avrei ma non ne sono sicura.


  7. “in un certo senso” qui per me vuol dire: “è certo” che lei aveva più fortuna di lui.

    iko: se mi scrivi l’indirizzo posso mandarti le fotocopie!


  8. Mi viene il dubbio che tutto ciò che mette su piani diversi i due termini di un rapporto in realtà c’entri poco con l’amore… E si che ci sono cose che per sussistere hanno bisogno degli opposti… la presenza e l’assenza, l’ossessione e l’indifferenza… ma questa bilancia sbilenca in amore può far male… E in amore si può star male in maniera così costitutiva, essenziale?


  9. @Antonio hai centrato dove vanno i miei pensieri ultimamente.
    In amore si può stare male in maniera costitutiva ed essenziale.
    Piani così diversi di un rapporto c’entrano poco con l’amore.
    Ho sentito con tutta me stessa la prima affermazione, sono radicalmente e razionalmente convinta della seconda.
    E’ più vero quello che attraversa la pancia o ciò che passa per la testa?
    Eppure continuerò a pensare che in fondo quello non sia amore e continuerò a star male per amore su una bilancia sbilenca.

    (mucca, sulla bilancia non ti permetto facili ironie!!! 😉


  10. @Zefirina: L’innamoramento è spesso una forma di malattia mentale, almeno per quello che mi riguarda. Conosco bene certi meccanismi. L’importante È riuscire a limitare la devastazione, canalizzarla. Riuscirci.

    @Lophelia: Anch’io leggo “in un certo senso” come “si può dire che”. (Io infatti sento tutta la mia fortuna… mi sento Gastone…)

    😀

    @Antonio: Se leggi la risposta di Iko leggi quello che ti direi io.
    Unica differenza: per me la testa e la pancia sono (nel bene e nel male) la stessa cosa. Croce e delizia.
    Ma qui si parla appunto di devianze.

    @Mucca nell’ombra: Al primo accenno di allusione alla mia obesità verrai macellato senza pietà.


  11. ogni volta che citi un autore non me ne rendo conto fino a che non vedo il nome alla fine del post.

    Tutte le parole, le emozioni, le immagini evocate mi sembrano siano scritte da te.


  12. non mi convince la chiusura.
    “io avevo piu’ fortuna di lui”. ma ci si puo’ definire fortunati per essere cio’ che si e’? e perche’ poi lui dovrebbe essere meno fortunato di lei?
    siamo diversi anche quando siamo simili e, secondo me, amare davvero vuol dire abbracciare queste differenze, smussarle dove possibile, venirsi incontro, parlarsi, dire: “ti penso in continuazione, ho bisogno di te”, sapendo che l’altro la pensa in maniera diversa ma non per questo ti ama meno.
    questa la mia teoria. la pratica e’, ovviamente un’altra cosa. ci sono momenti bui, notti insonni, paure legate a passati ancestrali che tornano a farci del male.

    ma non e’ questione di fortuna o di sfortuna

    la fortuna, vera, e’ quando si arriva al punto di riuscire a parlare delle nostre differenze e ad amarsi comunque.

    mi chiedo se la moglie del post precedente si ricordi ancora dell’ora esatta in cui ha visto il marito e, nel caso di risposta negativa, cio’ tolga qualcosa alla bellezza del loro amore.


  13. mi si tira per la coda, ma io stavo buono buonino, in certi casi il silenzio è d’oro…
    anzi
    muuuuhhhhh


  14. @Lapilli: In realtà, tutti gli autori mi copiano…

    😉

    Scherzi a parte: credo che questo sia dovuto al fatto che quando leggo è sempre per un bisogno intimo di dialogo interiore con quello che leggo. Una specie di specchio. Non l’ho scritto io, ma potrei averlo scritto.

    @Henry: La chiusura è un paradosso. Ovviamente il concetto di fortuna qui è assurdo.

    Io credo, anche, che stiamo parlando di cose diverse: passione, amore. Sono diversi, anche se l’uno contiene l’altra, ma non necessariamente l’inverso.

    L’oggetto della passione è meno “fortunato” per il semplice fatto che sente di meno.

    Quando si arriva a parlare delle nostre differenze siamo già ad un altro livello, e il post non parla di questo.

    Per la cronaca, la moglie del post precedente, per la prima volta in quarant’anni, ha dimenticato l’anniversario…(ma lui ne rideva)


  15. @Mucca: Il vitello d’oro!!!!

    (riferimento biblico)

    😀
    😀
    😀


  16. più che “si può dire che” io intendevo proprio “in un senso certo”…
    queste parole comunque dovrebbero fare l’effetto di non sentirsi più malati in questi casi.
    Semplicemente, si ama di più “perché non si aveva niente da fare” come diceva qualcuno.
    Oppure perché abbiamo da fare qualcosa che non ci va, alla quale non vogliamo pensare.


  17. @Lophelia: Ma io dissento! Quello che “non aveva niente da fare” è quello che ama di meno, ma che si butta in una relazione per altri motivi contingenti!

    Quella invece che ama di più lo fa perchè, per altri motivi ancora, ha la malefica, reiterata tendenza ad amare troppo e male, e a provarne un perverso piacere.

    Cioè, è una pazza anormale.


  18. Io la vedo all’opposto.
    Questa tendenza malefica e reiterata ha come condizione certe combinazioni di fattori, tra cui avere il tempo e le energie a disposizione.
    Amare di più è un modo un po’ folle di passare il tempo – o di sfuggire a qualcosa. Insomma, amiamo di più perché nell’economia personale “ci serve”, anche se poi ci si accorge tardi di essere finiti in perdita.


