
Sono una persona molto poco atletica – la mia pigrizia é proverbiale, anzi leggendaria.
Ho sempre preferito attività sedentarie, in primis leggere, all’attività fisica. Forse anche perchè sono stata allevata più o meno dai nonni, come un vaso di porcellana Ming: non sudare, non cadere, non infrangerti, non farti male. Sono il tipo che a scuola cercava di sgamare le ore di ginnastica accusando malori, che poi ha sempre adorato gli ascensori, le scale mobili, tutto ciò che permette insomma di arrivare dove si deve arrivare col minor sforzo possibile. Non ho mai fatto sport, ad eccezione dell’equitazione: uno sport dove si sta seduti, e dove la perizia consiste appunto nel far fare a qualcun altro (il cavallo) quello che deve fare. Anche in questo frangente, del resto, riuscivo solo a trasmettere la mia pigrizia al quadrupede, che è comunque, di norma, pigro di suo. Scarso sforzo, scarso successo. Ma mi stavano bene gli stivali.
A quarant’anni, poi, ho scoperto la palestra.
Inizialmente ci andavo con una collega: sembravamo due dinosauri asmatici. Coordinazione, zero. Fiato, men che meno. Polso a duemila dopo due minuti di spinning. Difficoltà enormi nel sollevare un peso da cinque chili. La collega si è arresa. In me invece è scattato qualcosa: dopo la sofferenza delle prime volte, è subentrato con straordinaria rapidità il “trip” da endorfine: e se ne può diventare dipendenti, anche se non l’avrei mai creduto. Ho dovuto superare lo scoglio del ”fiatone” – qualcosa, nel mio immaginario di iperprotetta, di potenzialmente pericolosissimo. Tuttora devo combattere con una voce interna che, verso il quarto minuto al massimo delle pulsazioni, mi intima di fermarmi perchè sto per morire. Solo che, adesso, io so che non sto affatto per morire, che non solo sopravviverò per almeno altri 40 minuti, ma che lo rifarò, almeno tre volte la settimana, e che mi farà molto bene.
Se io smetto di andare in palestra regolarmente, anche per poco, immediatamente compaiono il mal di schiena, il mal di nuca, le tensioni muscolari, il mal di testa. Non solo: ma se io un giorno non mi sento in forma, se ho voglia di stendermi sul divano e invece mi costringo ad andare in palestra, ne esco dopo un’ora completamente “guarita” e di umore incomparabilmente migliorato. Il problema è solo superare quella soglia: uscire di casa, andarci – il resto viene da sé.
Ora, non è che io sia diventata atletica. Tutt’altro. Non ne ho il fisico, la natura, la costituzione. Ho bisogno di un istruttore cattivo che mi urli di non smettere, di fare ancora una serie, ho bisogno del gruppo, della musica, del non poter mollare davanti a tutti. Da sola non posso allenarmi: sarei troppo indulgente. Tre ore di palestra la settimana non bastano comunque a diventare atletici. Avrò sempre le mie ciccette, sarò sempre un tipo da divano, da caffè, da tavolata. Sono ancora pigra, e golosa. Però, l’attività fisica mi ha fatto e mi fa dei regali: a quasi cinquant’anni, son soddisfazioni:
Riuscire a scattare di corsa, in salita, per non perdere l’autobus, lasciando indietro ragazze che hanno la metà dei miei anni
Fare sei piani di scale rapidamente senza fiatone
Frenare la perdita di massa muscolare, che dopo i quaranta è continua e inesorabile (per dire: non farsi venire le “ali da pipistrello” )
Sentirsi in una forma infinitamente migliore di dieci anni fa
Non avere mal di schiena, mal di spalle, dolori articolari, torcicollo. Non soffrire di ipertensione.
Poter mangiare sostanzialmente quello che mi pare senza esorbitare (in realtà, questo per me è il motivo principale per cui faccio attività fisica: la gola) – eppure controllare l’appetito
Stare bene nel mio corpo: un corpo che funziona, che fa tutto quello che gli dico di fare, che è affidabile
Poter “buttare fuori” con una bella sudata le tensioni, le ansie, essere corpo, movimento, forza.
Non è poco. E poi, appunto, ci sono le endorfine: la sensazione che si prova dopo un’ora di allenamento duro, quando si è fatto la doccia e finalmente si recuperano gli zuccheri con qualcosa di buono, può vagamente ricordare, credeteci o no, le sensazioni di appagamento che si provano in altri frangenti. Vagamente. Piacevole. Runner’s high.










