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Marina Cvetaeva

19 ottobre 2007

Ditemi: come va con l’altra?
Meglio? meno grane? – Mano ai remi! –
Vana linea costiera s’assottiglia,
scompare la memoria estrema

di me, isola fluttuante
(per cielo, non per mare…)
Anime, anime: sorelle! Anime:
amiche – mai più amanti!

Come vi va con la creatura
semplice? Senza divinità? E poi?
Voi, sceso dal trono, voi
che avete deposto la regina,

come vivete? Non c’è male? Non più
beghe? E bevete – quanto, adesso? E la cucina?
Il dazio della mediocrità immortale
come lo pagate, poveretto?

“Basta con le scenate, con gli eccessi –
cambio casa, vado via!”
Con la qualunque – come state
di che vivete, voi – mio eletto?

Mangiate – e dopo pranzo un sonnellino?
– Non lamentarti quando sarai sazio!…-
Con il simulacro come state
voi che avete dissacrato

il Sinai? Come vivete con la donna
terrestre?
Per la costola vi piace?
Non vi frusta la fronte la vergogna?
La briglia di Giove vi dà pace?

E la salute? E i nervi? Senza
problemi? A letto tutto bene?
L’immortale piaga della coscienza
come la curate, poveretto?

Come vivete con la merce da mercato?
Troppo cara la vita? Vi assilla
l’alto prezzo? Dopo i marmi di Carrara
che ve ne fate del tritume

di gesso? (E’ in pezzi
il dio scolpito nell’argilla…)
Come ci state con la milleunesima
voi – che avete conosciuto Lilith?

Già v’annoia l’ultima trovata
della moda? Sottratto all’incantesimo,
dite, come ve la passate
con l’umana senza il sesto

senso?

In coscienza – sei felice?
No? In quel disastro senza dei
come stai, amore?
E’ dura? Sì?
Come per me con l’altro?

Marina Cvetaeva, 19 febbraio 1924

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18 commenti

  1. Bellissima!!!!!!!!!
    Complimenti per il blog.


  2. Bellissima!!!!!!!!!
    Complimenti per il blog.


  3. la manderei a chi dico io


  4. sai quando ero più ricca ed ero una “signora” viveva con me una colf ucraina che sapeva perfettamente anche il russo e io ogni tanto (anche lei era un’accanita lettrice) mi facevo leggere qualche poesia che conoscevo, in lingua originale e così ho scoperto una dolcezza, una musicalità in questa lingua, non l’avrei mai creduto


  5. Prolissa.

    Meglio questa

    Ultimo brindisi (Da Il giunco)

    Bevo a una casa distrutta,
    alla mia vita sciagurata,
    a solitudini vissute in due
    e bevo anche a te:
    all’inganno di labbra che tradirono,
    al morto gelo dei tuoi occhi,
    ad un mondo crudele e rozzo,
    ad un Dio che non ci ha salvato.

    1934

    oppure questa

    Distacco (Da Stormo Bianco)

    Ho davanti la via isoscele
    della sera.
    Già ieri, innamorato,
    supplicava: “Non dimenticarmi”.
    E adesso solamente i venti
    e i gridi dei pastori
    e i cedri agitati
    sopra fresche fontane.

    Pietroburgo, primavera 1914

    o, perché no?, questa

    Lascio la casa bianca e il muto giardino
    (Da Stormo Bianco)
    Lascio la casa bianca e il muto giardino.
    Deserta e luminosa mi sarà la vita.
    Nessuna donna saprà cullarti
    come io ti celebro nei miei versi:
    non scordare la tua cara amica
    nell’Eden che hai creato per i suoi occhi,
    per me che spaccio una merce rarissima
    e vendo il tuo tenerissimo amore.

    Carskoe Selo, 27 febbraio 1913

    o magari questa?

    Ah, tu pensavi che anch’io fossi una
    (Da Anno Domini)

    Ah, tu pensavi che anch’io fossi una
    che si possa dimenticare
    e che si butti, pregando e piangendo,
    sotto gli zoccoli di un baio.

    O prenda a chiedere alle maghe
    radichette nell’acqua incantata,
    e ti invii il regalo terribile
    di un fazzoletto odoroso e fatale.

