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La cena

2 novembre 2007

Il ristorante era piccolo, un po’ squallido. Erano capitati lì per ripiego, si stava facendo tardi, lei aveva molta fame e lui si era stufato di girare alla ricerca di un posto ancora aperto. A dir la verità, lui avrebbe preferito andare subito in albergo. Ma lei, lei aveva molta fame. Aveva sempre fame, e specialmente quando lui non aveva voglia di mangiare. E sembrava lo facesse apposta a masticare piano, con le labbra ben chiuse, da ragazza di buona famiglia. Come adesso. Lui aveva ordinato spaghetti aglio e olio. Ordinando un piatto di rapida preparazione gli era sembrato di accorciare la durata della cena. E invece lei, lei aveva ordinato un risotto ai funghi, e se lo gustava con calma irritante, aggiungendo cucchiaiate colme di parmigiano. Lui attaccò subito gli spaghetti, anche se non aveva fame, pur di toglierseli davanti. “Ammazza! Ma quanto peperoncino ci hanno messo…” “Bevi un po’ d’acqua…” “Ma no, l’acqua non serve…passami il pane…” La calma di lei lo irritava. Prese un pezzo di mollica e gettò il resto della fetta sulla pasta, allontanando il piatto. Scoprì di essersi anche macchiato la cravatta d’olio. “Mannaggia…” “Ma che hai stasera Luca? Si può sapere?” chiese lei posando la forchetta. “Niente ho, cosa devo avere…non mi piace questo posto. I ristoranti italiani all’estero mi mettono tristezza.” “Però il risotto è buono” disse lei placidamente, riprendendo a mangiare. Lui sentì l’impulso irresistibile di farle il verso, ma si controllò. Per calmarsi, immaginò quando avrebbe chiuso a chiave la porta della camera, l’avrebbe spogliata e lei lo avrebbe lasciato fare, con quel suo modo tranquillo, e lui avrebbe sentito le sue ciglia battere sotto le sue labbra, e il tepore delle sue clavicole…

Il cameriere lo riscosse dai suoi pensieri, disturbandolo. “Per secondo desiderano?” “Per me niente grazie, ci porti pure il conto.” “Ma no dai, aspetta: che avete di buono?” Sembrava che glielo facesse apposta. Lei ordinò dei saltimbocca con patatine. “Ma non hai proprio fame?” “Non ho fame, Caterina, sarò libero di non avere fame? Sono stanco.” “Peccato. Guarda che belle torte…” disse lei indicando il banco frigorifero. E allora lui capì che lei avrebbe ordinate anche il dolce, e sicuramente anche il caffè. E gli sembrò di impazzire.

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27 commenti

  1. il tepore delle sue clavicole, hehe. quando la serata prende una piega del genere, sono dell’idea che sia meglio assecondare i desideri di chi amiamo.


  2. Mi sfugge qualcosa…in una situazione simile o non sarei riuscita neppure io a mangiare, oppure non sarei stata lì.


  3. @Napolino: Cioè tu dici che lei avrebbe dovuto assecondarlo magari andando al drive in di un McDonald’s?
    O che lui avrebbe dovuto sacrificarsi e ordinare anche dolce, frutta e caffè?

    😉

    @Lophelia: Mi meraviglio di te…
    A questa situazione ci sono almeno due possibili spiegazioni:

    1) O si tratta di un giochino di potere da parte di lei (implica un atto di volontà)

    2) O si tratta (più probabilmente) di un tipico esempio di disparità di sentimenti (o di diverse esigenze, a seconda dei punti di vista)

    Che in fondo, poi, è la stessa cosa.


  4. appunto, volevo dire. E’ che io parto sempre dal presupposto che se non sei pienamente coinvolta non c’è gusto, quindi non capivo.


  5. (pienamente coinvolta non vuol dire innamorata. E’ una questione di percezioni amplificate, come si direbbe in programmazione neurolinguistica. Un po’ come guardare un film in Surround-dolby etc. su grande schermo invece che in TV. La differenza che passa tra vivere le esperienze in modo “associato” cioè da dentro, o “dissociato”, cioè vedendosi dall’esterno).
    Dimenticavo: lettura avvincente, come sempre:)
    ma quando pubblichi?


  6. @Lophelia: Diciamo che lei è un po’ “mucchesca” in questa sua placidità. Chiaramente dissociata.
    Probabilmente, qui c’è anche una sorta di mia proiezione, un alter ego in certe situazioni ma anche un alter ego inverso in altre… insomma basta.

    Basta coi dissociati!!
    Associamoci!!!


  7. @Lophelia: Diciamo che lei è un po’ “mucchesca” in questa sua placidità. Chiaramente dissociata.
    Probabilmente, qui c’è anche una sorta di mia proiezione, un alter ego in certe situazioni ma anche un alter ego inverso in altre… insomma basta.

    Basta coi dissociati!!
    Associamoci!!!


