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	<title>Pioggia blu</title>
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	<description>ciò che sono, non lo so ancora - ciò che so, non lo sono più</description>
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		<title>Pioggia blu</title>
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		<title>L&#8217;ultimo porto</title>
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		<pubDate>Thu, 16 May 2013 09:12:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>arte64</dc:creator>
				<category><![CDATA[incontri quotidiani]]></category>

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		<description><![CDATA[Una camicia sporca di flanella scozzese, un berretto unto, la barba lunga. Mi porge una mano dalle unghie orlate di nero. Ci avevo parlato solo per telefono, ed era stato difficile allora concludere la conversazione: cercava il contatto, la compagnia di una voce. Ora, di persona, vorrebbe invece evitare il mio sguardo: si vergogna.  Vive [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pioggiablu.wordpress.com&#038;blog=6494989&#038;post=2943&#038;subd=pioggiablu&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color:#000000;">Una camicia sporca di flanella scozzese, un berretto unto, la barba lunga. Mi porge una mano dalle unghie orlate di nero. Ci avevo parlato solo per telefono, ed era stato difficile allora concludere la conversazione: cercava il contatto, la compagnia di una voce. Ora, di persona, vorrebbe invece evitare il mio sguardo: si vergogna.</span></p>
<p><span style="color:#000000;"> </span><span style="color:#000000;">Vive in campagna, da solo, lontano da tutto. Si è rintanato in un angolo di mondo difficilmente raggiungibile. Ma non è solo per questo che ha faticato a venire all’ospedale: “Non potevo andarmene da casa prima di aver affidato il piccolo a qualcuno”. “Il piccolo?” “La mamma la tengo fuori, ma il piccolo, l’unico che ho risparmiato, sta con me sul divano. Non sa ancora dar la caccia ai topi.” Realizzo che sta parlando di un gattino. “E ora a chi l’hai affidato?” Si illumina: “C’è un negro che abita a qualche chilometro. Si chiama Mohammed. Mi ha promesso che verrà a dargli da mangiare. È bravissimo, Mohammed.”</span></p>
<p><span style="color:#000000;"> </span><span style="color:#000000;">Ne ha visti lui, di “negri”. Per quarant’anni ha fatto il marinaio, e non c’è porto sulla terra che non conosca. “Ma il paese più bello del mondo, il paradiso, io lo so dov’è: la Tasmania.” Lo sguardo si perde sotto le grosse sopracciglia grigie. “Ci ho vissuto qualche anno.”Cerco di superare il disgusto che mi dà il suo odore di uomo che non si lava da mesi, le macchie sui pantaloni, le briciole di tabacco da presa nella barba ingiallita. Vedo che intuisce. “Mi dispiace, ma non sono riuscito a lavarmi. Mi mette un po’ in ansia l’ospedale”. Gli dico che capisco. Vedo che suda. Ha lo sguardo di un grosso bambino impaurito.</span></p>
<p><span style="color:#000000;"> </span><span style="color:#000000;">Era l’erede di una grossa fattoria, ma il padre la lasciò al fratello minore. Perchè? C’era già qualcosa che non andava, e fu questo o la voglia di avventura a spingerlo a lasciare tutto ed imbarcarsi? E cosa lo ha ridotto così? Gli  anni di vita dura, girovaga, oppure l’ansia lo ha assalito improvvisa, un giorno di sole sul ponte, e lo ha costretto a nascondersi?</span></p>
<p><span style="color:#000000;"> </span><span style="color:#000000;">Immagino la sua casa, la strada sterrata impraticabile d’inverno, lo scaldabagno sicuramente rotto, la sua pensione di invalidità, le giornate passate col “piccolo” e la madre sul divano a masticare tabacco e bere caffè in polvere. Lontana nel tempo, la donna che lo aspettava, con un figlio, un bambino vero, e che smise molto presto di aspettarlo, e il figlio chissà dov’è.</span></p>
<p><span style="color:#000000;"> </span><span style="color:#000000;">Penso che è il tipo che muore da solo, d’inverno, al tavolo di cucina, la tazza rovesciata e il caffè ormai freddo, la radio ancora accesa. Dopo un paio di settimane, Mohammed il “negro” sarà l’unico che andrà a vedere come mai non si è più visto in paese, e lo troverà così.</span></p>
<p><span style="color:#000000;"> </span><span style="color:#000000;">Non è molto che vive in quel comune, i servizi sociali non lo conoscono. Mi metterò in contatto con loro. Possono trovargli posto in una comunità, aiutarlo a prendersi cura di sè, a ritrovare qualcosa della sua dignità. La prima cosa da fare, il primo passo, è molto semplice, concreto: qualcuno che gli mostri dove fare la doccia e gli porti degli abiti puliti. Sorride. “Ce n’è bisogno, eh? Con tutto quello che avranno da fare.” È docile. Prima di uscire, mi parla del porto di Livorno. Ci facevano un’ottima zuppa di pesce.</span></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/pioggiablu.wordpress.com/2943/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/pioggiablu.wordpress.com/2943/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pioggiablu.wordpress.com&#038;blog=6494989&#038;post=2943&#038;subd=pioggiablu&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Vagamente endorfinica</title>
