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Placebo, nocebo?

17 luglio 2007

Tempo fa abbiamo concluso uno studio clinico che funzionava così: la metà delle pazienti riceveva, in aggiunta alla terapia standard, un nuovo farmaco. L’altra metà, in aggiunta alla terapia standard, un placebo. Lo studio era un cosiddetto doppio cieco: nè le pazienti, nè chi le cura sapevano a chi veniva dato il nuovo farmaco e a chi il placebo. Fin qui, tutto normale.

Oggi mi arriva un’email dove si comunica che, a studio concluso, è stata finalmente aperta la banca dati cifrata. Ora sappiamo a quali pazienti è stato dato cosa. Insieme con l’oncologo, scorriamo la lista, e vediamo che: invariabilmente, tutte le pazienti che avevano lamentato effetti collaterali che attribuivano al nuovo farmaco (tanto che in alcuni casi avevano ritirato il consenso a partecipare allo studio) risultavano aver ricevuto un placebo.

Scambio di sguardi, silenzio. Poi, qualche risatina. L’oncologo scuote la testa.

Ma, in fondo: non è su questo che si basa – da sempre – la medicina? nel bene e nel male?
Come può far male una pallina di zucchero, così può far bene una pillola omeopatica.

Basta crederci.

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25 commenti

  1. vaglielo a spiegare ai verdi o ai new age…
    🙂


  2. che dici funziona così anche con la pillola anticoncezionale??? 😉


  3. p.s. la mia mamma assume un farmaco e solo quello per il mal di testa e i doliri reumatici, per via di qualcosa legata a suo padre quando lavorava a medicina all’università, il farmaco in questione è però ormai prodotto in poche confezioni, lei è capace di girare una marea di farmacie e comprare tutte le confezioni che trova, non so cosa faremo quando non lo venderanno più


  4. @CAPE!!!
    Quale ritorno!!!
    Mi fa molto piacere risentirti.
    🙂

    Ma io spero proprio che ci sia qualche New Age sul mio blog, che si possa discutere un pochino…
    😉

    @Zefirina: Se anche la pillola funziona così? Non mi stupirebbe. Però non mi risulta che siano stati condotti studi clinici a questo proposito, probabilmente avrebbero difficoltà a reperire le volontarie (ma NON i volontari!)

    Per tua mamma: qual è il problema? cominciate già da ora a fabbricare a sua insaputa un placebo plausibile, magari a Napoli lo trovate pure, taroccato, tanto l’effetto è quello!

    😉


  5. Io sono verde (non di rabbia), ma non faccio fatica a credere nel potere assoluto dei placebo e sono anche perfettamente d’accordo con la tua affermazione: basta crederci. Il nostro cervello ha delle potenzialità fantastiche, ma funzionano solo di rado e quasi a nostra insaputa. Peccato, eh!


  6. io non mi reputo new age e sono piuttosto scettico nei confronti di fiori di bach e omeopatia. pero’…pero’ su di me, che non ci credo hanno funzionato entrambi.

    quando sono colpito da attacchi d’ansia non c’e’ nulla di meglio del “resque remedy” e per quanto riguarda l’omeopatia: sono tre settimane che non fumo grazie a tre tipi “diversi” di “palline di zucchero”!!!

    non ci credo ma…funziona!


  7. Allora Henry ci distruggi la teoria della convinzione!


  8. @Rodo: (Io invece sono verde proprio d’invidia che vai in Bretagna! Ma attenzioine allo scatolame…)

    “Potere assoluto dei placebo”…insomma, non esageriamo!
    Comunque vedi che Henry dice “non ci credo ma funziona”, e tu stessa dici che spesso le cose funzionano “a nostra insaputa”…non è la stessa cosa?
    Secondo me forse non importa neanche essere convinti che qualcosa funzioni, basta SPERARE che funzioni…

    @Henry: Tre settimane??!! Wow. Ma sei bravissimo! Per premio, ti regalo le palline Zigulì.
    😉
    Tieni duro.


  9. Qualcuno diceva che non dovrebbero essere le medicine a curare, ma il medico… Certamente la “buona volontà” di far guarire qualcuno aiuta moltissimo nell’intento… Quantomeno, tanto pe restare terra terra, aiuta ad evitare che si commettano errori di omissione o distrazione nei confronti del paziente… Quando si tiene alla vita di qualcuno ci si prende cura di lui, e non solo lo si cura.
    Riguardo all’effetto placebo… beh, mi affascina tantissimo, e sono convinto che la scienza non può spiegarlo nei dettagli.


