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25 gennaio 2008


Die gestundete Zeit

 Es kommen härtere Tage.
 Die auf Widerruf gestundete Zeit
 wird sichtbar am Horizont.
 Bald musst du den Schuh schnüren
 und die Hunde zurückjagen in die Marschhöfe.
 Denn die Eingeweide der Fische
 sind kalt geworden im Wind.
 Ärmlich brennt das Licht der Lupinen.
 Dein Blick spurt im Nebel:
 die auf Widerruf gestundete Zeit
 wird sichtbar am Horizont.
 
 Drüben versinkt dir die Geliebte im Sand,
 er steigt um ihr wehendes Haar,
 er fällt ihr ins Wort,
 er befiehlt ihr zu schweigen,
 er findet sie sterblich
 und willig dem Abschied
 nach jeder Umarmung.
 
 Sieh dich nicht um.
 Schnür deinen Schuh.
 Jag die Hunde zurück.
 Wirf die Fische ins Meer.
 Lösch die Lupinen!
 
 Es kommen härtere Tage.
 
 (Ingeborg Bachmann)
 
   
Il tempo preso ad ore
 
Verranno giorni più duri.
Il tempo preso ad ore, revocabile, 
si delinea all’orizzonte.
Presto dovrai allacciarti la scarpa
e rimandare i cani nelle fattorie.
Perchè le interiora dei pesci
si sono raffreddate al vento.
 
Misera brilla la luce dei lupini.
Il tuo sguardo cerca nella nebbia: 
Il tempo preso ad ore, revocabile, 
si delinea all’orizzonte. 
 
Dall’altra parte, la tua amata affonda nella sabbia
le sale fino ai capelli sciolti al vento,
la interrompe, 
le comanda di tacere,
la trova mortale 
e disposta all’addio
dopo ogni abbraccio.
 
Non guardarti intorno.
Allacciati la scarpa.
Manda indietro i cani.
Getta i pesci in mare. 
Spegni i lupini!
 
Verranno giorni più duri.
 
(traduzione mia)
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9 commenti

  1. ora io non lo so come l’hai resa la traduzione visto che l’originale per me è cinese mandarino, però al di là dello stile sei riuscita a trasmettere qualcosa (un’emozione che definirei angoscia, ma non ne sono sicuro).
    mi piace e un pò m’inquieta (però forse quel “verranno giorni più duri” può essere anche un’esortazione a godersi quelli presenti?)


  2. @Hertz: Non so neanch’io come l’ho resa, visto che non ho trovato nessuna traduzione di questa poesia (anzi se qualcuno ce l’avesse mi piacerebbe confrontarla).

    La poesia comunque è bellissima. Quel senso di provvisorietà, revocabilità dice lei. È inquietante ma anche, come osserv tu, un invito a vivere l’attimo, perchè è tutto quello che abbiamo (disposta all’addio dopo ogni abbraccio).


  3. Ciao Artemisia 🙂
    Bellissima e inquietante la poesia!

    Vai a questo link,: http://www.liceodavincifi.it/download.asp?AZIONE=FORUM&NOME_FILE=dimensione_tempo.doc (molto simile alla tua)

    oppure a questo:
    http://www.geocities.com/mellowsoundx/inge-bachmann-versi.htm (questa un pochino diversa)

    🙂


  4. @Frank: Ciao!
    Grazie dei link. La prima traduzione è appunto molto simile. La seconda fa delle scelte che non condivido. Ma è interessantissimo confrontare.


  5. La scadenza del tempo per le scarpe slacciate mi ha ucciso…ma pure la luce dei lupini…boh, forse non son normale
    ciao arte


  6. Questa è una grande poesia della Bachmann; in generale, amo quel senso di irrimediabilità ma anche di chiarezza sibillina che c’è nelle sue poesie e nella sua prosa.
    questi versi ti fanno amare la vita.


  7. @Kabalino: Meno male che non sei normale.

    @Michele: La penso assolutamente come te.


  8. oddiosanto, credo di avere una dislessia interpretativa…allora, riporto da internet (ma ovviamente lo sapevopure io!):

    NOME DI BATTAGLIA: BULOW. Le spiccate capacità di stratega e la sua teorizzazione della ‘pianurizzazione’ della guerra partigiana, fino ad allora immaginata possibile solo sulle colline o sulle montagne, gli valsero il soprannome di ‘Bulow’, in ricordo del conte Friedrich Wilhelm von Bulow. ”Durante una riunione clandestina – spiegò Boldrini in un’intervista – dissi che non si poteva abbandonare la pianura al nemico tedesco, che era necessaria la ‘pianurizzazione’ della guerra partigiana, e spiegai come si poteva liberare Ravenna. Michele Pascoli, barbiere comunista (sarà fucilato dai nazisti), mi lasciò parlare, poi in dialetto mi chiese: ‘Mo’ chi sit, Bulow?, cioé ‘Ma chi sei, Bulow?’, alludendo al generale tedesco che sconfisse Napoleone. Così Pascoli decise il mio nome e io sono rimasto per sempre ‘Bulow'”.

    🙂


  9. molto bella, non la conoscevo



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