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		<pubDate>Sun, 12 May 2013 19:40:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>arte64</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; &#160; &#160; Sono una persona molto poco atletica &#8211; la mia pigrizia é proverbiale, anzi leggendaria. Ho sempre preferito attività sedentarie, in primis leggere, all&#8217;attività fisica. Forse anche perchè sono stata allevata più o meno dai nonni, come un vaso di porcellana Ming: non sudare, non cadere, non infrangerti, non farti male. Sono il [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pioggiablu.wordpress.com&#038;blog=6494989&#038;post=2938&#038;subd=pioggiablu&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><img class="aligncenter" alt="" src="http://static.forskning.no/00/27/52/89/Performance_Step_Interval_2_None.full.jpg" width="402" height="269" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#000000;">Sono una persona molto poco atletica &#8211; la mia pigrizia é proverbiale, anzi leggendaria.</span></p>
<p><span style="color:#000000;">Ho sempre preferito attività sedentarie, in primis leggere, all&#8217;attività fisica. Forse anche perchè sono stata allevata più o meno dai nonni, come un vaso di porcellana Ming: non sudare, non cadere, non infrangerti, non farti male. Sono il tipo che a scuola cercava di sgamare le ore di ginnastica accusando malori, che poi ha sempre adorato gli ascensori, le scale mobili, tutto ciò che permette insomma di arrivare dove si deve arrivare col minor sforzo possibile. Non ho mai fatto sport, ad eccezione dell&#8217;equitazione: uno sport dove si sta seduti, e dove la perizia consiste appunto nel far fare a qualcun altro (il cavallo) quello che deve fare. Anche in questo frangente, del resto, riuscivo solo a trasmettere la mia pigrizia al quadrupede, che è comunque, di norma, pigro di suo. Scarso sforzo, scarso successo. Ma mi stavano bene gli stivali.</span></p>
<p><span style="color:#000000;">A quarant&#8217;anni, poi, ho scoperto la palestra.</span></p>
<p><span style="color:#000000;">Inizialmente ci andavo con una collega: sembravamo due dinosauri asmatici. Coordinazione, zero. Fiato, men che meno. Polso a duemila dopo due minuti di spinning. Difficoltà enormi nel sollevare un peso da cinque chili. La collega si è arresa. In me invece è scattato qualcosa: dopo la sofferenza delle prime volte, è subentrato con straordinaria rapidità il &#8220;trip&#8221; da endorfine: e se ne può diventare dipendenti, anche se non l&#8217;avrei mai creduto. Ho dovuto superare lo scoglio del &#8221;fiatone&#8221; &#8211; qualcosa, nel mio immaginario di iperprotetta,  di potenzialmente pericolosissimo. Tuttora devo combattere con una voce interna che, verso il quarto minuto al massimo delle pulsazioni, mi intima di fermarmi perchè sto per morire. Solo che, adesso, io so che non sto affatto per morire, che non solo sopravviverò per almeno altri 40 minuti, ma che lo rifarò, almeno tre volte la settimana, e che mi farà molto bene.</span></p>
<p><span style="color:#000000;">Se io smetto di andare in palestra regolarmente, anche per poco, immediatamente compaiono il mal di schiena, il mal di nuca, le tensioni muscolari, il mal di testa. Non solo: ma se io un giorno non mi sento in forma, se ho voglia di stendermi sul divano e invece mi costringo ad andare in palestra, ne esco dopo un&#8217;ora completamente &#8220;guarita&#8221; e di umore incomparabilmente migliorato. Il problema è solo superare quella soglia: uscire di casa, andarci &#8211; il resto viene da sé.</span></p>
<p><span style="color:#000000;">Ora, non è che io sia diventata atletica. Tutt&#8217;altro. Non ne ho il fisico, la natura, la costituzione. Ho bisogno di un istruttore cattivo che mi urli di non smettere, di fare ancora una serie, ho bisogno del gruppo, della musica, del non poter mollare davanti a tutti. Da sola non posso allenarmi: sarei troppo indulgente. Tre ore di palestra la settimana non bastano comunque a diventare atletici. Avrò sempre le mie ciccette, sarò sempre un tipo da divano, da caffè, da tavolata. Sono ancora pigra, e golosa. Però, l&#8217;attività fisica mi ha fatto e mi fa dei regali: a quasi cinquant&#8217;anni, son soddisfazioni:</span></p>
<p><span style="color:#000000;">Riuscire a scattare di corsa, in salita, per non perdere l&#8217;autobus, lasciando indietro ragazze che hanno la metà dei miei anni</span></p>
<p><span style="color:#000000;">Fare sei piani di scale rapidamente senza fiatone</span></p>
<p><span style="color:#000000;">Frenare la perdita di massa muscolare, che dopo i quaranta è continua e inesorabile (per dire: non farsi venire le &#8220;ali da pipistrello&#8221; )</span></p>
<p><span style="color:#000000;">Sentirsi in una forma infinitamente migliore di dieci anni fa</span></p>
<p><span style="color:#000000;">Non avere mal di schiena, mal di spalle, dolori articolari, torcicollo. Non soffrire di ipertensione.</span></p>
<p><span style="color:#000000;">Poter mangiare sostanzialmente quello che mi pare senza esorbitare (in realtà, questo per me è il motivo principale per cui faccio attività fisica: la gola) &#8211; eppure controllare l&#8217;appetito</span></p>
