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Leggerezza

14 giugno 2007

Leggerezza è osare tentare.

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15 commenti

  1. io sarei già distesa per terra…


  2. la leggerezza è un dono di natura. Io sono fondamentalmente un elefante, e quel tappeto sarebbe già sfondato… 🙂


  3. «Ho immaginato una dialettica della leggerezza, i cui tre momenti (tesi, antitesi, sintesi) fossero rappresentati rispettivamente dalle riflessioni di Nietzsche, Kundera e Calvino.

    Il filosofo tedesco rappresenta la tesi perché crede fermamente nella positività della leggerezza e nella possibilità da parte dell’uomo di conquistarla, a patto di tuffarsi nel flusso caotico della vita e di mantenersi sempre fedele alla terra.

    A un secolo di distanza, Kundera scrive un romanzo il cui titolo, L’insostenibile leggerezza dell’essere, ha già in sé il seme dell’antitesi. Lo scrittore ceco è interessato a descrivere il lato oscuro della leggerezza; a tal scopo, inverte di segno quelle immagini e quei concetti che, più di ogni altri, in Nietzsche esprimono la tensione verso la levità.

    Calvino, infine, incarna sia l’ottimismo di Nietzsche che la disillusione di Kundera, proponendo una sintesi che si avvale di figure e prospettive del tutto originali.

    Posizioni così lontane sembrano, tuttavia, legate da un tacito assunto: la leggerezza dipende dal modo di porsi di fronte al caos: Zarathustra lo esalta in quanto fonte inesauribile di leggerezza, mentre i personaggi del romanzo kunderiano, sia che vi si abbandonino, sia che gli voltino ostinatamente le spalle, sono comunque condannati alla dittatura del peso. O di una leggerezza insostenibile. Il punto di vista di Calvino appare più complesso: tanto tuffarsi nel caos che voltargli le spalle sono soluzioni lontane dalla sua indole di uomo, di scrittore e di pensatore. La proposta che avanza è quella di socchiudere gli occhi e creare, attraverso l’esercizio della scrittura, delle forme, delle isole d’ordine.

    La forma – dirà un giorno al suo amico Pietro Citati – “è un piccolo ex voto per allontanare la fine del mondo”».

    Beniamino Mirisola, “Forme della leggerezza tra Kundera e Calvino”

    ciao

    Jos


  4. @Galadriel: io non ci provo nemmeno

    @Diluvio: sì e no. La leggerezza fisica, forse. L’altra penso si possa imparare. Almeno provarci.

    @Jos: Molto interessante. Devo dire che parlando di leggerezza io pensavo ad altri autori, anzi autrici, particolarmente a Simone Weil, ma anche Etty Hillesum e Marina Cvetaeva.
    Calvino lo conosco poco, nonostante molti abbiano provato a convincermi a leggerlo…forse dovrei proprio.
    Sarà che mi affascina soprattutto il lato femminile della leggerezza, quello della perfezione come grazia, chiarezza, sottigliezza, bellezza e verità.
    Come vorrei essere, come provo ad essere: non contemporanea.
    Non contemporanea come Nietszche? Direi in maniera opposta: non mantenersi fedele alla terra, ma anzi cercare la levità del fuoco, la sottigliezza dell’aria.

    Tentare, in ogni caso, qualcosa di molto difficile. Questo volevo dire col post.

    🙂


  5. Ora casca ora casca.
    E’ cascata?


  6. @Jos: E un’altra cosa (il tuo commento è davvero molto interessante, vedi). Proprio ieri parlavo con qualcuno della necessità della forma, della struttura.
    “piccolo ex voto per allontanare la fine del mondo” è perfetto.
    Leggerò Calvino, avete vinto.


  7. ho sempre invidiato a valentina la sua plasticità, la sua leggerezza, fisicamente era (ed è ancora)come maria, magrolina ma sia quando faceva ginnastica artistica che poi con danza faceva degli esercizi che mai e poi mai mi sarei sognata di provare a fare….

    l’insostenibile leggerezza del’essere diceva Kundera

    io a volte mi sento così pesante


  8. @Rodo: ma perchè deve cascare?? E se casca, rimbalza.
    Non fare la zia!!

    @Zefirina: L’insostenibile flessibilità dell’essere di Maria, che si piega in tutte le direzioni!
    😀


  9. Già liberi dal passato, liberi dal giudizio, liberi dalla forma.


  10. calma e leggerezza.

    lezione durissima da imparare, pero’ funziona!


  11. @Lateo: Forse per Nietszche, non per me, non liberi da niente di questo…

    Anzi.

    @Henry: La lezione è stata dura, devo ringraziare i Maestri (e i Grilli Parlanti).


  12. Leggerezza e coraggio, direi.
    Mi ricorda tanto quand’ero bambina. Ahimé, è passato un pò di tempo. :-/
    ps che bello il tuo gioiello. 😉


  13. @Lucia: Il coraggio della leggerezza.
    Grazie.


  14. Jos: grazie per l’immagine “forma-ex voto”, mi sembra sensazionale.

    Arte: fedeli alla terra però non lo vedrei come radicati alla terra, ancorati a terra. Fedeli mi suggerisce altro.

    Rispetto poi al tema leggerezza, ogni tanto mi ripeto il suggerimento di un amico: Respira.
    Capita che ci facciamo talmente ingrovigliare dai nostri pensieri che ci dimentichiamo di respirare. Figurarsi poi prenderla con leggerezza.


  15. @Claudia: Hai ragione, fedeli è diverso da ancorati, ha una valenza diversa.
    Io sono segno di terra con ascendente fuoco. Il mio complementare è un segno di fuoco con ascendente terra. Anche qui sta l’esperimento: controbilanciare leggerezza e pesantezza, volare insieme e poi tornare giù senza schiantarsi…fedeli alla terra senza esserne tarpati.

    “Respira” è sempre, sempre un’ottimo consiglio.



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