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Stravaganza 3

18 marzo 2007

(Capitoli precedenti: 1, 2)

Fu come assistere ad un fenomeno naturale. Gli sguardi di quei due sventurati si attrassero magneticamente, le loro anime si riconobbero, seppure i loro corpi non si fossero ancora conosciuti. Non fu solo passione quello che vidi in quello sguardo: fu un’alleanza oscura e impenetrabile. Toccò a me presentarli. Credo che avrei potuto dire qualsiasi cosa, avevano già smesso di ascoltarmi. Il Della Spiga baciò lievemente la mano della Marchesa, senza staccare gli occhi da quelli di lei. Mi parve di percepire lo stesso fenomeno che si avverte durante i temporali, quando il fulmine cade vicino a noi. Un senso di freddo, come se l’aria venisse risucchiata altrove. Il Della Spiga non disse niente, lei sussurrò solo ”Conte”. Poi, con un cenno imperioso del capo, ordinò all’orchestra di dare inizio alle danze. Il Marchese era impegnato, come spesso, al tavolo della canasta con un gruppetto di gentiluomini attempati. Egli non amava il ballo. Il Conte e Donna Violante ballarono un minuetto dopo l’altro, senza mai parlare. I loro sguardi erano come incatenati.

Ero avvezzo alle avventure amorose di Violante, che si facevano sempre più sfacciate: Don Alfonso de’Ricci, Il Barone Matteo delle Lame, il giovine giardiniere che avevamo assoldato l’estate precedente per ripulire le erbacce dal giardino, persino il maestro di musica che per capriccio lei aveva convinto il Marchese a far venire da Cremona, per insegnarle a suonare la viola da gamba. Tutto questo mi era ben noto. Da molto tempo vi è un armadietto nel mio studio, che cela un foro segreto. Non un’anima viva ne è al corrente. L’ho praticato io stesso, per proteggere il Marchese, che un tempo in quelle stanze aveva i suoi locali privati. Mi piace sapere cosa succede in questo palazzo, lo ammetto, di giorno e di notte. Io veglio, spesso fino all’alba, e non un sussurro, non un gemito mi si può celare. Molte notti ho trascorso nel mio studio, a molte scene ho assistito, che Dio perdoni l’anima mia.

E già sapevo quello che avrei visto quella notte. Dopo la festa, quando anche i lumi dell’ultima gondola si furono allontanati sulla laguna, vidi dalla mia finestra una barchetta nera avvicinarsi silenziosa all’ingresso del fondaco. Vidi la Bettina, la sguattera che si dice Donna Violante sia andata a prendere in un postribolo per servirsene per questo tipo di faccende, scendere silenziosamente la scala di servizio e far entrare una figura alta, magra ed elegante. Tutto questo l’avevo previsto. Ciò che mai avrei potuto prevedere fu l’intensità della loro passione. Conoscevo bene l’inverecondia di Donna Violante, ma spinta dalla perizia di lui ella raggiunse vette inaudite di lascivia, lasciandomi al mattino spossato come dopo un lungo viaggio. Il Conte Federigo, di lei degno maestro ed allievo, si congedò con un muto baciamano e uno strano sorriso, ai primi albori.

A quella notte ne seguirono molte altre. Il Marchese, cieco come sempre, aveva accolto il Della Spiga tra i suoi ospiti abituali. Le cacce all’anatra selvatica nelle isole disabitate della laguna, le notti di feste sul canale, i grandi balli del carnevale veneziano, si succedevano per Federigo alle notti nelle stanze della Marchesa. Spesso ascoltavo le loro conversazioni, nel grande letto a baldacchino, al solo lume di una candela, mentre dalla porta socchiusa del balcone solo lo sciacquio leggero del canale rompeva il silenzio della notte. L’intelligenza feroce di lei, la sete di vita e di piacere di lui, si rispecchiavano nel loro linguaggio: i motti di spirito, i pettegolezzi sugli esponenti più in vista della nobiltà veneziana, il disgusto di lei per il Marchese, il bisogno di denari di Federigo e l’amore per la ricchezza di Violante erano tasselli di un mosaico che si andava formando alla perfezione: la loro complicità, resa forte dal loro vizio e concimata dalla loro assoluta mancanza di principi morali e di timor di Dio, cresceva rigogliosa come un fiore nero e vellutato.

Ma era nella natura stessa delle cose che due tali amanti non potessero trovar pace l’uno nell’altra. Era destino che il loro gioco dovesse allargarsi, come una di quelle macchie d’umido che coi loro elaborati contorni ornano e deturpano gli intonaci dei nostri palazzi. Le loro notti d’amore non potevano, alla lunga, rimanere impunite. Ci fu chi parlò, forse tra la servitù, o più probabilmente qualche dama gelosa di aver perduto le grazie di Federigo. Un sorriso, una mezza parola fatta cadere al momento giusto, magari tra le colonne di Piazza San Marco, al passeggo serale.

Il Marchese, finalmente, aprì gli occhi.

(continua)

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11 commenti

  1. mi sa che mi tocca fare come per quell’altro racconto me lo stampo tutto quando è finito e poi me lo leggo con calma


  2. perfetto per questo grigio lunedì mattina.
    (ps quoto il giovine giardiniere)


  3. Ovvia, finalmente è arrivato il terzo capitolo.
    E ora che farà il marchese?


  4. Ovvia, finalmente è arrivato il terzo capitolo.
    E ora che farà il marchese?


  5. bello…anche megli dell’anteprima che avevo letto…

    zefirina: ti tocca stampare da due blog diversi…sempre piu’ difficile!

    rodo: che fara’ il marchese? si accettano suggerimenti… 😀


  6. bello…anche megli dell’anteprima che avevo letto…

    zefirina: ti tocca stampare da due blog diversi…sempre piu’ difficile!

    rodo: che fara’ il marchese? si accettano suggerimenti… 😀


  7. arte: ricordati di mettere il link al capitolo secondo in testa…


  8. @Zefirina: ma allora quando guardi gli sceneggiati come fai, li registri e poi te li guardi tutti insieme??
    😉

    @Lophelia: quello è solo una comparsa, un ruolo cammeo per Garcia Bernal…

    @Rodo: No, che farà la Marchesa piuttosto…whahahaha…..

    @Henry: acc, non mi riesce!! Mi viene solo il link a suedive, non a quel post specifico. Me lo mandi?


  9. E ORA????? pensavo di essere arrivata all’ultima puntata, ma ora che ho visto (continua) ci sono rimasta male!! dove e quando continua??
    Mi sta intrigando e complimenti assoluti a entrambi!
    posso dire solo 2 piccolissime cose da cacaspilli: ho riso troppo su Ripulire le erbacce dal giardino! era voluto?
    quello che invece non mi è piaciuto è il nome della servetta di donna Violante (che per me rimarrà Virginia): Bettina!! perchè questo ricordo manzoniano in questo terreno privo di regole morali? a chi mi devo appellare perchè le cambiate il nome?

    Vogliamo sapere che succede ad Alessio!
    BRAVI


  10. @Claudia: in effetti ora che mi ci fai pensare intendevo il contrario con le erbacce!! Ero troppo presa dall’immaginarmi Garcia Bernal nel ruolo di giardiniere…

    Bettina forse è troppo manzoniano…però non è una servetta, è una sguattera.
    Troppo tardi per cambiarle il nome.

    E poi: ci saranno ben altre servette!
    😉


  11. @ uh! che rivelazione!! ben altre servette inattese?? leggeremo leggeremo!
    comunque Arte, erano solo minuzie. Il lavoro a quattro mani fra voi due mi sembra una affinità elettiva bellissima!



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