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Lessico familiare

21 novembre 2007

Qualche giorno fa, cena a Roma tra amici. Si parla di dialetti. Intorno al tavolo: tre toscane, un lucano, un umbro, un laziale, una napoletana e un romano di famiglia abruzzese. Inutile dire che la massiccia presenza di toscane assicurava un certo rigore e serietà all’indagine filologica.
La presenza del romano, invece, assicurava il divertimento. Specialmente quando passava all’abruzzese.

Stabilito una volta per tutte il significato della parola umbra “erto” (non è come pensate voi, significa “spesso”, riferito ad esempio ad un maglione) siamo passati a sviscerare il modo di dire toscano “dare noia”, che a me pareva assolutamente normale, ma che invece ho scoperto risultare esotico ad un orecchio non toscano. (Penso a tutte le sorelline di Firenze, che dicono con voce di piagnisteo alla mamma “Simone mi dà noia!!”, che diranno mai a Roma?)
Per non parlare dei nomi della frutta e della verdura, dal diospero toscano alla parola per “cetriolo” in abruzzese, che se riuscissi a ricordarmela riderei ancora.

Poi ho deciso che farò un corso di laziale, variante viterbese, solo per il gusto di imparare a dire “rimanere infilzati in una cancellata”. Perchè, oltre che utile, era anche un’espressione troppo bella.

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34 commenti

  1. Che dire ti mancava proprio solo un calabrese… 😉

    …mi candido!!!


  2. i miei amici elbani diceva sempre mi fa noia!!!


  3. @Cilions: Sì che ci mancava! Stardi, il piccolo calabrese trapiantato in Piemonte del libro Cuore… quello saresti tu!
    🙂

    @Zefi: All’Elba sono MOLTO strani in effetti.


  4. La frase tipica è:

    “nun scavarcà che se caschi te ‘mpirotti!”

    ovvero

    “non scavalcare che se cadi rimani infilzato!”

    in italiano non rende…


  5. @Danilo, sei UNICO. Se non ci fossi dovrebero inventarti.
    Nun te’mpirottà mai!!
    😀

    (per il corso di lingua ti prenoto)


  6. ma come si fa a chiamare qui Fabio per dirci i nomi dei cetrioli?
    certo, forse anche Bip ci potrebbe dare una mano se passasse.
    Comunque Orvieto ed erto rimarranno le parole di questa successione di incontri!


  7. orvieto di certo… 😀


  8. Claudia, chi è Bip? Me lo presenti?
    Bip-Bip… è un alieno??

    😀


  9. se fossi stato con voi vi avrei citato il bagnorese “erto come ‘l loto” detto di persona ignorante.

    per la traduzione vediamo chi si vuole sbilanciare (senza ‘mpirotasse pero’)


  10. ma che babele…. ‘mpirotti e fenomenale….io non posso dare nessuno contributo perche il perugino (non) lo parlo!….

    ora che ci penso se andate qui…

    http://www.apomatto.com/


  11. @Henry: Allora, io mi butto: “erto come l’ loto” significa “di basso quoziente intellettivo, di capacità cognitive ridotte”, dove il “loto” sta a significare l’infiorescenza del fior di loto, che come tutti sanno copre in fitti prati tutta la zona di Civita di Bagnoregio…

    @Pib: E che parli tu, se non il perugino cocco?


  12. mmm…non ci siamo…loto e’ con la prima “o” chiusa non aperta…


  13. …io passo…

    anzi, mi sa che non passo l’esame di viterbese!!

    :((


  14. ma nessun termine napoletano?? mi stupisce!


  15. Fabio by Antonio: ho invano cercato di estrapolare vocaboli e proverbi partenopei… ma qualcuna sosteneva di non saper più parlare il -bellissimo- dialetto napoletano….
    P.S: melàngula… questo è il cetriolo in abbruzzese…


  16. @Roberta: mi sa che all’apice della discussione Claudia si è appartata con Lele sul divano…
    Per questo niente napoletano.

    @Fabio: Melàngula!! Ma è incredibile… e zucchino, e pesca?? Che suoni, che colori! Io vado a vivere in Abruzzo.

