Ogni famiglia, Natalia Ginzburg ci insegna, ha un suo lessico familiare. Sono frasi, parole, che emergono da una sorta di serbatoio comune in varie occasioni, e che per i non iniziati risultano del tutto incomprensibili. Un gergo, un codice, una sorta di appartenenza tribale. Usandole, si rievocano episodi di un tempo immemorabile, persone care scomparse, ma anche personaggi marginali, spesso casuali, immortalati solo da un aneddoto come in un’istantanea sbiadita, antichi vicini di casa, compagni di classe, di treno.
Se c’è una corda da tirare, qualcosa che oppone resistenza, una porta pesante, un peso da staccare, si dice: “Tira, Willi!” – in memoria di un circo, che sul finire degli anni 50 si accampò vicino a casa nostra, e di un bambino della carovana, dall’esotico nome di Willi, che aiutava a tirarne su il tendone.
Se c’è da sbrigarsi, magari fare una corsa, qualcuno inevitabilmente dirà: “Un posso corrì!” – infinito in –ire rimasto famoso, coniugato da un contadino anziano che descriveva a qualcuno i suoi problemi di cuore.
Se si ha ancora fame, pur avendo già mangiato molto, e ci si serve ancora una porzione, bisogna dire: “Me mangio questa panana, e come la va, la va”. Qui è importante usare un certo accento indefinibilmente centromeridionale – quello che usò l’originale, un paziente che divideva la camera d’ospedale con qualcuno, e che era stato appena operato allo stomaco (per la cronaca: mangiare quella banana NON fu una buona idea).
Se qualcuno ti mostra una bella borsa, o un portafoglio, che si è appena comprato, si dice: “L’è pelletta ma l’è pelle!” – citando mio nonno Carlo, che ammirava i sedili in plastica di una 1100 appena acquistata.
Se si ha bisogno urgente di andare in bagno, e magari è occupato, si dice: “Cappa pipì, cappa pipì!” – citando la sottoscritta, che in età immediatamente post pannolino era solita usare questa frase per ottenere massima attenzione e immediato aiuto dai presenti.
Sopravvive, in quella frase, qualcosa di me bambina. E forse anche i figli di mia figlia la insegneranno ai loro figli, in coda per un bagno futuribile, da qualche parte nella galassia.