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Meravigliosa creatura

7 dicembre 2007









Già non volevo partire. Un corso in Svezia, su cose che so a memoria, tre giorni da sola in un albergo, e neanche a Stoccolma, a Uppsala. Ma il capo ha insistito, con quel suo modo di insistere che in pratica vuol dire “o ci vai, o ti ci mando”.

E allora eccomi qua, all’aereoporto di Stoccolma, una buia sera di dicembre, a cercare di ricordarmi dov’è la stazione ferroviaria per prendere il treno per Uppsala. Labirinto di corridoi deserti, cartelli contraddittori, mi perdo.

Decido di chiedere informazioni. Opto per il norvegese, in Scandinavia ci si capisce, e in più resta simpatico a tutti. Mi guardo intorno in cerca di una faccia amichevole, mi giro e la vedo: meravigliosa creatura dal biondo sorriso e dagli occhi di cielo, valigetta in mano, mi guarda incoraggiante.

“Scusi, da dove si prende il treno per Uppsala?”

”Credo che sia da quella parte… ma anch’io vado a Uppsala, se vuoi ti dò un passaggio.”

Nell’arco di un secondo, esamino mentalmente varie possibilità:

1) è candid camera

2) è un serial killer

3) non ho capito bene lo svedese, e in realtà mi ha mandato a quel paese

4) è strabica e sta parlando con qualcuno alle mie spalle

5) è ubriaca e fatta di anfetamine.

La ringrazio e accetto.

”Dobbiamo andare al parcheggio a prendere la mia macchina”. La seguo in un parcheggio gelido e spettrale. È bellissima, elegante, perfetta. Mi accende persino il riscaldamento al sedile, è la premura fatta persona. Guida tranquilla, parlando del suo lavoro, come se ci conoscessimo da sempre. Mi chiede cosa faccio a Uppsala, dove sto. Le dico il nome dell’albergo, e lei ”Ah, è in centro, ti ci accompagno”. Protesto invano. Mi accompagna fino davanti all’ingresso, nonostante lei abiti in periferia. E poi sparisce con un sorriso, come lo Stregatto.

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20 commenti

  1. Sicura che nella discussione non le è sfuggito qualcosa circa il 13 dicembre, che era impegnata e dalla valigetta non le è caduta qualche candela…?


  2. A volte è meglio lasciarsi scappare le occasioni. Un incontro perduto è il più magico, poichè si delinea nella tua mente, esattamente come lo desideri.
    Ti conosco da poco ed assisto nella tua vita già a due incontri mai davvero avvenuti, che si vestono solo del profumo del ricordo e dell’esperienza. Come ti capisco.
    Un abbraccio.


  3. concordo in pieno con michele: un incontro perduto e’ pieno di una magia particolarissima…

    Immagini care per qualche istante
    sarete presto una folla distante
    scavalcate da un ricordo più vicino
    per poco che la felicità ritorni
    è molto raro che ci si ricordi
    degli episodi del cammino.

    Ma se la vita smette di aiutarti
    è più difficile dimenticarti
    di quelle felicità intraviste
    dei baci che non si è osato dare
    delle occasioni lasciate ad aspettare
    degli occhi mai più rivisti.

    Allora nei momenti di solitudine
    quando il rimpianto diventa abitudine,
    una maniera di viversi insieme,
    si piangono le labbra assenti
    di tutte le belle passanti
    che non siamo riusciti a trattenere.

    da “le passanti” – de andre’


  4. che poi viene da chiedersi se questa signorina bionda esista davvero, cioè proprio con le carni e le ossa…che secondo me era più un angelo, una cosa così…spirituale, ecco…sì…spirituale.


  5. meravigliosa fotografia;)


  6. @Mucca: Ma sai che stranamente non ho pensato a quest’eventualità? Ora che ci penso, in macchina c’era odore di moccolaia (se sai cosa vuol dire)
    😉

    @Michele: Ma no, l’incontro è reale e avvenuto! Forse stai pensando al fatto che sono incontri sporadici, casuali e destinati a non ripetersi mai. È questo quello che mi affascina, le infinite possibilità che il caso offre e nega.

    Un abbraccio anche a te.

    @Henry: vedi sopra. Incontro perduto nel senso di relazione mai sviluppata, o di potenzialità infinita di tutte le altre cose che avrebbero potuto essere e non sono state…
    Ma secondo me è bellissima anche la gratuità assoluta di certi incontri, la fiducia che ancora si può avere nel prossimo, l’altruismo.

    La canzone di De Andrè è splendida, non la conoscevo. Grazie.