<p><span style="color:#000000;">Stare bene nel mio corpo: un corpo che funziona, che fa tutto quello che gli dico di fare, che è affidabile</span></p>
<p><span style="color:#000000;">Poter &#8220;buttare fuori&#8221; con una bella sudata le tensioni, le ansie, essere corpo, movimento, forza.</span></p>
<p><span style="color:#000000;">Non è poco. E poi, appunto, ci sono le endorfine: la sensazione che si prova dopo un&#8217;ora di allenamento duro, quando si è fatto la doccia e finalmente si recuperano gli zuccheri con qualcosa di buono, può vagamente ricordare, credeteci o no, le sensazioni di appagamento che si provano in altri frangenti.  Vagamente. Piacevole. Runner&#8217;s high.</span></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/pioggiablu.wordpress.com/2938/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/pioggiablu.wordpress.com/2938/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pioggiablu.wordpress.com&#038;blog=6494989&#038;post=2938&#038;subd=pioggiablu&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Perchè lì?</title>
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		<pubDate>Wed, 08 May 2013 08:53:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>arte64</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;umanità si divide in due: quelli che leggono in bagno e quelli che no. Dirò subito che io appartengo alla seconda categoria: per me, il bagno è un luogo di passaggio, nel quale indugio il minimo necessario. Ci vado quando ne avverto la necessità, faccio quello che devo fare, lascio la stanza.  Per gli appartenenti alla [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pioggiablu.wordpress.com&#038;blog=6494989&#038;post=2934&#038;subd=pioggiablu&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color:#000000;">L&#8217;umanità si divide in due: quelli che leggono in bagno e quelli che no.</span></p>
<p><span style="color:#000000;">Dirò subito che io appartengo alla seconda categoria: per me, il bagno è un luogo di passaggio, nel quale indugio il minimo necessario. Ci vado quando ne avverto la necessità, faccio quello che devo fare, lascio la stanza. </span></p>
<p><span style="color:#000000;">Per gli appartenenti alla prima categoria, invece, andare in bagno fa parte di un cerimoniale. Passano ore della loro vita lì, seduti, a leggere di tutto: giornali, riviste, romanzi, trattati. C&#8217;è persino chi legge cataloghi di giardinaggio, o dell&#8217;Ikea. C&#8217;è chi, tra le nuove generazioni, ci va con l&#8217;ipad. Fenomeno che, a quanto ho capito, non è sfuggito <a href="http://www.designplaza.it/viewdoc.asp?co_id=1418">agli architetti. </a></span></p>
<p><span style="color:#000000;">Io mi considero in generale una persona molto tollerante. Devo dire però che ho molte difficoltà a capire questa cosa: se uno deve leggere, perchè non farlo in una comoda poltrona, in un bel giardino o seduti alla propria scrivania? Perchè in bagno? Qual è il nesso tra la lettura e la funzione corporale? Altro elemento: senza soffermarmi troppo sulle mie tendenze al disturbo ossessivo complusivo sulla pulizia, devo dire che non prenderei in prestito un libro che è stato letto in bagno. E questo è uno dei motivi per cui non prendo in prestito i libri della biblioteca: perchè l&#8217;umanità, appunto, si divide in due. E io, probabilmente, sono malata. </span></p>
<p><span style="color:#000000;">Quelli che &#8220;vivono&#8221; in bagno, però, non stanno molto meglio di me: sono, loro, compulsivamente e ossessivamente legati al proprio bagno di casa, che è per loro come un utero. Ogni altro bagno che sono costretti ad usare deve rispondere a precisi requisiti, tra i quali l&#8217;insonorizzazione, la porta blindata, e naturalmente un&#8217;illuminazione sufficiente alla lettura di interi tomi. </span></p>
<p><span style="color:#000000;">Per me, invece, quello che più conta è la pulizia. Anche se, devo ammetterlo, alcuni bagni che mi sono trovata a frequentare hanno rappresentato, per altri diversi motivi, un problema a volte notevole: </span></p>
<p><span style="color:#000000;">il bagno di un albergo in Florida, che aveva una &#8220;mezza porta&#8221;  a mezz&#8217;aria tipo saloon, nonchè un&#8217;apertura a mò di finestra che dava direttamente in camera, che dividevo con altri</span></p>
<p><span style="color:#000000;">il bagno di un appartamento in una città storica italiana, nel quale la porta non si chiudeva, e la tazza era a due centimetri dalla finestra, che a sua volta era a due centimetri dalla finestra della cucina</span></p>
<p><span style="color:#000000;">il bagno di un tempio buddista in Tailandia, del quale preferisco non parlare</span></p>
<p><span style="color:#000000;">i bagni automatici in generale, quelli dove ti prende l&#8217;angoscia immotivata che la porta scorrevole possa aprirsi in qualsiasi momento</span></p>
<p><span style="color:#000000;">il bagno di un albergo in un&#8217;altra città d&#8217;arte, con una porta specchio nella quale uno, volendo ma soprattutto non volendo,  poteva ammirarsi lì seduto</span></p>
<p><span style="color:#000000;">il bagno di qualsiasi baita norvegese tradizionale, con la seggetta a panca, senza acqua corrente ma col secchio della sabbia e la paletta</span></p>
