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La cosa sbagliata

1 aprile 2008

M. ha poco più di trent’anni, i capelli arruffati e un camice troppo grande. È molto giovane per dover dire a qualcuno che non vivrà per molto. Un uomo anziano gli sta seduto davanti. Il tono è amareggiato, quasi rabbioso. “Insomma, lei mi sta dicendo che non potete fare nulla per me.” M. è molto paziente. Ripete per la decima volta che non possiamo farlo guarire, ma che cercheremo di alleviare i sintomi della malattia, che nessuno può dire per quanto vivrà, ma che faremo di tutto per evitargli sofferenze inutili. Ma l’uomo non lo ascolta. Il tono sprezzante lo aiuta a mantenere il controllo su quello che gli resta della sua vita. “Ma non riuscirete a togliermi questa malattia. Perchè non potete operarmi?” Per la decima volta, con pazienza infinita, M. gli spiega perchè un’operazione non è possibile. Gli illustra il tipo di terapia che abbiamo pensato per lui, i vantaggi e gli svantaggi. Gli dà la possibilità di accettare o rifiutare. L’uomo lo guarda senza capire. ”In altre parole, lei mi propone una terapia che mi può far stare peggio. ” Non riesce a decidere. Esce. Ma tornerà.

M. rimane seduto in silenzio, il mento sulla mano, a fissare lo schermo del computer senza vederlo. Si è dimenticato che sono lì.

“Posso dirti una cosa?” Si riscuote, mi sorride stanco. “Cosa?” “Sei stato bravissimo. Non so come hai fatto, ma gli hai detto tutto quello che gli dovevi dire, e nessuno avrebbe potuto dirlo meglio.” Arrossisce violentemente. Non se lo aspettava. E neanch’io mi aspettavo la sua reazione. “Davvero? Ti sembra? Eppure non ha capito.” ”Ha capito benissimo, ma non vuole capire. Qualsiasi cosa gli dirai, per lui sarà quella sbagliata. È il tipo di paziente che ti svuota, ti divora. Ne ha bisogno, perchè ha paura. “

M. è ancora tutto rosso.
“Grazie. Non me lo dice mai nessuno.”
”Facciamo entrare il prossimo?”
”Dai.”

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7 commenti

  1. Non oso immaginare quanto tutto questo possa fare male. Ma forse l’unica cura al male è la solidarietà, il “sentire assieme”.
    Un bacio Arte
    Ady


  2. comunicare un messaggio significa farlo arrivare a destinazione con il minimo deterioramento possibile dovuto al mezzo trasmissivo.
    dire in faccia ad un uomo ‘tu morirai e non ci possiamo fare niente’ è un messaggio che non arriverà mai.


  3. @Paolo: Quindi tu dici che era il messaggio ad essere sbagliato?
    O il mezzo trasmissivo?
    O nessuna delle due cose/entrambe?


  4. non so che dire, mi ricordo quando il medico, dopo vari tentennamenti, disse a Tonino che aveva la leucemia, ma di quelle fulminanti, la reazione fu tragica, era così depresso che ci sono voluti giorni per tirarlo su, ho sempre pensato poi che poteva risparmiarglielo, dato che si era accorto benissimo della sua fragilità emotiva.
    Poteva dirlo prima a me, come aveva fatto sino ad allora.
    In compenso tu hai fatto benissimo a rassicurare il tuo collega, non me lo dice mai nessuno…. si dà sempre per scontato che l’altro sappia magari ad intuito che è amato, che è considerato intelligente, che è bravo….


  5. no, cinzia, il messaggio è giusto e non ho nulla da dire sul mezzo tramissivo.
    è solo la realtà che fa schifo. e questo inficia ogni regola.


  6. @Zefirina: Quello che mi verrebbe di dirti è che nella mia esperienza quotidiana fatti come questi sono sempre impossibili da accettare lucidamente. È normale che sia così. È un processo. Io credo che se andassimo in giro facendo la commedia mancheremmo di rispetto ai pazienti. Io non vorrei che mi si mentisse.
    Però so che quello che ti dico non vale necessariamente per te, e che la tua esperienza resta solo tua, e la rispetto.

    Quello che volevo dire con questo post l’hai capito: che tutti hanno bisogno di sentirsi gratificati e amati, e uso di proposito questo verbo.

    @Paolo: Non so, a me non sembra che la realtà faccia schifo. Mi sembra che nella vita esista la sofferenza, come esiste la gioia, e che siano due facce della stessa medaglia.


  7. si infatti come è scritto su una vecchia felpa che tengo come coperta di linus e pur essndo bucata qua e là tengo ancora

    anche i forti hanno bisogno d’affetto



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