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Di Francesco, per Francesco

1 giugno 2007

Non ti ho neanche chiesto il permesso, Francesco. Ma questa è così bella che la riporto qui su Pioggia Blu, senza farla mia, ma come un omaggio a quello che sei.

Vorrei solo essere quel moschino,
o una zanzara non so,
che volava nella mia cucina stasera.
Vorrei che due mani enormi,
con un gesto non meditato, istintivo, preciso e senza esitazione,
mi prendessero in mezzo come in un applauso,
e senza neppure schiacciarmi e alterarmi i lineamenti,
semplicemente mi interrompessero,
lasciandomi dolcemente cadere in terra.
Indegno di essere nato,
indegno di essere amato,
sempre fuori tempo massimo,
sempre in un’ora sbagliata
e in un luogo sbagliato.
Un intruso,
un richiedente asilo e accudimento,
il terzo incomodo,
l’assente a cui sempre volgere lo sguardo,
la via di fuga,
senza diritti, senza cittadinanza,
senza storia, senza durata.

Alé, continuiamo a riempire la pagina di questo blog,
solo un po’ meno splatter,
un po’ meno sesso esplicito o immaginato,
questo blog tacciato di idealismo,
che a quanto pare l’idealismo,
da virtù che era,
è diventato qualcosa di ridicolo.
Come l’intransigenza, la coerenza,
la resistenza o il credere nella liberazione,
nella trasformazione, nella costruzione.
Certo, rimaniamo immobili, nella nostra cucina,
nel nostro salotto, nella nostra camera da letto,
immobili nella notte con gli occhi spalancati piantati sul soffitto,
qualcuno che russa al nostro fianco o che dormendo
sussulta, spaventato.
Rimaniamo immobili,
solo un movimento rapido – l’applauso – o le dita,
che si muovono frenetiche sulla tastiera.
E poi più nulla, il silenzio,
lo stomaco accartocciato,
il corpo raggomitolato,
nascosto, lontano, annodato nelle lenzuola,
niente carezze, niente piccoli tocchi delicati,
coi piedi, colle mani,
per dire: sì, ci sono, sono qui vicino a te.

Ho quattro nomi, due cognomi e tre numeri di telefono,
cosa aspettate a contattarmi?
Ho mille storie da raccontare
e mille da ascoltare.
Io ascolto tutto, ingoio tutto
e tra un po’ vomiterò fuori tutto,
gli anni 60, gli anni 70,
gli anni 80 e i mostruosi 90.
E poi questi duemila
che non si sa più cosa siamo,
se destra o sinistra,
se schiavi o liberi,
se uomini o donne,
se reali o immaginari,
se tutti uguali o tutti diversi,
se tutti protagonisti o tutti spettatori,
se tutti bambini innocenti o adulti assassini.
Tutti artisti, tutti scrittori,
tutti fotografi e registi,
tutti viaggiatori, tutti amanti e amati,
tutti sesso e passione,
tutti cibo, tutti colti, tutti museo,
tutti libreria, porta-cd.
Tutti computer che porta dentro tutto,
la politica, l’esistenza, il genere,
la comunicazione e l’espressione,
l’alterità e l’omologazione,
lo spettacolo e la poltrona,
la violenza e la redenzione.
E poi le foto, la musica, le parole, i viaggi, l’amore e la cultura.

Tutto tranne l’odore.
Eh no, questo no, dovete ammetterlo.
Qui di odori non ce n’è.
Nè profumo né puzza.
E nemmeno sapori.
E nemmeno il tocco lieve, la carezza,
l’applauso che interrompe.

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11 commenti

  1. semplicemente, mi ha commosso…
    grazie!


  2. son senza fiato
    grazie


  3. @Diluvio, Henry: sottolineo che non l’ho scritta io. E che mi ha fatto esattamente lo stesso effetto.


  4. Vorrei essere un blogger solo per sentirmi “parte dedicata” di questa prosa… Bellissima… Arte, ma non ci racconti la storia della sua genesi? Lo so lo so, non l’hai scritta tu…


  5. apparentemente la carezza non c’è ma se chiudi gli occhi puoi immaginarla, perchè certe parole ti sfiorano proprio come lievi carezze, e forse ne puoi sentire persino il profumo intenso, persistente, basta che non smetti di sognare


  6. @Antonio: ma tu SEI un blogger, no?
    La genesi di questa prosa posso in parte immaginarmela ma non mi sento di parlarne, visto che ovviamente riguarda personalmente chi l’ha scritta.
    A me comunque pare dolorosamente vera.

    @Zefirina: Sì ma a volte ci vogliono anche le carezze vere.


  7. @Arte: diciamo che non ho un mio vero e proprio blog, ma ne ho uno in comodato d’uso!
    Baci!!!


  8. è bellissima, mi ha fatta piangere…

    virruzza
    http://virruzza.iobloggo.com


  9. @Antonio: diciamola tutta: sei un occupante abusivo del blog di Pib!!

    😉

    @Virruzza: ciao! Che piacere sapere che ci sei ancora, e che c’è un comune sentire.


  10. non riesco a commentarla, per pudore.


  11. infinitamente intensa, infinitamente vera.
    Mi ha colpito molto la storia dei molti nomi e cognomi, inutili se non per creare ponti con gli altri.
    Pensi che posso “usarla” per i miei studenti stranieri del corso di italiano?
    penso che per loro l’idea del “sempre in un luogo sbagliato, senza diritti, senza cittadinanza, senza storia” sia particolarmente vera.



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