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18 dicembre 2007


La scrittura degli antichi non aveva bisogno di essere letta, come quei segni tracciati sui frontoni dei templi greci, che non chiedevano di essere interpretati, ma di durare.

(Roland Barthes)

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22 commenti

  1. barthes le sue parole sono essenziali ma colpiscono sempre. ho annotato pagine e pagine dei suoi frammenti di un discorso amoroso


  2. E questa da lì è tratta.
    🙂


  3. E questa da lì è tratta.
    🙂


  4. 😉


  5. Oggi, invece, la scrittura degli antichi deve essere letta, affinché ci sentiamo meno soli 🙂
    Un besito
    Ady


  6. io penso che anche oggi, con tutto questo fiorire di blog e di libri-fai-da-te, la scrittura in realta’ non ha bisogno di essere letta.
    rimango convinto che si scriva per se stessi, anche quando si sa di avere un pubblico (pagante o meno).
    sulla durata, beh penso che quella sia relativa e che dipenda, in fondo, dalla qualita’.


  7. @Ady: La penso come te.

    @Henry: Esatto, dalla qualità.
    Evidentemente esiste qualcosa ceh vale sempre la pena di leggere, che resiste alle mode, che fa sì che ancora leggiamo Platone. Che cos’è? Come si definisce questa qualità?

    Vediamo se qualcuno vuole proseguire da qui.
    (Io penso che quel “sentirsi meno soli” di cui parla Ady contenga qualcosa di importante.)


  8. la scrittura degli antichi, quella tracciata sui frontoni dei templi è fatti di immagini, e le immagini sono fatte per restare più delle parole.


  9. @Hertz. Sì, ma Barthes dice “come” i frontoni… c’è una scrittura, fatta di parole, che però resiste all’interpretazione, che resta nel tempo. Come una scultura. E io mi chiedo cosa contraddistingua questo tipo di scrittura.


  10. è vero, non ci avevo mai pensato…
    per durare e valicare la soggettività, dovrebbe essere una scrittura o un’immagine libera, cioè separata da ogni contatto con il mondo, in sé irripetibile, come se fosse stata indotta dal nostro ‘dio interiore’ e non più da un uomo.
    solo a questo punto la sua grandezza è percepita in modo così evidente che l’interpretazione lungo le epoche e tra i diversi popoli diventa inutile. Così credo.
    ciao


  11. Michele, la tua è un’osservazione profondissima che condivido in maniera assoluta.
    A me ricorda molto il giudizio estetico di Kant, dove il bello non è legato a un determinato oggetto ma alla rappresentazione dell’oggetto nell’immaginazione. Quindi il bello non è legato all’esperienza del momento, ma a un accordo di immaginazione e di intelletto secondo forme a priori (quello che tu chiami “dio interiore”, che è una bellissima definizione).
    Per questo il bello dura, e oscuramente lo riconosciamo.


  12. non posso che condividere.
    la bellezza, sia essa rappresentata come scultura, o poesia diventa “universale” solo se separata dall’immantinente per diventare simbolo universale e riconoscibile da tutti.
    penso ad antinoo, a come la sua immagine centuplicata in statue, monete, bassorilievi e busti si sia allontanata sempre piu’ dal giovinetto di bitinia per diventare simbolo della passione e dell’amore per la giovinezza.


  13. o scrittura o lettura in entrambi i casi bisogna saper interpretare
    un saluto
    gio


  14. Domanda cattiva: secondo voi, esistono oggi modelli d’arte destinati a sopravvivere nei secoli?
    Oppure il soggettivo, il relativo, l’interpretazione personale (che poi non è personale, ma dettata dalla moda e dalla massa) ha preso il sopravvento?
    (e nessuno rispose)


  15. Di quali modelli d’arte si parla, di quelli occidentali, o in senso assoluto? Perché allora la cosa cambia.
    Se per tanti la riproduzione della realtà nella maniera più verosimile è un valore, in oriente (ad esempio) è reputato un inutile esercizio.
    Credo che si entri in semiologia, ma certo quanto più il significante è materia condivisa, quanto più questo supera il tempo. E se di fronte all’opera di Fidia sono attratto dalla morbidezza di quelle forme, non sono certo che la stessa cosa fosse percepita dai suoi contemporanei.

    Vabbè, consideratelo un commento notturno…


  16. Quello che dice mucca è giustissimo, e non aggiungo altro. Non credo esista un modello d’arte riconosciuto universalmente, anche se mi sembra inesatto parlare di modelli, ma di opere singole. Uniche e irripetibili.
    ciao


  17. Quanta carne al fuoco! Piatto ricco, mi ci ficco…

    Tu sollevi questioni molto interessanti: esistono ideali universali o esistono modelli “occidentali” e non?
    E qual è la differenza tra il modo in cui i contemporanei percepiscono un’opera d’arte e quello in cui la percepiscono i posteri?

    A me pare, però, che si stia solo “spostando” la domanda senza dare una risposta: cosa occorre affinchè il significante sia materia condivisa? In altre parole, cosa fa di un’opera d’arte un capolavoro universale, cosa la fa sopravvivere nei secoli?

    Ok, lo considero un commento notturno, magari abiti in California.
    😉


  18. Non basterà questo post o questo blog a dare UNA risposta. L’unica cosa che posso dire è conoscere, e come dice anche Giovanna: saper interpretare.
    Credo però che sia sempre difficile stabilire cosa possa attraversare il tempo. Michelangelo odiava quella che noi chiamiamo architettura gotica, quanta poca fortuna ha avuto il barocco nell’Ottocento o la rivolta degli impressionisti al verismo e così via (solo per rimanere nella nostra cultura).
    Ora noi, in questi tempi, ci troviamo di fronte un ampio panorama di quello che è stato il rapporto tra l’uomo e il rappresentare. E di tutto ne abbiamo una percezione positiva che, per certi versi, ci porta ad usare lo stesso metro di valutazione. Questo per me è un problema. O forse ho dato un’altra spinta alle domande?


  19. Non ho ambizioni esaustive su questo argomento, figurati.
    🙂
    Mi piace la discussione.
    È vero che Michelangelo odiava il gotico, che ci sono stati cambiamenti di gusto e corsi e ricorsi storici. Però è innegabile che alcuni elementi (qualcuno direbbe archetipi) di ciò che è bello resistono attraverso i secoli e vengono riconosciuti attraverso le civiltà.
    E possono, ma non devono necessariamente, venire interpretati per essere percepiti come tali.

    (Mi sa che siamo rimasti soli, Mucca)


  20. per ora io non oso addentrarmi…
    😉
    ti ho mandato un messaggio, arte.


  21. accidenti che bel tema ma sono di corsa uffa


  22. @Michele: Ti interrogherò la prossima volta. Con questa, hai finito le giustificazioni.

    😉

    @Lophelia: Eh, ma io ti aspettavo! Uffa!



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