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Siamo anche questo

31 dicembre 2006

Voglio chiudere l’anno con questo post, che ho tenuto nel cassetto per settimane, senza paura di intristire i lettori. Chi mi conosce sa che che questo tipo di cose è una parte di me. Non so se c’è un “messaggio”, ma ognuno può leggerci quello che vuole. Ringrazio Rodocrosite e Lophelia per aver dato il “buon esempio”.

Nessuno mi aveva avvertita. Nessuno me l’aveva detto. Non lo sapevo. Ero probabilmente l’unica a non saperlo. Non l’avrei mai pensato. Non era, semplicemente, pensabile.

È giovane, bella. Ha una bambina che ha appena imparato a camminare, il vestito da sposa ancora appeso nell’armadio. La vedo quasi ogni giorno, da anni, vestita di bianco, col collega-marito. Lavorano insieme.
Anche oggi la vedo venirmi incontro in corridoio, ma oggi non è vestita di bianco. Indossa una tuta verde. Neanche lui è vestito di bianco, e la sostiene. La sostiene perchè lei non riesce a camminare da sola. Ha il passo strascicato e instabile, lento. Mi passano accanto, lui abbassa lo sguardo, lei mi attraversa col suo, senza vedermi, o senza riconoscermi. Ha il viso gonfio di cortisone.

“Qualcuno mi spieghi”. Riverso sui colleghi la mia rabbia.

Mi spiegano. Basta una parola. Una parte di me capisce quel greco doloroso che descrive il caos di cellule che le sta devastando il cervello. Un’altra parte di me invece si rifiuta di capire. È quella che vuole ancora credere alla Fata Dentina, al tesoro alla fine dell’arcobaleno, alle stelle cadenti che esaudiscono i desideri. Alle mamme che muoiono solo vecchissime, circondate da bisnipoti, la chioma bianca e il viso sorridente, raccontando favole. Le due parti litigano nella mia testa per giorni. Entrambe sanno chi ha ragione. Entrambe sperano che il tempo passi presto.

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11 commenti

  1. Al titolo del tuo post, cara Artemisia, ci avrei aggiunto, per esperienza personale, l’avverbio spesso (siamo spesso anche questo).
    Tuttavia, voglio sperare, augurandolo anche a te, che il nuovo anno ce ne faccia vivere un pò di meno di queste sofferenze.

    Auguri di buon anno. 😉


  2. Potremmo fondare un movimento contro la rimozione delle verità scomode e dolorose, contro la superficialità che invade le nostre vite. Non per intristirci, ma perché la consapevolezza di queste verità ci renda più pieno e profondo il vivere.
    un abbraccio e auguri.


  3. Io mi sento propensa a formare il movimento dell’ allegria!!!!!!!!!!
    Auguri di gioia e di allegria per tutto il 2007!


  4. @Paolino: Hai ragione, spesso. E ricambio l’augurio!

    @Lophelia: Se non temessi di offendere David Grossmann, che sicuramente segue giornalmente questo blog, cambierei il sottotitolo con quello che hai appena scritto. Non si sarebbe potuto dire meglio.
    Auguri anche a te.

    @Rodo: Sospetto che tu abbia commentato dal lavoro, all’una e venti di notte…

    Leggendolo mi vengono in mente le risate che facevamo da piccole, per delle cavolate, per ore, e alla fine non si sapeva neanche più perchè si era cominciato…

    😀


  5. Da sempre l’uomo ha difficoltà a confrontarsi con le proprie paure.
    E’ il normale istinto di sopravvivenza…che nel momento del bisogno fa uscire quella forza che nessuno pensava avessimo…nemmeno noi stessi…ma che ci fa (anche) cambiare “canale” (TV e nn solo) quando si parla delle malattie…altrui.
    Questo perchè (io credo)in noi nasce quella’angoscia derivante dal pensare che saremmo incapaci di affrontare tali drammi.


  6. Purtroppo la vita è fatta anche di queste cose…
    Che almeno possano insegnarci a “crescere” servendoci d’esempio!


  7. @Fly: Vero, normale istinto di sopravvivenza…
    Però c’è un aspetto, quello della rimozione della sofferenza, della perdita di un rapporto “naturale” col soffrire come parte della vita, che mi interessa particolarmente, e forse ci tornerò in un altro post.

    @Francesco: Non si cresce senza confrontarsi con le cose che ci fanno paura.


  8. @Fly: Vero, normale istinto di sopravvivenza…
    Però c’è un aspetto, quello della rimozione della sofferenza, della perdita di un rapporto “naturale” col soffrire come parte della vita, che mi interessa particolarmente, e forse ci tornerò in un altro post.

    @Francesco: Non si cresce senza confrontarsi con le cose che ci fanno paura.


  9. non c’è niente da capire nè da spiegare bisogna come dici tu reimparare a confrontarsi con il dolore e con la morte, una volta c’erano tanti di quei riti legati a questo triste passaggio, tutta la comunità era partecipe del dolore e della morte, ora siamo un po’ più soli a gestirli, ora non si può parlare di sofferenza e morte, ti dicono che porti sfiga, non è così c’è un’alfa e c’è un omega bisognerebbe ricordarselo sempre.
    p.s. ti capisco una mia giovane collega/amica sta in queste condizioni è una persona solare, allegra, di quelle che ti mancano se non ci sono, ma io sono fiduciosa ce la farà.. con un piccolo aiuto dei suoi amici
    un abbraccio


  10. non c’è niente da capire nè da spiegare bisogna come dici tu reimparare a confrontarsi con il dolore e con la morte, una volta c’erano tanti di quei riti legati a questo triste passaggio, tutta la comunità era partecipe del dolore e della morte, ora siamo un po’ più soli a gestirli, ora non si può parlare di sofferenza e morte, ti dicono che porti sfiga, non è così c’è un’alfa e c’è un omega bisognerebbe ricordarselo sempre.
    p.s. ti capisco una mia giovane collega/amica sta in queste condizioni è una persona solare, allegra, di quelle che ti mancano se non ci sono, ma io sono fiduciosa ce la farà.. con un piccolo aiuto dei suoi amici
    un abbraccio


  11. @Zefirina: Sono d’accordissimo con te, quella che era un’esperienza naturale e collettiva nella nostra società è diventata una cosa da nascondere, una sconfitta, un’anomalia.
    Parlare di sfiga è proprio il sintomo di un lavoro di rimozione mal riuscito (quante energie).

    La morte dà un senso alla vita. Ma che fatica accettarlo.



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