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Parole e silenzi

2 ottobre 2007

(foto: Copenaghen, 28 settembre 2007)

Sono le parole o i silenzi ad unirci o a dividerci?
È la differenza dei nostri universi, maschile e femminile, a separarci o a renderci complementari?
E perchè pensiamo così spesso la stessa cosa, ma solo io la dico, mentre tu dici: “Lo sai, no?”

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32 commenti

  1. Le parole che dovrebbero unirci, a volte sono così abusate o talmente distanti dai nostri comportamenti che diventano prive di significato e i silenzi ci uniscono solo quando non nascono dall’assenza di parole non dette.

    Solo questo so.

    Per gli altri interrogativi non ho risposte e, forse, non le avrò mai.

    Ciao 🙂


  2. belle domande…

    (bella anche la foto, cos’era?)


  3. @Arte: aggiungendo anche il tono che fa capire: perchè non lo dai per scontato? allora per te non è scontato; forse perchè a volte non è nemmeno così…

    @Frank: a me non piace quando si sostituisce il nome del partner con “Amore”, che poi spesso diventa “Amò” e viene seguito da: compri tu il pane??
    Lì veramente si svuota di senso; ma per riempirlo di nuovo c’è il sentimento!


  4. @Frank: Ho notato che questo tipo di post ti fa puntualmente riemergere e commentare.
    Bene.
    Un’economia delle parole, dunque.

    @Hertz: L’ho fatta l’altro pomeriggio in una piazza di Copenaghen. È un maxischermo che trasmette immagini di film , c’era un festival del cinema europeo (ma io ero a un meeting di lavoro, quindi niente).

    @Claudia: Io credo che alla base ci sia sempre un’insicurezza (mia, o delle donne?)di fondo. Razionalmente, si sa che le parole sono solo una minima parte del messaggio: il tono, il modo, la situazione, ecc contano di più. Però una parte di noi vuole disperatamente attaccarsi alla sillaba, come se fosse un contratto, o una deposizione.


  5. E’ una questione di tempo… Il fabbisogno di verbalizzazione ai fini della comprensione reciproca è inversamente proporzionale all’ammontare del tempo (fruttuoso) trascorso insieme… Cioè, più ti conosco meno ho bisogno di parole per comunicare con te… Questo non sminuisce le parole, anzi, le preserva per un uso più appropriato e specifico… Così non si rischia quell’orrido “Amò, lo prendi tu il pane”, come diceva Claudia…
    Ci sono delle eccezioni però… Le parole “ti amo” ne fanno parte: più le sento, più rischio di non saperle dire… Ma anche qui l’approfondarsi del rapporto fuga molte paure…


  6. meno le dici, più rischi di non saperle più dire

    con questa storia che i silenzi sono significativi mi sono veramente rotta le scatole, concordo con il fatto che non c’è per forza bisogno di riempire un silenzio con parole inutili, ma il mutismo non lo sopporto, specie se riguarda i sentimenti e non basta nemmeno rispondere: lo sai no???

    potete vederci e leggerci un tono aggressivo!
    nelle mie parole


  7. sai che avevo intuito un pò questo tuo retropensiero nel post al dottore. “la donna è mobile, il problema è quando la si acchiappa.” come se il desiderio, anche di comunicare intensamente, finisse con la conquista,nel quotidiano. la personale “educazione sentimentale ” che sto vivendo mi ha portata ad avere molti amici uomini, e molte volte a saper comunicare ed interagire con loro meglio che con le donne. il tragicomico è che ho sempre parlato assai di più con gli amici che coi fidanzati, ci riesco meglio. da un uomo che abbia con me una intimità profonda cerco sempre quello scambio ambivalente di parole dette e silenzi di reciproco affidamento.è come sospendere un meccanismo che sappiamo entrambi di poter riprendere esattamente dopo, o non iniziare mai. la rassicurazione delle parole mi è molto necessaria invece quando sono triste. angela.


  8. ecco angela ha usato la parola giusta: rassicurazione, ahimè molte volte ho bisogno di rassicurazioni e le chiedo con insistenza e questo forse stressa un po’ “gli amanti”


  9. @Antonio: Il tempo come “capitale” di esperienze da accumulare insieme…
    Vero.
    Eppure a volte il tempo non ha lunghezza ma spessore (fruttuoso, dici tu).

    @Zefirina: Come ti capisco. Eppure, mi sa che la rassicurazione la dobbiamo trovare altrove.

    @Angela: Ma certo che si parla meglio con gli amici maschi che coi partner. Sempre fatto, io. È molto più difficile parlare quando sei coinvolta fisicamente. È quello che mi ha sempre fregato.

    Altro elemento: la “femminilità” dell’amico maschio (e NON intendo orientamento sessuale, ma emotivo), cioè la capacità di capire i miei bisogni. Invece gli amori sono quasi sempre caratterizzati da un forte elemento maschile, azione piuttosto che parola, che appunto rende difficoltoso parlare.