<p><span style="color:#000000;">Quest&#8217;ultimo, mi si dice, luogo smodatamente amato dai norvegesi in ferie, che, al lume di candela perchè naturalmente non c&#8217;è elettricità,  vi leggono quotidiani, vi fanno cruciverba, oppure meditano, nel silenzio delle montagne.  Sic transit gloria mundi.</span></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/pioggiablu.wordpress.com/2934/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/pioggiablu.wordpress.com/2934/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pioggiablu.wordpress.com&#038;blog=6494989&#038;post=2934&#038;subd=pioggiablu&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Contatto</title>
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		<pubDate>Fri, 03 May 2013 18:21:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>arte64</dc:creator>
				<category><![CDATA[i grandissimi]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; &#160; La preghiera è più intima del sesso. &#160; (Etty Hillesum)<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pioggiablu.wordpress.com&#038;blog=6494989&#038;post=2932&#038;subd=pioggiablu&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" alt="" src="http://i482.photobucket.com/albums/rr182/rosesbleu/EttyHillesum1940.jpg" width="298" height="391" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p><span style="color:#000000;">La preghiera è più intima del sesso.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#000000;">(Etty Hillesum)</span></p></blockquote>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/pioggiablu.wordpress.com/2932/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/pioggiablu.wordpress.com/2932/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pioggiablu.wordpress.com&#038;blog=6494989&#038;post=2932&#038;subd=pioggiablu&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Teres atque rotundus</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Apr 2013 14:41:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>arte64</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mi ci sono voluti quasi cinquant&#8217;anni per imparare a volergli bene. La nostra convivenza é stata sempre problematica. Da che mi ricordo, mi sono vergognata di lui, e ho invidiato quello di quasi tutte le altre. Quattordicenne, ho cercato di costringerlo in un bikini che ne copriva la metà. Mi sono messa a dieta ripetutamente, [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pioggiablu.wordpress.com&#038;blog=6494989&#038;post=2923&#038;subd=pioggiablu&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://pioggiablu.files.wordpress.com/2013/04/dbyae.png"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2924" alt="dbyae" src="http://pioggiablu.files.wordpress.com/2013/04/dbyae.png?w=300&#038;h=168" width="300" height="168" /></a></p>
<p><span style="color:#000000;">Mi ci sono voluti quasi cinquant&#8217;anni per imparare a volergli bene.</span></p>
<p><span style="color:#000000;">La nostra convivenza é stata sempre problematica. Da che mi ricordo, mi sono vergognata di lui, e ho invidiato quello di quasi tutte le altre. Quattordicenne, ho cercato di costringerlo in un bikini che ne copriva la metà. Mi sono messa a dieta ripetutamente, recidivamente &#8211; i chili se ne andavano e lui restava lì imperterrito, totalmente immutato nella mia percezione. Ho cercato di strizzarlo in jeans troppo piccoli per me, di nasconderlo sotto noiosissime gonne scozzesi, abiti a vita alta, vestitoni indiani. Ma lui era lì, presente, a ridere di me, pronto a mostrarsi sfacciato nei momenti di sconforto: nello specchio del bagno, nell&#8217;immagine riflessa di un camerino di prova, soprattutto nell&#8217;incessante confronto con quelli altrui.  In certe situazioni, ho fatto acrobazie degne di Bridget Jones per rivestirmi senza mostrarlo. Mi sono avvolta in lenzuola, asciugamani, ho camminato all&#8217;indietro, ho fatto cose assurde e ridicole.</span></p>
<p><span style="color:#000000;">E lui era lì, sempre. Indistruttibile, florido e sardonico.</span></p>
<p><span style="color:#000000;">Ero convinta di piacere <em>nonostante</em> lui. Lui era un difetto di cui tacere &#8211; ed ero grata a chi ne taceva. Gli apprezzamenti che qualcuno, certo in buona fede, azzardava, mi scivolavano addosso, e li accoglievo con un silenzio imbarazzato e la voglia di sparire. Questo, per quasi mezzo secolo.</span></p>
<p><span style="color:#000000;">Per la rivelazione c&#8217;è voluto un pomeriggio d&#8217;inverno, in una camera fredda, io in piedi davanti a una finestra che mi affannavo a chiudere mentre qualcuno mi guardava da un letto disfatto. Mi bruciava il terreno sotto i piedi, volevo tornare a coprirmi, volevo nasconderlo. Invece mi sono voltata, sono rimasta ferma e ho incontrato quello sguardo. Non ci sono volute parole &#8211; ho capito quello che non avevo capito mai.</span></p>
<p><span style="color:#000000;">Da allora ho imparato a volergli bene. Non sfuggo più la sua immagine. Ne accetto le forme non a norma, gli strabordi, la curva e la voluta. È il mio, io sono questa. Sono anche questa, e lui mi appartiene, perchè io mi appartengo. La sua grazia non gli è data da quello sguardo, ma da ciò che quello sguardo ha aperto in me: qualcosa che non ha nulla a che vedere col mio fondoschiena, ma col mio essere. Ci sono molte vie per giungere a un&#8217;anima.</span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="text-decoration:underline;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=FxDclkORgI0"><span style="color:#000000;text-decoration:underline;">Vecchioni</span></a>,</span> quanto l&#8217;ho detestato, forse aveva ragione.</span></p>
