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Istanbul (3) – Hüzün

10 ottobre 2006


Hüzün, la parola turca per “malinconia”. Orhan Pamuk ne parla nel suo libro “Istanbul” come di un concetto che domina la città, la sua musica, la sua poesia, la sua gente. È un modo di guardare la vita, una forma mentis. Una malinconia condivisa da milioni di persone. È l’hüzün di un’intera città.

“Parlo delle sere quando il sole tramonta presto, dei padri sotto i lampioni nei vicoli che tornano a casa portando buste di plastica, dei bambini che giocano a pallone tra le macchine su strade lastricate, delle donne velate alle fermate dell’autobus isolate, con im mano le borse della spesa, che non parlano a nessuno mentre aspettano un autobus che non arriva mai, degli imbarcaderi vuoti delle vecchie ville sul Bosforo, delle sale da tè piene zeppe di disoccupati, del magnaccia paziente che passeggia su e giù per la piazza principale nelle sere d’estate, alla ricerca di un ultimo turista ubriaco, delle folle che si affrettano per prendere il traghetto nelle sere d’inverno, dei vecchi che vendono trattati religiosi, perle da preghiera e oli da pellegrini nei cortili delle moschee, delle decine di migliaia di identici ingressi di condominio, le facciate scolorite da sporco, ruggine, fuliggine e polvere, delle sirene delle navi nella nebbia, delle mura della città, già rovine dalla fine dell’impero bizantino, delle folle di uomini che pescano dal ponte di Galata, delle sale di lettura gelide delle biblioteche, dei fotografi ambulanti, delle frasi sacre in scritte luminose tra i minareti delle moschee durante le festività, con lettere mancanti quando si bruciano le lampadine, dei muri coperti di manifesti marciti e anneriti, degli orologi delle torri che nessuno nota, dei libri di storia dove i bambini leggono delle vittorie dell’impero ottomano, e delle botte che quei bambini prendono a casa, dell’uomo che vende cartoline allo stesso angolo da quarant’anni, dell’odore forte di urina che ti colpisce in viali affollati, navi, gallerie e sottopassaggi, del riflesso arancione sulle finestre di Üsküdar al tramonto, di belle donne velate che trattano sul prezzo timidamente ai mercatini rionali, di giovani madri che si fanno largo per la strada coi loro tre figli, di rovine di marmo che per secoli sono state splendide fontane e che ora sono secche, i doccioli rubati, del fatto che tutto è rotto, finito, fuori moda, delle cicogne che passano in volo dai Balcani, dall’Europa del nord e dell’ovest quando si avvicina l’autunno, guardando giù su tutta la città, passando sul Bosforo e sulle isole del mare di Marmara.
Nei freddi mattini d’autunno l’hüzün è così denso che lo si può quasi toccare, quasi lo si vede espandersi come una pellicola sulla gente e i suoi paesaggi.”

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18 commenti

  1. Bellissimo. Adesso so dare un nome a quello che mi colpisce nei luoghi che più mi colpiscono.


  2. Sapevo che lo avresti scritto, e ho proprio pensato a te leggendolo.

    Stessa sensazione che ho provato io.


  3. Grazie ai tuoi ultimi post e le numerose foto è stato come se ci fossi venuto anche io… e devo dire che mi è piaciuto molto;)


  4. Letto tutto d’un fiato ascoltando le note sparse di Daphnia di Yo La Tengo, e mi si sono magicamente create davanti agli occhi le immagini, ho sentito odori e suoni. L’eco nel mio personale huzun e’ stato forte.


  5. Letto tutto d’un fiato ascoltando le note sparse di Daphnia di Yo La Tengo, e mi si sono magicamente create davanti agli occhi le immagini, ho sentito odori e suoni. L’eco nel mio personale huzun e’ stato forte.


  6. @Francesco: peccato che non c’eri veramente! 🙂

    @Fabio: Questo mi fa molto piacere, e mi ritengo onorata (davvero!)


  7. ma e’ bellissimo questo pezzo!
    e spratutto mi ha fatto venire in mente la “gemella occidentale” di istanbul…lisboa, con la sua suedade (che non e’ solo brasiliana come erroneamente si pensa).

    si credo proprio istanbul sara’ la mia prossima meta!


  8. @Henry: Ti ringrazio!
    Sai che non ci avevo pensato, ma effettivamente ci sono diversi paralleli tra le due città…
    Io però a Lisbona non ci sono ancora stata, ma provvederemo presto!