    @Kabalino: Chissà… bello pensarlo. Ma qualcosa o qualcuno deve avermi trasportata quella cinquantina di km.
    Forse era il dr. Spock (“beam me up Scotty!”)
    😉

    @Lophelia: Complimento!!
    🙂


  7. Questa empatia umana ricorda tanto l’Irlanda…:-)

    SI


  8. esatto, arte. io intendo l’incontro come qualcosa di consumato e duraturo. invece la brusca interruzione apre il varco a infinite possibilità.
    ancora grazie e buona serata.


  9. @Silvia: In Irlanda non ci sono mai stata, ma mi piacerebbe molto.

    @Michele: Consumato!

    O-O

    capisco


  10. @ arte, rispetto a quello che dici ad henry, mi viene da ripensare alla mia vita passata di autostoppista, altri tempi, forse, ma ho incontrato gente bella, disposta a fidarsi di chi portava e sono ricordi piacevoli (oltre all’incoscienza che ora non avrei più). Oppure a certe persone conosciute nei viaggi in treno, che già sai che non ritroverai mai più, ma per questo non ti neghi e fai che ci sia l’«incontro».
    Ecco, non mi è rimasto il dispiacere delle cose perse, semmai, esagero, il bello del momento perfetto.

    a proposito di moccolaia, ma c’è sempre quel negozio svedese in via de’ ginori?


  11. Come sei coraggiosa! e guarda come sei stata premiata!!
    purtroppo quest’epoca ci ha inculcato la diffidenza.
    Bello sentire storie così.


  12. si si, un angelo, senza dubbio… controlla che non ti sia rimasta appiccicata qualche piuma sul cappotto…
    un bacio…


  13. si si, un angelo, senza dubbio… controlla che non ti sia rimasta appiccicata qualche piuma sul cappotto…
    un bacio…


  14. @Mucca: Sono molto d’accordo con te. Qui (in Scandinavia) viviamo in un’isola felice. La Norvegia è il paese al mondo in cui la gente ha meno paura, e credo anche la Svezia non sia diversa. Questo si vede dalla fiducia che c’è tra la gente. Il nostro garage non è mai chiuso a chiave, ad esempio (ci sono tutti gli sci e le biciclette).
    È la cosa che più mi piace del vivere quassù.

    Su via Ginori, passo la domanda a quelli che si trovano sul posto… Rodo ad esempio, la nostra inviata nel centro storico.

    @Claudia: Mi vengono in mente le nostre discussioni a PG sui passeggini lasciati fuori…
    🙂

    @Antonio: Ora che si ripenso, indossava un piumino…

    O-O


  15. @Mucca: Sono molto d’accordo con te. Qui (in Scandinavia) viviamo in un’isola felice. La Norvegia è il paese al mondo in cui la gente ha meno paura, e credo anche la Svezia non sia diversa. Questo si vede dalla fiducia che c’è tra la gente. Il nostro garage non è mai chiuso a chiave, ad esempio (ci sono tutti gli sci e le biciclette).
    È la cosa che più mi piace del vivere quassù.

    Su via Ginori, passo la domanda a quelli che si trovano sul posto… Rodo ad esempio, la nostra inviata nel centro storico.

    @Claudia: Mi vengono in mente le nostre discussioni a PG sui passeggini lasciati fuori…
    🙂

    @Antonio: Ora che si ripenso, indossava un piumino…

    O-O


  16. ma te guarda che begli incontri..:)


  17. ma te guarda che begli incontri..:)


  18. Ciao Mucca, sì, il negozio è sempre lì e in questi giorni è spettacolare.

    Arte, ma come hai fatto ad accettare un passaggio così “al buio”? Ok, il sesto senso. Ma ricordati che la fiducia vale solo costassù!


  19. @Rodo: Sarebbe interessante cercare di stabilire dove corre il confine della fiducia… o dove si deve iniziare ad avere paura…


  20. Sono felice di essere capitata qui =)
    Ho preso qualche titolo che non conoscevo dal tuo elenco di Film Preferiti ed ho letto qualche tuo post=)

    La curiosità mi spinge a chiederti che impiego ti ha portata così a nord=)

    Il tuo incontro con la..”fata traghettatrice” mi fa ricordare uno simile fatto poco prima di Natale, che incredibile magia sta in un gesto di altruismo, anche piccolo piccolo come un sorriso=)

    Io te ne ho fatti cinque, spero ti abbia fatto piacere quanto a me nel capitare qui=)

    un bacio

    Gaya



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