<p><span style="color:#000000;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=FxDclkORgI0"><span style="color:#000000;"> </span></a></span></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/pioggiablu.wordpress.com/2923/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/pioggiablu.wordpress.com/2923/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pioggiablu.wordpress.com&#038;blog=6494989&#038;post=2923&#038;subd=pioggiablu&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Non è il mio primo inverno</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Apr 2013 18:29:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>arte64</dc:creator>
				<category><![CDATA[i grandissimi]]></category>
		<category><![CDATA[incontri quotidiani]]></category>
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		<description><![CDATA[Karin ha un anno meno di me e non si chiama Karin. Mi stupisco delle sue risate: le faccio un prelievo e ride, le chiedo se le va un caffè e ride, le dico di accomodarsi e ride. Ma non c&#8217;è molto da ridere &#8211; perchè ha un tumore al polmone con metastasi pleuriche, il [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pioggiablu.wordpress.com&#038;blog=6494989&#038;post=2917&#038;subd=pioggiablu&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color:#000000;">Karin ha un anno meno di me e non si chiama Karin.</span></p>
<p><span style="color:#000000;">Mi stupisco delle sue risate: le faccio un prelievo e ride, le chiedo se le va un caffè e ride, le dico di accomodarsi e ride. Ma non c&#8217;è molto da ridere &#8211; perchè ha un tumore al polmone con metastasi pleuriche, il fiato molto corto e pochi mesi di vita. Però lei ride, un riso incongruo, eccessivo. Deve riempire dei questionari. Lo fa coscienziosamente, incrociando le caviglie come una scolaretta sotto il banco. Ha una scrittura da bambina. Discutiamo la sua funzione fisica: riesci a fare una passeggiata veloce? No. Trovi difficoltà a fare una rampa di scale? Molta, discreta, poca, nessuna? Le croci che lei fa sul foglio stanno diventando un piccolo cimitero. Riesci a fare i lavori di casa? La mano con la penna esita, si ferma. Sempre meno, ci riesco sempre meno.</span></p>
<p><span style="color:#000000;">La storia di Karin è quella di una donna piccola ma forte. Quattro figli, un marito che l&#8217;ha lasciata dieci anni fa, con la più piccola che ne aveva sei, un lavoro mal pagato di cassiera. Poi, due anni fa, il cancro, l&#8217;operazione, la recidiva. L&#8217;incapacità dei figli di realizzare che la madre è gravemente malata, che non guarirà. Il ragazzo più grande che trova la situazione &#8220;deprimente&#8221; e torna a casa solo per dormire, l&#8217;altra figlia che teme che Karin non possa più aiutarla col suo bambino. La casa diventa la sua prigione solitaria, le lunghe giornate in cerca di respiro.</span></p>
<p><span style="color:#000000;">Karin ora ha smesso di ridere &#8211; Karin ora piange. Mi parla della figlia più piccola, di sedici anni: l&#8217;unica che ha capito, l&#8217;unica che l&#8217;aiuta. Karin si preoccupa che dopo la sua morte la ragazza debba andare a vivere col padre, che non vede da dieci anni. Le dò il numero di un&#8217;assistente sociale, le dico di non preoccuparsi &#8211; i servizi sociali rispetteranno la volontà della figlia. Mi dice che c&#8217;è un&#8217;insegnante che si occupa di lei: la segue, la fa parlare, l&#8217;accompagna dal medico, ai colloqui con l&#8217;assistente sanitaria della scuola. La ragazza si confida, si affida.</span></p>
<p><span style="color:#000000;">Penso a quest&#8217;insegnante. Non so se sia giovane o anziana, non so che materia insegni. So che fa qualcosa di gratuito per un altro essere umano, che quello che fa ha un grande significato. Mi chiedo perchè lo fa. Penso al figlio maggiore, al suo tentativo di fuggire dal dolore lasciando sola la madre. Mi chiedo come avrà fatto questa piccola donna ad allevare da sola quattro figli con un solo stipendio. Penso e vedo tante cose, mentre le offro un fazzoletto di carta: la sua borsetta di plastica, i suoi occhiali, il caso e il destino, la volontà di vivere e la coscienza di morire.</span></p>
<p><span style="color:#000000;">Karin si asciuga gli occhi. &#8220;Devi essere una donna molto forte&#8221;, le dico. Lei mi risponde con un modo di dire norvegese: &#8220;Non è il mio primo inverno&#8221;. Poi riprende la penna in mano: è pronta a continuare.</span></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/pioggiablu.wordpress.com/2917/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/pioggiablu.wordpress.com/2917/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pioggiablu.wordpress.com&#038;blog=6494989&#038;post=2917&#038;subd=pioggiablu&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Il segnale</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Apr 2013 08:03:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>arte64</dc:creator>