    Sii maledetto. Non sfiorerò con gemiti
    o sguardi l’anima dannata,
    ma ti giuro sul paradiso,
    sull’icona miracolosa
    e sull’ebbrezza delle nostre notti ardenti:
    mai più tornerò da te.

    1921

    O, infine, questa?

    Strinsi le mani sotto il velo oscuro…
    (Da Sera)

    Strinsi le mani sotto il velo oscuro…
    “Perché oggi sei pallida?”
    Perché d’agra tristezza
    l’ho abbeverato fino ad ubriacarlo.

    Come dimenticare? Uscì vacillando,
    sulla bocca una smorfia di dolore…
    Corsi senza sfiorare la ringhiera,
    corsi dietro di lui fino al portone.

    Soffocando, gridai: “E’ stato tutto
    uno scherzo. Muoio se te ne vai”.
    Lui sorrise calmo, crudele
    e mi disse: “Non startene al vento.”

    1911

    (Anna Achmatova)

    J


  6. @Francesco C: grazie e benvenuto.

    @Zefirina: Bisognerebbe mandarla a diverse persone.

    Quanto al russo, io avevo anche deciso di impararlo, ma i miei neuroni non sono più quelli di una volta, e mi sono arenata all’alfabeto…

    @Jos: Io non la trovo prolissa, anzi, la trovo amaramente ironica.

    Non sai che Josif Brodskij disse di non poter competere con l’inarrivabile Cvetaeva?

    😉


  7. è bellissima, concitata. sono gli uomini caduti dal paradiso terrestre. angela


  8. è bellissima, concitata. sono gli uomini caduti dal paradiso terrestre. angela


  9. Oh Arte, ma io mi chiedo dove trovi queste perle. Se le peschi a caso in una libreria o in una biblioteca, o se qualcuno te le ha insegnate… sta di fatto che ogni volta che apro il tuo blog e c’è un post nuovo, inevitabilmente imparo qualcosa di nuovo e di bellissimo. Posso dirti “grazie” per questo? Beh lo dico: GRAZIE 😀
    un abbraccio forte
    Ady


  10. @Angela: Sono gli uomini nella loro più intima realtà.

    @Ady: Sei molto gentile, questo è veramente un grande complimento per me.
    Dove trovo le “perle”… non so, vengono a me nei modi più diversi, e io le infilo in una collana sempre più lunga.
    Sono davanti agli occhi di tutti. La vita è tanto bella.


  11. Io ho sempre accostato la Cvetaeva a Rossella O’hara…e non ho mai capito perchè il mio cervello, troppo spesso, faccia di queste associazioni.

    #zefirina: da un pò di tempo ho scoperto che le lingue apparentemente più dure, nella poesia, rendono al meglio…


  12. Sai che non ho mai letto nulla della Cvetaeva?


  13. Sai che non ho mai letto nulla della Cvetaeva?


  14. @Kabalino: Sarà per lo stesso motivo per cui il mio cervello associa ad esempio il numero 5 alla lettera F e al colore giallo… a volte quando devo scrivere F scrivo 5 e viceversa…

    @Chiara: Male, figliuola, molto male.
    😉


  15. @Kabalino: Sarà per lo stesso motivo per cui il mio cervello associa ad esempio il numero 5 alla lettera F e al colore giallo… a volte quando devo scrivere F scrivo 5 e viceversa…

    @Chiara: Male, figliuola, molto male.
    😉


  16. secondo me è per qualcosa che abbiamo visto da piccoli, un libro, un’immagine o una qualche tabella colorata in cui sono associati lettere e numeri.
    io ce l’ho con le note musicali:
    il DO è giallo
    il RE è marrone
    il MI è verde
    il FA è rosa
    il SOL è rosso
    il LA è blu
    il SI è nero.
    e da lì non si scappa.
    ma ho scoperto che per altri i colori delle note sono altri e anche per loro senza possibilità di dubbio.


  17. @Francesco: ma per caso anche tu avevi il piccolo pianoforte con le note colorate? Il mio era a coda!


  18. oddio, mi sembra di no!
    non ricordo, le note le ho imparate dopo comunque.
    secondo me, più banalmente, erano delle note colorate sul retro del quaderno di musica delle medie…



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