  8. Unione Associati…Andrei bene come presidente, mi sa:D


  9. Posso fare il Presidente associato?

    Invece per l’Unione Dissociati abbiamo un chiaro candidato alla presidenza… sempre che i numerosi impegni glielo permettano…

    😀


  10. Ah ah ah Lophe, mi sembra di essere tornata a scuola, nell’ora di religione o di storia dell’Arte…


  11. ub che bello facciamo casino durante l’ora di religione!!! posso aggiungermi???
    mi associo anche io (sempre e comunque).

    il racconto mi piace…il tipo comunque non ci sa fare per nulla: io sarei stato al gioco, avrei iniziato ad imboccarla, vuoi mettere iniziare i preliminari a tavola?


  12. la seconda che hai detto, ovviamente. vista la direzione presa dalla serata lui avrebbe dovuto ordinare anche il dolce, il caffè, l’ammazzacaffè e magari si sarebbe potuto concedere anche un sigaro cubano alla fine di tutto. sai, bisogna saper cogliere i lati “negativi” delle situazioni per girarli a proprio vantaggio, trasformandoli in positivi. ora mi hai fatto sorgere un dubbio, dici che lei non lo ama?


  13. io mi presi una nota dal prof di religione a 3 mesi dagli esami di stato. diciamo che volevo fare la libera pensatrice sotto il suo naso.. ma io dopo tutta sta roba riuscirei sinceramente solo a dormire..e poi ogni coppia è un equilibrio di forze, un gioco di potere, di ruolo, un campo di battaglia. io senza un pochino almeno di guerra mi annoio assai. angela.


  14. ciao


  15. @Henry: Sì, anche tu sei un associato.
    E sempre il solito!!
    🙂

    @Napolino: diciamo che lei non è altrettanto “presa” come lo è lui… quello che Lophelia genialmente definiva come effetto Surround-dolby… quando c’è quello proprio non si mangia…

    Concordo, quindi, che la strategia vincente sarebbe stata assecondarla, ma vedi, io credo che lei poi dopo cena gli conceda quello che lui vuole, lo stesso. Non è che lei non vuole, è che per lei quello è l’ammazzacaffè.

    @Angela: un po’ di disparità fa bene, troppa no.

    @Anonimo 2: ciao a te.


  16. è interessante vedere come i tempi dell'”amore” siano diversi tra uomini e donne.. o diversi per tutti…
    ho letto il racconto solo oggi, ma me lo sono proprio goduto… mi è piaciuto molto il chiaroscuro delle reali intenzioni di lei… amore o cibo?… CIBO! (ma forse anche amore, però dopo, si dopo aver aggiustato tutto, la fame, la sete, il capriccio…)…


  17. @Antonio: sono diversi per tutti, a seconda delle situazioni, e a seconda se siamo sul piatto più alto o più basso della bilancia.


  18. Perché c’è sempre uno che ama di più e uno meno. Ma com’è strana questa storia!


  19. io avrei fatto lo stesso al mio Luca, ora come ora, avrei fatto lo stesso se il tipo in questione non mi intrigava granchè, più che altro per non arrivarci mai in quella stanza d’albergo, il suo modo di fare tranquillo … mmmmm la dice lunga


  20. ma perchè non le dice esplicitamente: non voglio il cibo, voglio te!
    perchè si metaforizza e non si esprime l’essenziale? perchè non si incontrano mai i momenti con i desideri?
    non capisco come qualcuno possa avere l’interruttore del desiderio e della complicità.


  21. @Rodo: La trovi strana?

    @Zefirina: Bè, lei ovviamente non è altrettanto coinvolta, ma… non potrebbe essere anche che lei sa aspettare?

    @Claudia: ma secondo te, gli uomini DICONO le cose? A me non è mai capitato.

    L’interruttore funziona soltanto fino a una certa soglia, oltre quella c’è il corto circuito e li lasciano le pietanze nel piatto.


  22. a me lei era simpatica nella sua volonta’ di condurre il suo gioco di potere e godersi il suo risotto ai funghi. poi pero’ quando a chiesto saltimbocca e patatina mi e’ sembrata solo una golosona di cibo e una dispettosa!certo se avessero parlato o se avessero iniziato un gioco a due voci la serata sarebbe andata meglio ad entrambi gia’ dal ristorante! com’e’ difficile trovare il giusto ritmo


  23. comunque un uomo in quello stato che pensa al tepore delle clavicole…mah! permettimi qualche dubbio.


  24. @Roberta: Questo poi secondo me è un incontro clandestino, e allora è estremamente difficile trovare il ritmo.

    @Lophelia: Vabbè, mica potevo scrivere a cosa pensa veramente, dai.

    😉


  25. Perchè, a cosa pensa?
    ;o)
    Baci baci!!!


  26. Io tifo Caterina…sono a favore della slow life.
    Arte scrivi davvero bene…


  27. @Antonio: Mi ricordi una vecchia canzone di Alice:
    “A cosa pensano
    i negozianti quando vendono
    che cosa sognano
    i professori quando spiegano…”

    Bacibaci!

    @Kabalino: Gentilissimo come sempre.



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