				<category><![CDATA[incontri quotidiani]]></category>

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		<description><![CDATA[Lunedì mattina, le 7.45, ho dormito male, tira vento. Salgo sull&#8217;autobus che mi porta al lavoro. Faccio passare la card dal sensore posizionato accanto all&#8217;autista: non funziona. Riprovo. Sul display appare: importo insufficiente. Ma io ho  &#8220;riempito&#8221; la card con duecento euro due giorni fa, utilizzando il sito dell&#8217;azienda trasporti, dove dice &#8220;dal giorno successivo al versamento la [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pioggiablu.wordpress.com&#038;blog=6494989&#038;post=2913&#038;subd=pioggiablu&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color:#000000;">Lunedì mattina, le 7.45, ho dormito male, tira vento. </span></p>
<p><span style="color:#000000;">Salgo sull&#8217;autobus che mi porta al lavoro. Faccio passare la card dal sensore posizionato accanto all&#8217;autista: non funziona. Riprovo. Sul display appare: importo insufficiente. Ma io ho  &#8220;riempito&#8221; la card con duecento euro due giorni fa, utilizzando il sito dell&#8217;azienda trasporti, dove dice &#8220;dal giorno successivo al versamento la card sarà operativa&#8221;. Come no.</span></p>
<p><span style="color:#000000;">L&#8217;autista mi guarda placido: &#8220;Non ci sono soldi&#8221;. &#8220;Sì che ci sono&#8221; gli abbaio io di ritorno &#8220;L&#8217;ho appena ricaricata con 1500 corone&#8221;. Provo freneticamente a ripassarla dal sensore, stesso piip desolato: rifiutata. L&#8217;autista replica &#8220;Sì, dicono che sarà operativa dal giorno dopo, ma poi non è vero. Ci vogliono almeno tre giorni.&#8221; Io naturalmente non ho contanti. Mi pare che tutti mi guardino. &#8221;Vuol dire che pagherò con un sms&#8221;. Per pagare il biglietto devo mandare un sms al numero dell&#8217;azienda, e aspettare la conferma del pagamento che arriverà dopo qualche secondo. L&#8217;autista mi guarda, poi fa ripartire l&#8217;autobus. Noto che sorride. &#8221;Fai pure con calma. Non ti arrabbiare.&#8221; &#8220;Non sono arrabbiata. Non sono per niente arrabbiata. Sono&#8230; irritata.&#8221; &#8220;Ecco, irritata.&#8221; Il sorriso si allarga. &#8220;Ma non essere irritata con me&#8221;  &#8221;Ma no, non ce l&#8217;ho con te. Ce l&#8217;ho con questo coso che non funziona!&#8221; Ora ride. È uno dell&#8217;ovest, ha la &#8220;erre&#8221; moscia. È un signore attempato, calvo e un po&#8217; grigio, con la camicia ben stirata da mani premurose, e mi sento una stupida. Cerco di tenermi in equilibrio ad una curva, mentre sento che mi vibra in mano l&#8217;sms di conferma: pagamento registrato. &#8220;Non sono irritata con te &#8211; gli ripeto, e ora sorrido &#8211; anzi se non stessi guidando ti meriteresti un abbraccio. Buona giornata!&#8221; Lo sento ridere mentre vado a sedermi.</span></p>
<p><span style="color:#000000;">Mi siedo e penso: &#8220;Ce ne fossero di persone così.&#8221; Infilo il cellulare in borsa. Ce ne sono: sta a noi lasciare che ci trovino. Il segnale per riconoscerle è un sorriso.</span></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/pioggiablu.wordpress.com/2913/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/pioggiablu.wordpress.com/2913/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pioggiablu.wordpress.com&#038;blog=6494989&#038;post=2913&#038;subd=pioggiablu&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Come Tommaso</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Apr 2013 15:22:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>arte64</dc:creator>
				<category><![CDATA[pensieri folli e dolci]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; &#160; L&#8217;inatteso é qualcosa il cui accadere ci stupisce. Ma noi abbiamo disimparato a stupirci. Da bambini, avevamo quello che Elèmire Zolla chiamava &#8220;lo stupore infantile per il mondo&#8221; &#8211; la conoscenza senza dualità. Un gioco di luce era un universo colmo di stupore, e l&#8217;inatteso poteva presentarsi in ogni momento, e quindi tutto [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pioggiablu.wordpress.com&#038;blog=6494989&#038;post=2907&#038;subd=pioggiablu&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://pioggiablu.files.wordpress.com/2013/04/img_3702.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2908" alt="IMG_3702" src="http://pioggiablu.files.wordpress.com/2013/04/img_3702.jpg?w=225&#038;h=300" width="225" height="300" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#000000;">L&#8217;inatteso é qualcosa il cui accadere ci stupisce.</span></p>
<p><span style="color:#000000;">Ma noi abbiamo disimparato a stupirci. Da bambini, avevamo quello che Elèmire Zolla chiamava &#8220;lo stupore infantile per il mondo&#8221; &#8211; la conoscenza senza dualità. Un gioco di luce era un universo colmo di stupore, e l&#8217;inatteso poteva presentarsi in ogni momento, e quindi tutto era inatteso, e nulla lo era.</span></p>
