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Verrà la morte e avrà i tuoi occhi

15 dicembre 2006

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi –
questa morte che ci accompagna,
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una vana parola,
un grido taciuto, un silenzio.
Così li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla.

Pet tutti la morte ha uno sguardo.
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.
Scenderemo nel gorgo muti.

Cesare Pavese, 22 marzo 1950

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21 commenti

  1. una delle mie poesie preferite, Arte. Tutta sottolineata in matita e commentata. 🙂


  2. Una delle mie poesie preferite, Arte. Tutta sottolineata in matita e commentata 🙂


  3. “O cara speranza,
    quel giorno sapremo anche noi
    che sei la vita e sei il nulla…”… bellissimo… chissà se mettendoci “che sei la vita O il nulla” le cose cambierebbero molto…???


  4. Scopro ora che a parte il titolo non la ricordavo affatto. Soprattutto i versi “o cara speranza, quel giorno sapremo anche noi che sei la vita e sei il nulla”.


  5. Antonio: abbiamo postato in sincronia di tempi e contenuto!
    credo che cambi molto con la “o” al posto della “e”.


  6. Io invece mi domando come mai hai scelto questa poesia, cosa ti ha ispirato a postarla proprio oggi. E in ogni caso, come dice Damien Hirst, per quanto rimuoviamo il pensiero la realta’ non cambia…


  7. Io invece mi domando come mai hai scelto questa poesia, cosa ti ha ispirato a postarla proprio oggi. E in ogni caso, come dice Damien Hirst, per quanto rimuoviamo il pensiero la realta’ non cambia…


  8. @Antonio:come dice Lophelia, cambia tutto se metti O…in un certo altro senso però non cambia molto…il nulla come dissolvimento dell’individualità può essere una forma di vita eterna perchè fuori dal tempo?

    @Lophelia: ma sai che ho ricominciato a leggere Pavese che per qualche strano motivo odiavo, e ho scoperto che è bellissimo? Meglio tardi che mai…
    Questa poesia oggi la dedico a una persona che forse ora sa se c’era motivo di sperare o no.

    OT: Non so cosa stia succedendo su Blogger, ma è ovvio che ci sono dei problemi! Io per esempio quando apro il blog da ieri sento uno strano ticchettio…(ed esplose).
    Chiara: ma allora riesci a commentare! Sono sicurissima che è una congiura di Blogger per farmi passare a beta.


  9. arte: c’è di mezzo una congiura. Ne sono certa. 😉


  10. io ho amato pavese da giovane, quando mi era presa la vena malinconica con tendenze masochiste, non suicide per fortuna, e ho letto molti suoi libri, tra le sue poesie mi piaceva tanto “lavorare stanca”


  11. La morte è un mio chiodo fisso e C.Pavese è il mio martello.


  12. Arte: avevo capito il senso e ti sto pensando molto in questi giorni.
    Pavese è stato un grande amore (condiviso con F.B.) finché da grande ho cominciato a vederlo come si vedeva lui quando scriveva: “non sono che un ammasso flaccido di sensibilità malsane”…
    scherzi a parte, “La bella estate” mi è rimasto nel cuore.

    OT: anche a me ieri sera ticchettava tutto!! davvero inquietante…ora almeno sul pc del lavoro no.


  13. a me pavese piaceva molto quando ero adolescente, ho letto molti dei suoi libri in quella fase che hai tendenze non dico suicide ma molto “gotiche”, dark, noir non saprei come definirle, la poesia che mi piace di più è lavorare stanca


  14. una delle poesie che preferisco.

    ogni volta che leggo l’ultima parte mi vengono i brividi: la morte come la fine di un vizio e quel labbro chiuso (che ho sempre trovato di un sensualita’ appassionata) che ci accompagna nel gorgo.
    e incredibile come si possano usare le parole per trasmettere sensazioni cosi’ intense.

    di una bellezza glaciale.

    grazie arte.
    grazie ancora una volta.


  15. Problemi di blogger e strani ticchettii a parte (continua)…

    @Fabio: Non te lo posso dire sul blog ma magari te lo scrivo, perchè proprio oggi. Però diciamo che il pensiero mi accompagna, l’occasione invece è fortuita.

    @Zefirina: Anch’io provai a leggere Pavese in quel perodo, ma non la poesia, provai a leggere dei racconti (folgorazione in questo momento: me li prestò Lophelia???? credo di sì) ma non li capii, mi irritava quel tono che ritenevo lamentoso, le Langhe, la collina…
    Non capivo un tubo insomma.

    @Paolino: Ecco vedi, io invece ti immaginavo tutto solare, allegro, tra un babà e un presepe, vedi come ci si sbaglia…

    @Lophelia: Bellissima definizione “un ammasso flaccido”…è proprio da lui definirsi così. Sai come ho imparato io ad amare Pavese? Attraverso le descrizioni di Natalia Ginzburg, della quale era amico. Pare non fosse per niente simpatico, ma io ora gli voglio bene.


  16. @Henry: commenti incrociati (oggi è tutto incrociato).
    Detto fra noi, tanto non ci sente nessuno, io ho pensato anche a te leggendola, ma non mi chiedere perchè.
    E torno a dire che qui se c’è qualcuno che deve ringraziare…


  17. l’anima è come l’amicizia… se finisce in un nulla vuol dire che non c’è mai stata, o che è stata sempre un nulla… se la vita ha un senso, questo senso è la vita stessa. non ha senso che finisca. l’alternativa è che sia tutto un’illusione. nè più brutta nè più bella. solamente un’altra cosa. sarò pure stolto a pensarla così, ma in questo caso ho il diritto di pensare che stolti lo sono tutti gli altri… solo uno stolto può perdere tempo a nascere, crescere, gioire e soffrire, vivere e morire, se poi è convinto che tutto finirà. suicidiamoci tutti, ammazziamoci pure; se l’anima è mortale l’amore e il rispetto non hanno più fondamento, tutto si risolverebbe in un perdere (o prendere) tempo a vedere un film banale con un finale scontato, lo stesso per tutti. visti da fuori, tra noi e una colonia di formiche non ci sarebbe nessuna differenza.
    baci e buon week-end a tutti!!!


  18. arte no, non ti sei sbagliata.
    E’ solo che serve quel tipo di atteggiamento per esorcizzarlo, scacciarlo via.


  19. Sento l’odore malsano della solitudine e la paura di morire, una paura forse vagamente infastidita dal pensiero che la morte sia resurrezione. Non la conoscevo, e ti ringrazio di averla postata. E la favola della tua bambina mi fa pensare tanto a quelle che inventavo quando ero bambino… Presto ritornerò da queste parti 😉
    Adynaton


  20. @Antonio: A me piace pensare che tu abbia ragione, anzi scelgo di farlo, a rischio di doverti sopportare per l’eternità!
    😉

    @Paolino: Ripensandoci, non era neanche difficile da capire.

    @Adynaton: Benvenuto su Pioggia Blu, e torna a trovarmi!


  21. La morte è sempicemente un cambiamento… pensarci è d’obbligo, pensarci troppo non fa bene!



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