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Nebbia

12 febbraio 2007

Mattina presto, in un certo posto della campagna toscana, in macchina verso l’aereporto, settembre 2005.
Attimo indimenticabile di bellezza infinita
e lacrime, anche, e amore, distanza, perdita

“E quando fui salito sulle nuvole
in alto alla montagna in arie chiare, si fece la mia vita
e il mio occhio che scruta e il cuore che batte,
un feudo inestimabile che grato io detenevo
senza essere per questo possessore
del suo valore e della sua bellezza che perciò non passa.
Ed aleggiò sulla mia fronte,
lieve, la fredda brezza delle cime.”

Hermann Hesse, “Per via” (Unterwegs)

Ispirata da questo post, ecco la mia nebbia preferita.

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14 commenti

  1. nebbia che nasconde e abbellisce tutto, anche se qui non è esattamente l’Osmannoro e non c’è da nascondere…


  2. nebbia che nasconde e abbellisce tutto, anche se qui non è esattamente l’Osmannoro e non c’è da nascondere…


  3. E tu sei un (lucido) faro nella nebbia cara Lophelia.


  4. stanno freschi i navigatori…
    😉


  5. la nebbia agli irti colli sale….


  6. Strano questo post…si intitola “nebbia” e riporta un brano di una poesia di Hesse,
    due cose mi appartengono.

    Abito nella pianura padana e la nebbia ce l’ho nel sangue…purtroppo.

    Nn conoscevo questa poesia, o forse nn la ricordo,
    ma questo post me ne rammenta un’altra che amo ed in cui mi sono sempre ritrovato, questa:

    Nella nebbia

    Strano, vagare nella nebbia!
    E’ solo ogni cespuglio ed ogni pietra, né gli alberi si scorgono tra loro,
    ognuno è solo.
    Pieno di amici mi appariva il mondo quando era la mia vita ancora chiara;
    adesso che la nebbia cala non ne vedo più alcuno.
    Saggio non è nessuno
    che non conosca il buio
    che lieve ed implacabile
    lo separa da tutti.
    Strano, vagare nelle nebbia!
    Vivere è solitudine
    Nessun essere conosce l’altro,
    ognuno è solo.

    Herman Hesse


  7. @Lophelia: ci areneremo tutti

    @Zefirina: Carducci e Bolgheri, ne parlavo ultimamente

    @Gianfranco: Veramente pensavo anch’io alla poesia di Hesse che citi tu, e che è bellissima. Però poi ne ho scelta un’altra, o meglio, quest’altra si è fatta scegliere.
    La nebbia della pianura padana però è un’altra nebbia, no?


  8. Bhè…la nebbia della pianura padana nn è solo quella in cui si perse il nonno di Fellini, pur essendo davanti a casa :-).
    Io abito in un paese a ridosso delle colline con ville antiche e parchi, molti pubblici.
    Nelle giornate soleggiate del tardo autunno, quando il pomeriggio scende la nebbia, l’atmosfera è molto bella.
    In Emilia, quasi tutta la zona collinare a ridosso dell’Appennino è così, anche se nn è la Toscana.


  9. anche io ricordavo carducci e la sua di nebbia…

    di hesse conosco tutti i romanzi ma non conoscevo le poesie…non ancora.


  10. Dio, cos’è quella coltre silenziosa

    che fiammeggia sopra l’orizzonte…

    quel nevaio di muffa – rosa

    di sangue – qui, da sotto i monti

    fino alle cieche increspature del mare…

    quella cavalcata di fiamme sepolte

    nella nebbia, che fa sembrare il piano

    da Vetralla al Circeo, una palude

    africana, che esali in un mortale

    arancio… E’ velame di sbadiglianti, sudice

    foschie, attorcigliate in pallide

    vene, divampanti righe,

    gangli in fiamme: là dove le valli

    dell’Appennino sboccano tra dighe

    di cielo, sull’Agro vaporoso

    e il mare: ma, quasi arche o spighe

    sul mare, sul nero mare granuloso,

    la Sardegna o la Catalogna,

    da secoli bruciate in un grandioso

    incendio, sull’acqua, che le sogna

    più che specchiarle, scivolando,

    sembrano giunte a rovesciare ogni

    loro legname ancora ardente, ogni candido

    bracere di città o capanna divorata

    dal fuoco, a smorire in queste lande

    di nubi sopra il Lazio.

    Ma tutto ormai è fumo, e stupiresti

    se, dentro quel rudere d’incendio,

    sentissi richiami di freschi

    bambini, tra le stalle, o stupendi

    colpi di campana, di fattoria

    in fattoria, lungo i saliscendi

    desolati, che già intravedi dalla Via

    Salaria – come sospesa in cielo –

    lungo quel fuoco di malinconia

    perduto in un gigantesco sfacelo.

    Ché ormai la sua furia, scolorando, come

    dissanguata, dà più ansia al mistero,

    dove, sotto quei ròsi polveroni

    fiammeggianti, quasi un’empirea coltre,

    cova Roma gli invisibili rioni.

    Pier Paolo Pasolini
    Da “La religione del mio tempo”,

    edizioni Garzanti, Milano 1961


  11. @Francesco: che meraviglia.


  12. ma che bellissima fotografia … mi mette serenità !
    ciao


  13. @Reloaded: Il messaggio è sempre nell’occhio di chi vede.
    Benvenuto.


  14. @Reloaded: Il messaggio è sempre nell’occhio di chi vede.
    Benvenuto.



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