  10. Cara, posso intanto dire: come mi dispiace saperti di nuovo in laboratorio dopo averti seguito tra palme e spiegge bianche!
    però non voglio aggravare la sindrome da rientro e quindi mi ricolloco in mondalità On Topic:
    come immaginerete, gli antropologi medici hanno voluto infilare mani e braccia nel doppio cieco e nell’effetto placebo e, tanto per cominciare, si sono chiesti:
    ma se si vede che il 50% di chi ha avuto il placebo rileva degli effetti, perchè si prende tutto questo e si butta nel secchio e non si lavora sul: che ha funzionato, se non c’erano principi attivi nel farmaco?
    Forse ha influito l’attivazione endogena alla salute o alla malattia? forse ha influito la nuova attenzione che si è posta al proprio corpo, ai propri dolori? qualcosa ha avuto effetto, ma non è stata una molecola chimica.
    e, per esempio, si sono trovate molte analogie con “L’efficacia simbolica” narrata da vari etnografi sulla convinzione di morte imminente o sull’assistenza al parto. Dovremmo solo imparare a considerarci tutti uomini e non alcuni geni della scienza ed altri esotici ignoranti!
    Scusate, estremizzo, ma tu – Arte – non fare risatine sulle donne che, dovendosi concentrare di più sul proprio corpo, hanno enfatizzato i dolori o i problemi esistenti!


  11. Sull’effetto dei placebo nn è necessario essere dottori per sapere che funzionano.
    A memoria direi che da sempre i medici di famiglia curano pazienti con pilloline innocue varie.
    Il problema, a differenza dell’omeopatia e di altre pratiche “nn convenzionali” dove funzionano se ci credi, quì è diverso.
    Con i placebo devi trovare chi te lo fa credere.

    A me il vino del contadino nn è mai piaciuto, ma vaglielo a raccontare alla gente…

    ^__^


  12. @Antonio: L’effetto placebo affascina anche me. E quello che mi affascina di più è l’effetto “contesto”, il contesto nel quale ci si prende cura di chi è malato. Sull’importanza del contesto secondo me gioca gran parte del successo delle terapie alternative o complementari. Perchè quelle, anche se in gran parte placebo, fanno stare meglio perchè praticate inun contesto che mette il paziente e nn la malattia in primo piano.

    @Claudia: Dispiace anche a me!!

    Bè, la ricerca (anche medica) sull’effetto placebo è enorme, pensa anche solo alla psicosomatica. Certo che è importante. Non estremizzi affatto (vedi risposta al dottore sopra).

    Io, risatine? quello era l’oncologo (maschio), io mai mi permetterei
    😉

    @Gianfranco: In tutte le pratiche devi trovare chi te lo fa credere, no? Ma magari la medicina “ufficiale” gode di una posizione culturalmente privilegiata…ma non so poi fino a che punto, il pendolo sta andando dalla parte opposta credo.

    Quella del vino non l’ho mica capita!
    🙂


  13. Credo che la posizione culturale privilegiata spetti più alle medicine alternative che a quella ufficiale.

    Io credo che spesso chi si avvicina alle medicine alternative lo faccia o per ignoranza o per “troppa” cultura.
    Troppa cultura che porta a convinzioni a volte errate quanto quelle dell’ignorante, ma sempre convinzioni sono e queste aiutano…

    Un farmaco “ufficiale” arriva in ospedale e in formacia dopo una sperimentazione che ne valuta, oltre che l’efficacia anche la tossicità e gli effetti collaterali.
    Credo quindi sia più semplice e automatico “crederci”.

    Quando assumo un placebo nn so di farlo, la mia convinzione è che io stia assumendo qualcos’altro.
    In questo caso nn si tratta di crederci…

    Il vino del contadino è quasi sempre imbevibile, ma nell’immaginario ha un che di genuino (oggi leggi biologico)e di “fatto in casa” che lo trasforma per molti in una prelibatezza…


  14. @Gianfranco: Vero, la medicina “ufficiale” ha perso gran parte della sua egemonia culturale, ma non dimentichiamo che per molti la tecnologia medica (i trapianti, tutto quello che riguarda il genoma, la chirurgia in generale) hanno ancora grandissimo status. È principalmente dove la medicina ufficiale non arriva a curare che si ricorre a quella alternativa.

    La sperimentazione offre le
    migliori garanzie umanamente possibili, hai ragione. Eppure molti cercano altro. E secondo te, perchè? Troppa cultura, troppa ignoranza? Forse, anche. Ma forse anche il fatto che la chimica o la tecnologia non bastano quando non si guarisce?
    Quando tu assumi un farmaco, sia esso placebo o no, tu SPERI che funzioni. Non lo sai, ma lo speri. Ed è questa speranza che la gente cerca.

