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Le regole del gioco

18 maggio 2007

Non so più chi aveva inventato le regole. Nessuno dei due le aveva mai enunciate, non c’erano stati accordi formali. Ma entrambi sapevamo. Il gioco consisteva nel mantenere il più a lungo possibile una parvenza di normalità. Vederlo salire le scale, aspettarlo sulla porta con un leggero sorriso, il suo cappotto svolazzante, la cravatta un po’ allentata. Una volta, si era fatto crescere la barba e mi sembrò un altro. Entrava parlando del tempo, del traffico, un abbraccio rapido, formale. Da vecchia coppia. Gli avevo preparato qualcosa da mangiare. Bisognava fingere di avere fame, sedersi a tavola, servirsi, masticare, versarsi da bere. Conversare. Mascherarsi di sorrisi leggeri, casalinghi. Riuscire ad esempio a tenere le mani appoggiate casualmente al tovagliolo, controllarle fino allo spasimo, frenando l’impulso di percorrere quelle dell’altro, le unghie le vene i tendini, le tenui calde linee azzurre all’interno del polso. Niente. Fingere di ridere alle battute l’uno dell’altra, di trovare interessanti gli episodi raccontati, di interessarsi della sorte di amici comuni, libri prestati, musica ascoltata.

Quando una sola cosa occupava la mente.

Ma avrebbe perso la partita chi avesse ceduto per primo.

E bastava niente.

Bastava che qualcuno, allungando una mano per prendere una mela, inavvertitamente sfiorasse la mano dell’altro. O che, nell’atto di togliere un piatto, un fianco premesse leggermente su una spalla, un gomito scompigliasse i capelli. Bastava che uno sguardo indugiasse per un millesimo di secondo in uno sguardo, che una pausa durasse un secondo più a lungo del dovuto.

E la partita era persa. Allo sconfitto mancava per primo il respiro, per primo abbassava lo sguardo, per primo perdeva il filo del discorso, per primo si arrendeva.

E il vittorioso rompeva la diga.

E nell’arco di un secondo il perdente e il vittorioso erano persi l’uno nell’altra, e il mondo e il tempo e tutto diventava astrazione, postilla, nota a margine. E i bicchieri restavano ammezzati, gli spicchi di mela annerivano, le briciole di pane seccavano in solitudine. Le parole cessavano e il respiro mancava, e il mistero più grande restava sempre come fosse potuto scomparire quello spazio fisico tra la tavola e il letto, quei minuti tra giacca camicia gonna calze, che eppure avevano indossato e che ora giacevano sparpagliati a caso, e chi avesse tolto cosa, e a chi. In quale abisso fosse finito quel tempo.

Lo sguardo all’orologio era prerogativa del vincitore. Lo sconfitto si raggomitolava nel lenzuolo, rimetteva la maschera. Meditando la rivincita.

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16 commenti

  1. Mozzafiato i bicchieri che rimangono ammezzati… Questa sete multiforme…


  2. mi pareva di vederli quei due e forse anche di riconoscerli
    sei un mito


  3. ecco una cosa che non mi aspettavo di leggere qui.


  4. io invece chissa perche’ me la aspettavo…bellissimo, bellissimo…e non parlarmi di blocco dello scrittore.


  5. @Antonio: sete multiforme è fantastico.

    @Zefirina: facile riconoscerli e riconoscersi

    @Hertz: perchè no?


  6. @Henry: commenti incrociati…
    Me sò sbloggata!


  7. semplicemente perchè non l’hai mai fatto. non hai mai scritto una cosa del genere.
    con questo non mi freintendere, non che non mi piaccia, anzi, mi piace molto, è originale e accattivante.
    solo non me l’aspettavo.


  8. @Hertz: ci sono molte cose che (ancora)non conosci di me. Per fortuna.

    🙂


  9. Bramerei solo fosse un romanzo, più lungo da leggere. Lo metterei accanto alla Ernaux, cui non ha(i) niente da invidiare.


  10. @Lophelia: “Bramerei…” ma che fai, Violante??
    Grazie del paragone con Annie Ernaux, tuttora insuperata nel descrivere certe sensazioni a noi tristemente note…


  11. @ Hertz… attenzione, la Marchesa più la conosci più te ne innamori… è una sirena…
    Buon week-end a tutti…


  12. E che, ha da bramare solo lei;)?
    uhm, “tristemente” io non lo direi…(una volta si sarebbe detto triziamente, ma questa è un’altra storia:))


  13. @Antonio: Sssseeee…
    La sirena dei pompieri??

    😀

    @Lophelia-delle-mie-brame: chi è la più violante del reame?

    (triziamente, giusto)
    …e come hai capito, il racconto parla proprio di L. l’Impunito.


  14. Secondo queste “regole” io sarei un vincitore nato…
    ma nn ne sono così sicuro…

    G.

    ps: poi, però, assetati, i bicchieri li abbiamo sempre vuotati


  15. @Gianfranco: E poi chi credi che li abbia lavati, quei bicchieri, vincitore?

    🙂


  16. Bellissimo!
    😉

    N.



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