<p><span style="color:#000000;">Crescendo, abbiamo imparato ad aspettarci determinate cose: che un treno arrivi, che una gravidanza duri nove mesi, che un matrimonio duri per sempre, che un dolore passi. Quando questo non si verifica, non ci stupiamo che un poco, sempre meno. Lo spazio dell&#8217;inatteso si riduce progressivamente, e ne sopravvive solo l&#8217;ombra vuota, ovvero il contrattempo, l&#8217;incidente, la disgrazia.</span></p>
<p><span style="color:#000000;">Anche il desiderio di assoluto finisce per atrofizzarsi &#8211; si disimpara a desiderare. Eppure, in alcuni di noi, sopravvive latente un&#8217;attesa, un desiderio. L&#8217;attesa è infatti il lavoro del desiderio, che a volte è nascosto come il lavorìo del tarlo. Non attendiamo più, come i monaci medievali, per tutta la notte la luce dell&#8217;alba con le braccia levate al cielo &#8211; noi desideriamo invece intimamente, sotto la coltre della disillusione, attendiamo di nascosto a noi stessi, dimenticandoci di farlo. E improvvisamente, l&#8217;inatteso accade. È un incontro.</span></p>
<p><span style="color:#000000;">Lo incontriamo nell&#8217;evidente mistero di uno sguardo, e come Tommaso l&#8217;apostolo, detto Dìdimo, che vuol dire Gemello, come lui divisi tra fede e dubbio, infiliamo il dito nella piaga e tocchiamo con mano &#8211; allora, noi crediamo. Lasciamo il vuoto rassicurante che non attende più nulla. Qualcosa allora ci investe e ci attira in un vortice dove inseguiamo chi ci insegue, quello che non sapevamo più esistere, secondo una logica che non è logica ma mistero e stupore. E mentre tutto ci inviterebbe a lasciar perdere noi invece ci abbandoniamo alla luce, ci bruciamo. Arditamente, ardiamo.</span></p>
<p><span style="color:#000000;">E così torniamo a stupirci: dei giochi di luce, del sapore di un corpo, della potenza di un battito, della forza tenace di una parola che ci scava dentro come una goccia e ci disseta come una sorgente. L&#8217;altro, che ci è apparso non cercato, nell&#8217;unico momento giusto e quindi nell&#8217;assolutamente sbagliato, si rivela la nostra forma, il nostro compimento. Colui che ci svuota e ci riempie di sé. Ora che lo abbiamo trovato, possiamo attenderlo. Perché, si è detto, l&#8217;attesa è il lavoro del desiderio, e il desiderio è attesa inesauribile.</span></p>
<p><span style="color:#000000;">La contraddizione si fa lucente. Abitiamo la nostra doppiezza, abdichiamo alla pace e ci spingiamo sul ghiaccio sottile in sempre nuove danze, stupendamente nuovi.</span></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/pioggiablu.wordpress.com/2907/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/pioggiablu.wordpress.com/2907/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pioggiablu.wordpress.com&#038;blog=6494989&#038;post=2907&#038;subd=pioggiablu&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Amati e non compresi</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Apr 2013 12:01:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>arte64</dc:creator>
				<category><![CDATA[i grandissimi]]></category>
		<category><![CDATA[meraviglie]]></category>

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		<description><![CDATA[Donna Valentina parlava poco, guidata dal sicuro istinto di coloro che si sentono amati senza sentirsi compresi. Custodiva in un cofanetto una collezione di pietre dure intagliate greche di cui molte erano decorate con nudi. A volte saliva i due gradini che conducevano al profondo vano delle finestre per esporre la trasparenza delle sardoniche agli [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pioggiablu.wordpress.com&#038;blog=6494989&#038;post=2898&#038;subd=pioggiablu&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><img class="aligncenter" alt="" src="http://pioggiablu.files.wordpress.com/2013/04/image_078.jpg?w=225&#038;h=300" width="225" height="300" /></p>
<p><span style="color:#000000;">Donna Valentina parlava poco, guidata dal sicuro istinto di coloro che si sentono amati senza sentirsi compresi. Custodiva in un cofanetto una collezione di pietre dure intagliate greche di cui molte erano decorate con nudi. A volte saliva i due gradini che conducevano al profondo vano delle finestre per esporre la trasparenza delle sardoniche agli ultimi raggi del sole e, avvolta dall&#8217;oro obliquo del crepuscolo, lei stessa appariva diafana come le sue gemme. </span></p>
<p><span style="color:#000000;">Anna abbassava gli occhi, con quel pudore che nelle fanciulle devote si accentua ancor più col sopraggiungere dell&#8217;adolescenza. Donna Valentina diceva, col suo vago sorriso: &#8220;Tutto ciò che è bello si illumina di Dio&#8221;.</span></p>
<p><span style="color:#000000;">Con loro parlava in toscano, loro rispondevano in spagnolo. </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#000000;">Maurguerite Yourcenar, </span></p>
<p><span style="color:#000000;">da &#8220;Anna, soror&#8230;&#8221;</span></p></blockquote>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/pioggiablu.wordpress.com/2898/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/pioggiablu.wordpress.com/2898/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pioggiablu.wordpress.com&#038;blog=6494989&#038;post=2898&#038;subd=pioggiablu&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>La venditrice di giornali</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Apr 2013 13:39:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>arte64</dc:creator>