    (Con questo post mi sto veramente meritando la palma dell’autoreferenzialità e dello sputtanamento da rete)


  10. tempo fa ero in germania ed ero disperatamente fidanzata con un tipo molto taciturno. soffrivo di questo vuoto. la sera, quando tornava, gli facevo trovare appiccicate ai muri di casa con dei post tutte le cose che avrei voluto dirgli e lui non aveva voluto o potuto ascoltare.ma cinzia, essere attratti da qlc mica è una diminuzione della nostra capacità di comunicare. della nostra sicurezza, forse.
    per il discorso degli amici, mi rendo conto di essere platonicamente innamorata di qlc di loro, i più intimi. la nostra reciproca attrazione ha corso con le parole,ma non per questo credo abbia meno dell’ innamoramento. ricordi? eros, agàpe, fìlia. racchiuderle tutte in un essere è un sogno molto ardito, che molti neanche osano sognare.


  11. un sogno molto ardito, sì…
    sinceramente non credo che siamo attrezzati ancora, culturalmente ed emotivamente, per una cosa del genere.
    e infatti continuiamo a distribuire le tre cose su vari soggetti diversi, uomini e donne, sia essendo uomini che donne.
    io vi appoggio ma vi dico anche “in bocca al lupo”…


  12. CINZIAAAAA!!!!!
    C’è posta per te!!!!
    CORRIIIIII!!!!!

    P.S.: e scrivimi il tuo numero di telefono!!!


  13. Ecco, io qui mi fermo, che è meglio per tutti.
    Angela, scusami ma non posso rispondere senza entrare veramente troppo nel personale.

    @Antonio: letto, visto, scritto.
    Grazie.


  14. @Angela, solo una cosa: anch’io ho vissuto in Germania con un tipo, però non era taciturno.
    Ora però basta col personale. Il prossimo post sarà sugli aumenti dei prezzi.

    @Francesco: crepi, crepi, crepi.


  15. post interessantissimo, come sempre qui!
    dunque innanzitutto via le generalizzazioni. uomi? donne?
    non credo che sia una questione di sesso. spesso dipende dalla nostra educazione sentimentale o, meglio ancora, dal nostro famigerato passato.
    io, per cio’ che ho vissuto nel passato piu’ o meno rmoto, sono uno che da molte e cerca molte rassicurazioni, molte parole.
    ma e’ veramente cosi’ importante il detto?
    forse no…forse dovrei (dovremmo) cercare di capire che ogni persona che abbiamo davanti e’ diversa da ogni persona che abbiamo avuto davanti nel passato e che se nel passato i silenzi avevano un cero significato (negativo) non e’ detto che silenzi simili abbiamo lo stesso significato oggi (nel presente).
    e’ difficile, e’ drissima, perche’ dobbiamo combattere contro le nostre paure piu’ ancestrali, quelle piu’ nascoste e piu’ radicate.
    ma l’amore puo’ tutto no?
    e quindi ci dobbiamo sforzare di capire, di andare oltre il detto. l’ho imparato questo, e’ forse l’unica cosa che ho imparato e se anche talvolta mi verrebbe di chiedere di piu’, di farmi prendere dallo sconforto per quella parola non detta, deglutisco, respiro piano, stringo i denti e vado avanti.
    la felicita’ si raggiunge anche cambiando noi stessi per esserne piu’ degni.

    o no?


  16. post interessantissimo, come sempre qui!
    dunque innanzitutto via le generalizzazioni. uomi? donne?
    non credo che sia una questione di sesso. spesso dipende dalla nostra educazione sentimentale o, meglio ancora, dal nostro famigerato passato.
    io, per cio’ che ho vissuto nel passato piu’ o meno rmoto, sono uno che da molte e cerca molte rassicurazioni, molte parole.
    ma e’ veramente cosi’ importante il detto?
    forse no…forse dovrei (dovremmo) cercare di capire che ogni persona che abbiamo davanti e’ diversa da ogni persona che abbiamo avuto davanti nel passato e che se nel passato i silenzi avevano un cero significato (negativo) non e’ detto che silenzi simili abbiamo lo stesso significato oggi (nel presente).
    e’ difficile, e’ drissima, perche’ dobbiamo combattere contro le nostre paure piu’ ancestrali, quelle piu’ nascoste e piu’ radicate.
    ma l’amore puo’ tutto no?
    e quindi ci dobbiamo sforzare di capire, di andare oltre il detto. l’ho imparato questo, e’ forse l’unica cosa che ho imparato e se anche talvolta mi verrebbe di chiedere di piu’, di farmi prendere dallo sconforto per quella parola non detta, deglutisco, respiro piano, stringo i denti e vado avanti.
    la felicita’ si raggiunge anche cambiando noi stessi per esserne piu’ degni.

    o no?


