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Dark (4)

27 febbraio 2007

La cassaforte è in fondo al mare. È nera, coperta di macchie di ruggine. Lei ci nuota intorno, lentamente, appesantita da qualcosa sulla schiena. Le bombole dell’ossigeno? Si accorge di respirare affannosamente, cerca di calmarsi. La cassaforte sembra essere lì da tempi antichissimi. Sa con certezza che quello che c’è all’interno la ucciderebbe. Eppure non riesce a staccarsene, a nuotare in superficie…è come se una zavorra la traesse verso il fondo…e si accorge allora, allora la vede: la sottilissima crepa nel metallo, l’incrinatura che spacca il portello, e che impercettibilmente si va allargando…e il fluido nero che ne esce, ormai a fiotti, è il nero latte del passato….

Il suo stesso grido la sveglia. La faccia di Axel le è vicina, i suo occhi scuri e morbidi, un po’assonnati. ”Ehi, ehi, ehi. Calma. È un sogno. Margherita.”Riesce a metterlo a fuoco. “Dio mio…scusami. Scusami, un sogno…terribile.” Si volta dall’altra parte, rannicchiandosi nel piumone. “Si può sapere cos’hai ultimamente?” “Niente. Sarà lo stress, il lavoro, mille cose.” La sua voce è meccanica, piatta. Lui non dice niente. La luce fredda dell’alba inonda la stanza. Dietro i vetri, il cielo inizia a schiarire. I cristalli liquidi della sveglia segnano le dieci di mattina. Una lunga domenica di silenzio le si apre davanti.

Ha chiuso il blog, lo ha cancellato per sempre. Senza rimpianti. Ha cambiato l’indirizzo di posta elettronica. Ha trascorso il pomeriggio lavorando, stordendosi di cifre, grafici, parole. Il mal di testa le fa quasi bene, l’aiuta a cancellare i segni degli ultimi giorni. Axel è uscito a sciare, da solo, il giro lungo che fa la domenica. Margherita alza la testa. Il sole è già scomparso dietro ai monti, oltre il fiordo. La luce blu inonda il salone dale grandi vetrate. Tutto è blu profondo, il mare, il cielo, le pareti. Per la prima volta dopo molti giorni si sente calma, stanca. Arresa. Appoggia la fronte alla vetrata. Un rumore di passi nel corridoio la riscuote. Col cuore in gola si gira verso la porta del salone. I passi si avvicinano, lenti. “Axel?” nessuna risposta.

L’ultima cosa che vede è una sagoma, alta, magra, che le si avvicina senza fretta

(FINE)

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18 commenti

  1. un brivido mi percorse la schiena.


  2. un brivido mi percorse la schiena.


  3. Stampato e graffettato 🙂
    Stasera lo leggo…grazie.

    Buona giornata, G.


  4. Questa parte è la più bella. Anche se non sono sicura di aver capito.
    Comunque sul tema del passato che ritorna ci ritorneremo.


  5. @Paolo: 🙂

    @Gianfranco: anche graffettato! Grazie a te.

    @Trilophelia: Il tema del passato sarà ricorrente, temo, in molte sedi.


  6. Come sarebbe fine??!!


  7. come Fine?
    come “L’ultima cosa che vede”?

    tutto così in sospeso? oddio! e pensare che voleva scappare dal passato.


  8. @Rodo e Claudia: Io, con molto tatto, avevo più volte cercato di prepararvi…ma voi niente!

    Dal passato si può credere di scappare, ma quello ti raggiunge sempre. Prima o poi.

    P.S. Se vi fa sentire meglio, cancellate quell'”alta e magra”, sostitutite “Riccardo Cocciante” ed avrete la versione di Margherita suggerita da Paolo….

    😉


  9. quest’ultimo capitolo e’ quello che preferisco. il finale poi! mi ricorda i miei esperimenti col racconto…in particolare uno che scrissi tempo fa e che non ho mai trovato il tempo di pubblicare…chissa’…

    la sagoma alta e magra poi e’ un colpo da maestra…;)


  10. Brividi, ricordi, il passato..
    Hai ragione Arte, non si sfugge, neanche andando in cima al mondo!
    Grazie delle sensazioni che ci hai regalato.


  11. @Henry: Un colpo basso sferrato in alto.
    😉
    (pubblica, pubblica…e poi mettiti al lavoro…)

    @Adi: Grazie a te!


  12. Lasciamo perdere i Riccardi vari.
    Sì, ok che dal passto non si fugge, è parte di noi, ma quello che mi disturba del finale è che fino ad un attimo prima stava nel reale e tutto a un tratto si proietta nell’ipotetico, nel sogno o incubo o come altro chiamarlo?
    Non mi torna; forse sono troppo tera-tera.


  13. Lasciamo perdere i Riccardi vari.
    Sì, ok che dal passto non si fugge, è parte di noi, ma quello che mi disturba del finale è che fino ad un attimo prima stava nel reale e tutto a un tratto si proietta nell’ipotetico, nel sogno o incubo o come altro chiamarlo?
    Non mi torna; forse sono troppo tera-tera.


  14. Mi pare che tu sia molto sicura di ciò che è reale e ciò che è sogno. Beata te.
    🙂


  15. Mi pare che tu sia molto sicura di ciò che è reale e ciò che è sogno. Beata te.
    🙂


  16. uffa aveva postato ieri ma pare si sia perso nei meandri della rete, mi sa che farò come gianfranco me lo rileggo tutto insieme, però accidenti mi è venuta un’ansia, piacevole ma sempre ansia
    bravissima, mi piacciono i racconti che ti fanno stare con il fiato sospeso


  17. uffa aveva postato ieri ma pare si sia perso nei meandri della rete, mi sa che farò come gianfranco me lo rileggo tutto insieme, però accidenti mi è venuta un’ansia, piacevole ma sempre ansia
    bravissima, mi piacciono i racconti che ti fanno stare con il fiato sospeso



  18. Mi auguro che margherita non abbia sofferto troppo. In questi casi è sempre auspicabile un incontro veloce e repentino. 🙂



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