				<category><![CDATA[incontri quotidiani]]></category>

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		<description><![CDATA[Ogni sabato e domenica mattina, mia figlia di tredici anni va di porta in porta per il vicinato a vendere giornali. È un tipo di lavoretto diffusissimo tra i ragazzini, che le frutta la non disprezzabile sommetta di circa cento euro al mese. La continuità e la stabilità del venditore sono essenziali per costruirsi una [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pioggiablu.wordpress.com&#038;blog=6494989&#038;post=2892&#038;subd=pioggiablu&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color:#000000;">Ogni sabato e domenica mattina, mia figlia di tredici anni va di porta in porta per il vicinato a vendere giornali. È un tipo di lavoretto diffusissimo tra i ragazzini, che le frutta la non disprezzabile sommetta di circa cento euro al mese. La continuità e la stabilità del venditore sono essenziali per costruirsi una fedele clientela, e si sa che il cliente viene prima di tutto. Per questo io, ieri e oggi, ho sostituito nel giro mia figlia che era in campagna da un&#8217;amica.</span></p>
<p><span style="color:#000000;">In realtà, non era affatto per questo &#8211; in realtà io segretamente sognavo di farlo, di avere un pretesto per suonare i campanelli e sbirciare nelle vite della gente. Quelli che incontro sull&#8217;autobus o nei negozi del quartiere: dove abitano? Come vivono? Che animali domestici hanno, che fiori coltivano? Che odore ha la loro casa?</span></p>
<p><span style="color:#000000;">Con lo zaino dei giornali in spalla, sono partita alla scoperta del quartiere.</span></p>
<p><span style="color:#000000;">La prima cosa che ho scoperto è che la gente sorride. Credo di aver suonato almeno a una cinquantina di porte, in due giorni quindi un centinaio, e i non sorridenti saranno stati al massimo una decina in tutto. I più aprivano la porta già sorridendo, quasi tutti rispondevano al mio sorriso. Ogni giorno avevo quindici giornali da vendere, e per venderli ci ho messo un&#8217;ora e mezzo &#8211; il che significa che circa uno su tre comprava. Ma chi non comprava rifiutava gentilmente, quasi scusandosi.</span></p>
<p><span style="color:#000000;">Alcuni lasciavano la porta aperta e si allontanavano nei meandri della casa per cercare gli spiccioli. Ho avuto anche l&#8217;inedita esperienza di ricevere mance, anche generose, &#8220;perchè sei venuta fin qui&#8221;. Ho persino capito dove abita quel signore impettito che mi fa un cenno del capo ogni mattina alla fermata dell&#8217;autobus.</span></p>
<p><span style="color:#000000;">Se non fossi andata, mi sarei persa:</span></p>
<p><span style="color:#000000;">l&#8217;uomo gentile che con la destra tiene fermo per il collare un pastore tedesco pronto a sbranarmi mentre con la sinistra mi porge gli spiccioli</span></p>
<p><span style="color:#000000;">le monete calde dalle mani di bambini lentigginosi</span></p>
<p><span style="color:#000000;">la donna appena alzata che ha i capelli come me quando mi alzo</span></p>
<p><span style="color:#000000;">il tipo coi baffi bianchi che mi chiede se torno anche domani</span></p>
<p><span style="color:#000000;">la bambina vestita di rosa che gioca da sola nella casa dove ancora tutti dormono</span></p>
<p><span style="color:#000000;">il gatto socievole che mi accoglie con grandi miagolii di approvazione perchè spera di rientrare</span></p>
<p><span style="color:#000000;">i giardinetti ben curati</span></p>
<p><span style="color:#000000;">i cortiletti pieni di rottami</span></p>
<p><span style="color:#000000;">i doppi garage e le selve di sci pronti per l&#8217;uso</span></p>
<p><span style="color:#000000;">i pigiami che indossa la gente</span></p>
<p><span style="color:#000000;">il vecchietto nella casa grande e malmessa che cerca con fatica i soldi perchè gli tremano le mani</span></p>
<p><span style="color:#000000;">l&#8217;uomo solo coi tre bambini urlanti che vanno in triciclo nel soggiorno &#8211; e lui calmissimo</span></p>
<p><span style="color:#000000;">nonna e nipotina che fanno i biscotti</span></p>
<p><span style="color:#000000;">vari tipi di nanetti da giardino</span></p>
<p><span style="color:#000000;">la signora con movimenti da sclerosi multipla che vorrebbe conversare</span></p>
<p><span style="color:#000000;">il vietnamita sospettoso</span></p>
<p><span style="color:#000000;">diversi cagnolini che mi annusano inquietanti le caviglie</span></p>
<p><span style="color:#000000;">gli appartamenti dove vivono i giovani maschi: posacenere pieno sulla veranda, bottiglie vuote e il resto della festa di ieri. A volte, nei loro ingressi, un paio di scarpe femminili dai tacchi molto alti.</span></p>
<p><span style="color:#000000;">Vita.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/pioggiablu.wordpress.com/2892/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/pioggiablu.wordpress.com/2892/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pioggiablu.wordpress.com&#038;blog=6494989&#038;post=2892&#038;subd=pioggiablu&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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