  17. henry, l’ultima cosa che hai detto è bellissima, la metterei come motto sopra la mia porta o in cima al mio blog se ne avessi uno.
    mi limiterò a metterla sulla mia intestazione messenger…


  18. io credo siano i silenzi.

    Canta Celentano il mio discorso più bello e più denso, esprime con il silenzio il suo senso (http://www.stazioneceleste.it/esercizi/canzoni/Adriano_Celentano-Arcobaleno.htm)


  19. io credo siano i silenzi.

    Canta Celentano il mio discorso più bello e più denso, esprime con il silenzio il suo senso (http://www.stazioneceleste.it/esercizi/canzoni/Adriano_Celentano-Arcobaleno.htm)


  20. @Henry: non parlavo infatti di uomini o donne, ma di elementi maschili e femminili, che è diverso.
    Comunque hai ragione, è la nostra storia a renderci ciò che siamo. Ed essere “degni” della felicità io lo interpreto come “lavorare incessantemente per saperla percepire”, prima di tutto dentro di sè.
    Non essere dipendenti dalle parole, ma dai gesti.

    @Francesco: Mi raccomando mettila su msn, non su skype!

    😉

    @Chiara: Lo credo anch’io. I silenzi e il parlare di altre cose (raccontare di quello che si è fatto, con chi si è parlato, cosa si è letto… non cosa si è pensato, sentito)


  21. @Henry: d’accordissimo. Siamo quello che siamo stati, ma possiamo diventare quello che non siamo ora.
    Baci!


  22. Domande, domande, domande…
    Oggi nn facciamo che domande…su tutti e su tutto.
    Si interroga e ci s’interroga…
    E intanto abbiamo smesso di ascoltarci e sopratutto di ascoltare…


  23. sssshhhh…parlo.
    Penso e parlo.


  24. scusami tu, cinzia, se ti ho in qlc modo creato difficoltà. è mia inclinazione e costume essere molto franca, ma mi rendo conto anche un mio grande difetto. credo mi derivi in gran parte dalla pratica forense e dalla concezione “agonistica” del dialogo e dei rapporti umani che me ne è derivata.assieme all’ abitudine a raffigurarmi rapidamente e percepire chi mi sta di fronte. angela.


  25. @Gianfranco: Sono in parte d’accordo, in parte no.
    Io credo che le domande siano sempre state fatte, dacchè esiste l’uomo. Forse oggi se ne parla di più.
    E le domande importanti sono, in fondo, sempre quelle.
    Vivere per me è fare domande. A me, agli altri. E ascoltare, ascoltare le risposte e le non risposte (che sono poi risposte).

    @Principe Silenzioso: Tu pensi tantoparli poco ma bene.

    @Angela: Io non parlo più, se non in presenza del mio difensore…

    😉


  26. @Antonio: come sei teorico: ma sei tu? devo cogliere la passionalità e il vissuto sotto questa pretesa di asetticità.

    Cerco parole rassicuranti… e silenzi rassicuranti. Forse non sono tanto dissimili, quando si incontrano.

    Degni della felicità? non so se questa cosa mi piace!


  27. Claudia, ogni tanto Antonio fa così, ma sotto sotto…un vulcano! Una mimosa! Peggio di me!

    “Degni della felicità” è piaciuto poco anche a me, veramente.


  28. alla fine, tanto per rispondere alla domanda, credo che siano le parole a dividere.
    ma a molti, soprattutto a molte, insospettisce di più il silenzio, che io invece adoro e mi sembra la cosa più intima che c’è.


  29. alla fine, tanto per rispondere alla domanda, credo che siano le parole a dividere.
    ma a molti, soprattutto a molte, insospettisce di più il silenzio, che io invece adoro e mi sembra la cosa più intima che c’è.


  30. @Claudia e Arte: ma veramente sono stato teorico??? Ah, voi donne!!! Eroe chi vi accontenta!!! ;o)


  31. @Francesco. Ci ho pensato molto, e la conclusione per me è questa: LE PAROLE O I SILENZI POSSONO UNIRE O DIVIDERE. Come la lontananza. Come la differenza.
    Trovo molto centrata la parola che usi: insospettire. Bisogna superare la cultura del sospetto, capire chi è l’altro e come comunica. Non interpretare i silenzi come mancanza d’amore e le parole come prova d’amore.

    @Antonio: Io ti consiglierei di scrivere un libro sulle tue teorie…
    😉


  32. ho letto una volta che non basterebbe una pesante catena a tenere insieme due persone. ci riescono invece i mille fili sottili che le legano assieme giorno dopo giorno. questa cosa la trovo vera, e verificata. decisamente l ‘appartenenza non passa attraverso il solo meccanismo delle parole, o del silenzio.il sospetto o l’ affidamento. due persone che stanno bene insieme le percepisci, è una sensazione che trasmettono anche a chi sta loro intorno.angela.



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