  9. In Istanbul lei a un certo punto parla di “huzun”, la tristezza che invade la città. E dice, anche, che questa tristezza non corrisponde a ciò che per l’occidente è la malinconia….
    Quando descrivevo i bellissimi paesaggi di Istanbul mi sono reso conto che in realtà i paesaggi sono belli solo se trasmettono delle emozioni, dei sentimenti. Questa è una cosa che é nata già con Baudelaire a metà del XIX secolo. Quindi mi sono reso conto che la sensazione che emanavano i paesaggi di Istanbul era appunto, la malinconia. Però l’huzun, questa parola turca, appunto, tristezza, è molto diversa dalla malinconia in senso occidentale. Questo sentimento turco che è comune, e che accomuna tutte le persone, non è relativo agli individui che soffrono in silenzio nella loro stanza. L’huzun è un anche un collante che unisce la comunità. L’huzun si può descrivere anche come una filosofia di vita, un’etica, una morale, che insegna, appunto, a comportarsi bene, ad essere modesti, a non essere troppo ambiziosi di denaro, di ricchezze… accettando la tristezza e la povertà in maniera dignitosa. Questo è anche vicino al concetto giapponese di una filosofia, quasi aristocratica, di accettazione dell’errore. E questo, ovviamente, nasce ancora una volta dalla sensazione di perdita dell’impero ottomano e di vivere ai bordi, ai margini dell’Europa.

    Rainews 24


  10. In Istanbul lei a un certo punto parla di “huzun”, la tristezza che invade la città. E dice, anche, che questa tristezza non corrisponde a ciò che per l’occidente è la malinconia….
    Quando descrivevo i bellissimi paesaggi di Istanbul mi sono reso conto che in realtà i paesaggi sono belli solo se trasmettono delle emozioni, dei sentimenti. Questa è una cosa che é nata già con Baudelaire a metà del XIX secolo. Quindi mi sono reso conto che la sensazione che emanavano i paesaggi di Istanbul era appunto, la malinconia. Però l’huzun, questa parola turca, appunto, tristezza, è molto diversa dalla malinconia in senso occidentale. Questo sentimento turco che è comune, e che accomuna tutte le persone, non è relativo agli individui che soffrono in silenzio nella loro stanza. L’huzun è un anche un collante che unisce la comunità. L’huzun si può descrivere anche come una filosofia di vita, un’etica, una morale, che insegna, appunto, a comportarsi bene, ad essere modesti, a non essere troppo ambiziosi di denaro, di ricchezze… accettando la tristezza e la povertà in maniera dignitosa. Questo è anche vicino al concetto giapponese di una filosofia, quasi aristocratica, di accettazione dell’errore. E questo, ovviamente, nasce ancora una volta dalla sensazione di perdita dell’impero ottomano e di vivere ai bordi, ai margini dell’Europa.

    Rainews 24


  11. @Pib: Grazie per la precisazione…in effetti hüzün non è – come scrivo io – la parola turca per malinconia, è proprio una tristezza condivisa, che però non è neanche semplice tristezza…

    Non è un concetto interessante? Come dice Lophelia, leggendo Pamuk uno capisce perchè ha provato certe sensazioni, e anche da cosa hanno origine.

    Forse una delle cose che accomuna Lisbona a Istanbul è proprio questo essere ai margini dell’Europa?


  12. PAMUK ha preso il Nobel!!!
    Motivo in piu’ per leggerlo ora!


  13. artemisia: vero…quando ho letto il post e poi il commento di lophelia ho detto..ecco spiegato …quel senso di hüzün!


  14. @Henry: Hai visto? Io me lo sentivo….;)

    @Pib: Ecco spiegato tutto!


  15. Dicci la verità: all’Accademia di Svezia leggono anche loro pioggia blu? 🙂


  16. Forstås!
    (= “Si capisce” in svedese)

    Comunque, Paolino: lo sai che su mapstats ho visto che qualcuno mi legge dalla Camera dei Deputati? Di Roma, intendo.

    O-O


  17. Chi Rutelli?
    Il ministro della cultura?
    Beata te che hai tutti questi contatti. 😉


  18. Guarda, ti dirò che con Rutelli un contatto non mi dispiacerebbe mica!

    😉

    (Pensa se invece era Buttiglione…)



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