    🙂


  17. beh Melàngula e’ di certo molto piu’ poetico dell’orribile termine “cetrone” usato dalle mie parti (dall’uso quale mi dissocio) 🙂


  18. Il loto è la melma, il fango, giusto?!?!?!?! Sono una Perugina doc, ma non vorrei fare brutte figure!!!

    A voi le conclusioni … 🙂

    Io adoro il calabrese, ma più che il dialetto, l’intonazione e l’accento …

    Tipo mio figlio che riporta una battuta di una compagna di classe (forse sentita in un cartone … boh!!!): “Ma che mi prendi in giro, ma che sei mica un polipo????!!!!” con tutte le vocali APERTISSIME!!!!

    Un saluto a tutte le regioni. 🙂

    Simo


  19. @Henry: Cetrone!! Ah ah ah!! Ma è orribile!

    Ma allora il loto sarebbe la mota?

    @Simo: Una perugina! Allora anche tu dici “erto”, tipo fetta di pane erto, cocca. A me erto mi fa morire.


  20. siii! il loto e’ la mota!

    erto come ‘loto: ignorante, maleducato, persona poco fine…erta appunto!


  21. Aaaahhh!!
    Un mànfano!!


  22. E quando si dice cocca di solito si usa l’aggettivo possessivo:

    “La mi’ cocca!”

    ahahahahahah

    @henry: ma di dove sei di preciso? 🙂


  23. la parola cocco/cocca mi riempie di commozione…

    la mia mitica nonna Rosa mi chiamava spesso “cocco” e anche mia mamma ogni tanto indulge “come stai cocchi’…”

    simona: originario della provincia di viterbo ma mia mamma ha radici orvietane/bolognesi


  24. è ‘nnutile: ccù sapi ‘a lingua passa ‘u mari… dice mia nonna!

    AAA giovane maestro di gentili maniere offresi per impartire lezioni di grammatica e letteratura in lingua siciliana (sud-est insulare). Manuali e simili forniti gratuitamente. Prezzo modico.

    AAA preparato insegnante di lingua inglese cercasi disperatamente dopo presa di coscienza d’ignoranza acuta in materia. Pregasi contattarmi al mio indirizzo di posta va_dima@libero.it


  25. @Henry: Coccobbellooooo!!! Ma allora sulla spiaggia dicono a te…

    (pessima questa)

    @Và: Io vorrei prenotare il giovane maestro siciliano di gentili maniere (anche se mi servirebbe più la variante dialettale sud ovest), ma ho il sospetto che per l’insegnamento dell’inglese abbia già ricevuto qualche proposta…

    😉


  26. al Loto non ci ero arrivata. Avevo pensato all’albero dei cachi, che non so perchè riconduco ai loti (ma esistono?)
    forse è vero, la discussione proseguiva durante una mia pausa con Lele abbracciato. Ma era bello sentirvi confrontare dal divano.

    Posso inserire qui: puparuoli? crisommole? mulignane?


  27. Bellissime, Claudia!! Una meglio dell’altra… ma che bestie saranno?

    Caco e diospero hanno dominato i giorni perugini (insieme a peau d’ange, ma quello non c’entra niente).
    Possibile che a Perugia nessuno sapesse cos’è un diospero????

    Capirei se avessi detto un mangò!


  28. beh, anche noi in romagna di parole simpatiche ne abbiamo a kili. patacca, burdel (ragazzo, non quello che pensate voi), zdora. è un vero peccato che tra 20 anni sarà tutto solo un ricordo da archeologia linguistica


  29. @Amèlie: Benvenuta!
    Doppiamente benvenuta in quanto romagnola!
    Io da piccola avevo dei parenti in Romagna, e mi ricordo che mi sembrava impossibile che si parlasse così diversamente solo attraversando l’Appennino.
    Vero, archeologia linguistica.

    😦


  30. Sono romagnola anche io, e adoro i dialetti italiani, sono un patrimonio ricchissimo !
    Speriamo che non scompaiano, sarebbe molto triste.
    Complimenti per il blog: è da un po’ che ti leggo, ma non avevo mai commentato.
    Buona serata!


  31. Ciao Laura, e benvenuta anche a te, lettrice silenziosa.
    Spesso mi chiedo chi sono i miei lettori silenziosi, e ogni volta che qualcuno si svela, e con una faccia simpatica come la tua, mi fa contenta.
    Buona serata anche a te.


  32. Avvertenza a tutti: Amèlie è un uomo!!


  33. Ma “peau d’ange” a che si riferisce? Il suo suono raffinato mi ha subito attratto ;o))


  34. @Antonio: Va pronunciato MOLTO alla francese per goderne veramente l’effetto nasale… chiedi al nostro gioielliere cosa significa…



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