    La medicina alternativa è come il vino del contadino: forse scadente, ma per molti buona lo stesso. Perchè il contadino, come l’omeopata, ti vende un’atmosfera, un atteggiamento positivo, qualcosa in cui credere ancora.


  15. “È principalmente dove la medicina ufficiale non arriva a curare che si ricorre a quella alternativa.”
    Concordo e concordo pure, ma in parte, sul vino del contadino
    Solo in parte perchè se ai più fai bere un paio di volte del vino che meriti di essere chiamato così poi con il vino del contadino, per quanto positivo, ci lavano il gatto.

    ^__^

    Buona serata

    (f)


  16. L’unico punto dove molti di questi discorsi su medicine alternative fanno un po’ acqua è che il loro diffondersi è parallelo alla “scoperta” di nuove malattie.
    Dando nomi a tutto ci scopriamo improvvisamente malati e se prima eravamo colti da sana mainconia ora diamo “depressi”, se uno un tempo poteva avere delle normali preoccupazioni, ora soffre di “ansia”.
    E’ che la poesia, intesa come energia immateriale, nel mondo si sta estinguendo . E tutto diventa materiale, oggetto di consumo, anche le stesse malattie e ovviamente le medicine, qualsiasi esse siano, che prendiamo per curarle.
    Personalmente trovo che le endorfine siano un buon rimedio per molte cose, come dire che una corsetta al giorno cura un sacco di cose o meglio ci rimette in equilibrio con noi stessi.


  17. @Dottor K: Ma non c’è contraddizione tra la “scoperta” di nuove malattie (cioè la medicalizzazione di tutti gli aspetti della vita) e la reazione a questo, la ricerca di forme alternative. Anzi sono due aspetti della stessa realtà.
    Hai ragione: tutto è materia da una parte, niente è materia dall’altra.
    Su questo potrei scrivere volumi, ma vi risparmio.

    Le endorfine, dottore, le endorfine. Le endorfine e la morfina sono un dono degli dei.
    🙂


  18. Sostanzialmente sono d’accordo Arte ma con una connotazione un po’ più negativa.
    Le malattie diventano business per alimentare il business dei medicinali. Le nuove malattie trovano proprio da questo un terreno fertile per proliferare.
    E se non bastano quelle nuove allora abbassiamo le soglie e scopriamo che un sacco di gente che prima stava bene ora è diabetica (è solo un esempio).
    Il primo passo è rompere questo circolo vizioso, rifiutarsi di farsi condizionare da chi ti vorrebbe un perenne malato.
    Chiamando malattie quelle che davvero compromettono la salute.
    Per tutto il resto o quasi basta fare un po’ di attività fisica in più.
    Anche se nel to caso ho l’impressione che le tue di endorfine siano dovute a ben altro rispetto a un’ora di corsa….


  19. @Dottor K: Ma tu sfondi una porta spalancata!
    Parole sante.
    Certo che abbassare la soglia del patologico è un business per le multinazionali, basta vedere i nuovi parametri europei sulla pressione arteriosa. Conosco gente che è stata più o meno pubblicamente linciata su riviste scientifiche per averle (sacrosantamente) criticate. Siamo più sani se scopriamo di avere sempre più malattie? Assolutamente no. Cosa funziona di più, una pillola o un’ora di attività fisica? Su questo non c’è dubbio, solo che l’attività fisica è gratis…
    🙂
    Le mie endorfine sono dovute ad un’attività mentale (anzi, cardiaca diciamo)e non fisica, ma come sai, può essere la stessa cosa.


  20. non commmento spesso, ma ti leggo sempre!
    quindi non è un vero ritorno 🙂


  21. Davvero mi leggi?
    Allora ti riaggancio!
    Questo mi fa molto piacere. Ciao!


  22. “Il precipitare dei pensieri nel corpo” Ed. Melusina (casa editrice fallita…) di Mario Mengheri (mio psicoterapeuta, junghiano, fondatore dell’Associazione Italiana per la Ricerca Psicosomatica http://www.airp.livorno.it).
    Se non lo trovi, magari te ne faccio una fotocopoia e te lo spedisco.
    Buona vita, Arte.
    Un abbraccio forte forte.

    Fabio


  23. @Fabio A! Ma allora questo post richiama in vita più di un blogger che credevo perso…
    Sono contenta di risentirti, e riaggancio anche te.
    E grazie del consiglio.
    Ricambio l’abbraccio!


  24. ricommento qui, non voglio rovinare l’atmosfera degli altri post…
    sì, ti leggo sempre via feed, ma che voor dì ti riaggancio?


  25. @Cape: :D!
    Vor dì che avevo tolto il tuo link ma l’ho riattivato.
    Macchè rovinare l’atmosfera!!



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