  19. @Lophelia: No, no e poi no!!!

    (sto battendo i piedi)


  20. 😀


  21. Poi Lophelia mi spiegherai, con calma, sono mucca e rumino lentamente, cosa è questa storia dell’amore come toppa per i buchi nell’anima.
    E, fermo restando l’enunciato digestivo, non capisco questa disputa tra chi ama meno e chi di più e cosa portano nell’economia del rapporto, credo solo delusione. Così si torna a non sapere se prendere la pasticca per il mal di testa o per il mal di pancia…


  22. uh che noia!
    ancora qui a parlare di chi ama di più e chi ama di meno!
    mo’ pure l’economia è tirata in ballo…

    io conosco gente che ha un sacco di cose da fare e a cui pensare e che, a sprezzo a volte della proprio istinto di auto-conservazione, riesce ugualmente a trovare il tempo e lo spazio dentro di sé per amare.
    viceversa conosco altri che non fanno un cazzo, non hanno famiglia, non hanno figli, e che si guardano bene dal lasciarsi coinvolgere da una qualsivoglia esperienza passionale.

    io credo non ci sia chi ama di più o di meno, ma solo chi ha paura di amare e chi no.

    come ha scritto qualcuno:
    “Nella nostra società, ci sono dei sessuologi, degli psicologi, dei consiglieri matrimoniali che stanno là per dire in che modo ci si deve amare…mentre l’amore è proprio una pura disfunzione per la persona che si innamora…La sola questione che si pone è sapere se questa persona avrà il coraggio di vivere queste disfunzioni. Dato che per nessuna ragione l’amore protegge le nostre funzioni vitali. Per nessuna ragione l’amore ci rende felici. Per nessuna ragione l’amore ci garantisce di avere una vita ben costruita”

    e ancora:
    “Nell’amore si è travolti, nel bel mezzo della propria tranquillità, da un divenire amoroso che arriva a distruggere l’equilibrio che si poteva avere. Allora cosa si può richiedere all’amore? Niente, perché non è il nostro partner. Si può giusto provare ad assumerlo imparando poco a poco – ed è un cammino lento ed infinitesimale – a non distruggere tutto o a suicidarsi o a rompere tutti i legami perché la passione è troppo forte. E’ un apprendistato, al modo di un pittore: colui che è travolto all’inizio da due o tre colori e qualche forma deve apprendere poco a poco. Se sei travolto devi proprio metterti al lavoro. Questo può sembrare aberrante, ma l’amore è esattamente lo stesso divenire. Si tratta di esplorare, come il pittore, i nuovi sentimenti, i nuovi legami, i nuovi rapporti…Se si grida “ecco fatto!” si uccide l’amore. E’ la pigrizia del mondo che rifiuta di passare per il cammino di spoliazione che ha seguito un Miles Davis, per esempio. Il desiderio non è che il richiamo al lavoro.”


  23. come ha già precisato Arte si parla della cosiddetta “passione” più che di amore. Di un patire, soprattutto. La differenza, per me, sta che qui quello che ci muove verso l’altro è la fuga da se stessi più che l’amore, e la prova è che sappiamo già che tanto non riusciremo a raggiungerlo del tutto. Non c’è il rischio che l’altro si fermi e si volti ad accoglierci a braccia aperte, perché in fondo non è quello che vorremmo.
    Ma è solo una delle tante possibili interpretazioni della realtà.

    @mucca: con calma, ti spiegherò come l’ho capita io (toppa?)

    @francesco: vuoi forse parlare di politica in questo momento?


  24. perché non parlare di politica?
    perché no?
    in entrambi i casi, amore-passione e agire politico, si tratta pur sempre di relazioni.
    a me pare evidente che, anche nella politica, ci sia bisogno di passione.
    solo che alcuni la mettono in scena senza provarla davvero e perdono.
    altri la mettono in scena nella sua versione più rozza e vincono, anche se sanno benissimo che è una finzione e già stanno mettendo le mani avanti in ogni modo.


  25. @Mucca: Lo squilibrio in una relazione (asimmetria direbbe qualcuno) non è una cosa auspicabile, anzi è quello che non le consente di svilupparsi. Non porta niente all’economia del rapporto, anzi.
    Solo che a volte è così.

    @Francesco: Cosa farebbero gli uomini senza il copia-incolla, a volte me lo chiedo. Cosa facevate prima che esistesse??

    A me comunque va benissimo parlare di politica. Hai ragione, in entrambi i campi ci vuole passione, impegno, idee, coraggio. In entrambi i campi, se non c’è un certo equilibrio tra le parti e una colontà di collaborare per il bene comune, non si governa.

    @Lophelia: Io “passione” più che nel significato di patire come sofferenza lo vedo come “subire”, non essere soggetto ma oggetto di qualcosa che ci assale e ci porta su in alto, una possessione/ossessione che poi però per forza di cose ci farà cadere. Non essere padroni di noi stessi.

    Ma non è una cosa di per sè negativa, anzi è quello che ci fa vivere, e che fa sì che io e te ora siamo qui a parlarne.


  26. la pasione ci conduce diceva uno slogan…

    iko devastante pechè non per tutti è semnplice sapere di essere il soggetto di un amore grande, non è da tutti lasciarsi travolgere dalla passione, devastante perchè non ha retto la forza d’urto e se ne è andato, dicemndomi che tutto questo era troppo per lui



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